È indubbio che non ci sia niente di più eccitante per un designer che toccare, sperimentare, creare nuovo materiale. Per una mente creativa infatti, i nuovi materiali possono costituire il traguardo di una lunga sperimentazione o lo stimolante inizio di un nuovo progetto.

È questo il caso di Maggie Orth, innovatrice riconosciuta nell’ambito dei tessuti elettronici e fondatrice della società International Fashion Machines. Il suo lavoro nel campo dei wearable computers, cominciato anni fa al MIT, è evoluto in maniera lenta ma progressiva verso la sperimentazione tessile. La necessità di vincere la difficile sfida di generare effetti inconsueti su abiti o su superfici soffici ha portato Maggie alla creazione di un nuovo tessuto elettronico (Electric Plaid), stampato con inchiostri termoreagenti, in grado di mutare colore in aree predefinite.

Le sue opere di arte tessile interattiva, Dynamic Double Weave e Leaping Lines, basate su questo nuovo materiale, hanno fatto il giro del mondo e hanno mostrato un’alternativa visione, dall’estetica altamente decorativa ed artigianale, del nostro concetto di tessuto tecnologico.

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Oggi il suo lavoro è giunto a una nuova svolta, questa volta commerciale. Infatti sono da poco in vendita sul suo sito i PomPom Dimmers, interruttori/variatori di luminosità che all’apparenza hanno ben poco a che spartire con i normali apparecchi presenti nelle nostre case: sono infatti colorate e soffici nappe che variano la luce reagendo alla carezza di una mano.

L’ingegnosa Maggie questa volta ha sfruttato un’altra caratteristica del suo tessuto elettronico, la conducibilità elettrica dei suoi fili, e ha dato vita ad un nuovo sensore (fuzzy sensor) che sostituisce il tradizionale interruttore e che introduce un’interazione più giocosa e morbida ma non per questo meno funzionale. Donne sedotte dalla tecnologia quindi ma non dall’estetica hi-tech, donne che sperimentano con nuovi materiali ma che non rinunciano alla bellezza e al calore dell’arte tessile tradizionale. Donne come Maggie Orth o come anche Rachel Wingfield .

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Rachel proviene da un’altra tradizione, quella delle grandi scuole londinesi della Royal Academy of Art e della Central Saint Martins School of Fashion and Textiles. La sua ricerca è concentrata sulla fusione di nuove tecnologie con la tradizionale arte del pattern design (disegno di motivi su stoffe) per la realizzazione di superfici reattive. I suoi risultati, ottenuti con la stampa di tecnologie electroluminescenti su stoffe, sono magici e incantevoli, e reinventano con un tocco decisamente moderno oggetti tradizionali come tappezzerie, tende Blumen) e tendine per finestre (Digital Dawn). Grazie al suo lavoro, improvvisamente l’interior design arricchisce il proprio vocabolario con nuove superfici interattive, che si trasformano in inaspettate fonti di luce, o in eleganti ambient display che monitorano il consumo di energia o i livelli di rumore in un ambiente.

La vecchia Inghilterra non smette comunque di stupirci e la sua favola più bella è quella che ci racconta la storia di Janet Stoyel, casalinga stanca di sfornare torte che a quarant’anni si inscrive al Royal College of Art, si reinventa textile designer e rivoluziona il mondo della moda “sfornando” nel giardino dietro casa tessuti futuristici, disegnati con processi che sfruttano il potenziale latente della tecnologia laser e di quella ad ultrasuoni. La sua ClothClinic taglia pizzi al laser (LaserLace) incide tessuti tridimensionali ad ultrasuoni (SonicCloth) per nomi quali Gucci, Donna Karan e Paul Smith. Non male per una not so old lady

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Intanto anche il mondo dell’industria prosegue la sua ricerca attraverso i canali della sperimentazione in laboratorio e giunge a nuovi risultati. Tra materiali a basso costo i LEDs sono stati a lungo e sono tuttora una delle tecnologie preferite nella sperimentazione di superfici reattive e nella creazione di abiti luminosi. Molti fra coloro che si sono occupati di tecnologie applicate alla moda e all’interior design hanno sognato l’agognato matrimonio tra tessuti e luce, tra stoffe e LEDs.

Ora il connubio è finalmente ufficiale. Philips Design ha pubblicamente annunciato questo settembre l’entrata in una nuova era nel settore del tessile con la creazione di un nuovo materiale: il tessuto fotonico (Photonic Textile). A dispetto del nome dalle reminescenze mazinghesche, il prototipo è reale ed è costituito da una matrice flessibile di LEDs multicolore integrata in un soffice tessuto. L’apparenza è quella di un display a bassa risoluzione che all’occorrenza può diventare interattivo con l’inclusione di sensori pressione, Bluetooth o GSM. Si prospettano ora nuove (inquietanti?) possibilità per innovativi sistemi di illuminazione, di visualizzazione e di comunicazione.

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Siamo a un passo da sedie intelligenti, divani sensibili, tappeti perspicaci e imbottiture pensanti, tentazioni inevitabili nel nostro panorama sperimentale futuro di pionieri di tecnologie diffuse e invisibili. Chissà che una di queste non sia già sotto l’albero di questo Natale 2005…


www.ifmachines.com/

www.ifmachines.com/products.html

www.ifmachines.com/design_dynamic.html

www.ifmachines.com/leapinglines.html

http://loop.ph/twiki/bin/view/Loop/RachelWingfield

www.clothclinic.com/

www.research.philips.com/newscenter/archive/2005/050902-phottext.html

mms://Ntstream2.ddns.ehv.campus.philips.com/efi/86090/Photonic.wmv

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