Il parametric o associative design si basa sull’uso di sistemi integrati di CAD/CAM (Computer-Aided Design/Computer-Aided Manufacturing) che permettono un dialogo diretto tra la macchina che modella e la macchina che fabbrica gli elementi costruttivi e di assemblaggio, generando un nuovo processo di ideazione/produzione. I tradizionali rapporti tra gli attori di questo processo cambiano: ogni progetto può essere pianificato in maniera iper-customizzata e le variabili che possono essere immesse aumentano esponenzialmente.

Di fatto, la vera innovazione che il parametric design porta con sé non sta nelle forme e nelle estetiche che gli vengono attribuite dal senso comune ma nel riassetto di volta in volta ricombinabile dei ruoli, delle relazioni, dei percorsi e del rapporto tra essere umano e strumenti tecnologici.

Una declinazione interessante quanto fresca del potenziale CREATIVO delle pratiche legate al parametric design è rappresentato dal gruppo LaN, Live architetture Network (Monika Wittig, Luis E. Fraguada, Shane Salisbury, CarloMaria Ciampoli, Aaron Willette). Si tratta di un network il cui cuore è costituito da giovani architetti per lo più americani e dell’Europa occidentale conosciutisi allo IaaC (Istituto di architettura avanzata della Catalogna).

LaN si occupa di svariate cose all’interno del calderone del parametric design: dalle performative installations, allo studio tridimensionale di organismi microscopici, a custom-user-interface per modelli urbani parametrici fino allo studio di modelli digitali di oggetti in grado di relazionarsi con fenomeni atmosferici, guidandoli. LaN non ha bisogno di una vera sede fisica: dirige workshop globali su digital design e digital fabrication in architettura, interfacciandosi con università e privati.

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Ho avuto modo di incontrare la prima volta uno di loro, Luis Fraguada, durante il Design Modelling Symposium 2009 svoltosi a Berlino e da allora seguo con interesse spostamenti ed evoluzioni del loro estesissimo network.

Il progetto LaN possiede diverse valenze innovative: le ricerche che portano avanti tramite i workshop si concretizzano via via grazie a una rete globale che agisce per portare un set di tecnologie avanzate alla portata degli studenti.

Il cemento di questo progetto sta, quindi, nella rete digitale in dotazione: LaN riconosce esplicitamente il valore del capitale sociale e di quanto prevalga su quello tecnico e culturale. Un luogo come lo IaaC, dove LaN nasce e si sviluppa, deve quindi essere interpretato non unicamente come un’istituto di formazione avanzata, ma come un polo di produzione e acquisizione di network globali, sostentamento base di ogni progetto.

Il progetto LaN si sviluppa biologicamente, la rete digitale ne è la nervatura. Il percorso progettuale viene sperimentato di volta in volta nei workshop permettendo di sfruttare ogni singola energia e direzione che uno studente o collaboratore desidera prendere. Il risultato è variegato e il percorso proteiforme. Tutto contribuisce a costruire la macchina globale LaN, tesa alla parametrizzazione dell’informale e delle forze invisibili che muovono il mondo.

Sabina Cuccibar: Raccontateci come funziona la piattaforma LaN, Live architetture Network. In che modo è stato concepito il progetto dall’inizio della sua attività e come vedete l’evoluzione di Lan nel tempo?

Luis E. Fraguada & Monika Wittig: Il progetto LaN nasce verso la fine del 2007 da una collaborazione tra noi due, Shane Salisbury e Mariano Aries-Diezdurante durante gli studi post-laurea in “Produzione Architettonica Digitale” all’interno dell’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna (IaaC) a Barcellona, diretto da Marta Malé-Alemany. Marta dirigeva un affascinante programma dove le strategie collaborative tra gli individui svolgevano un ruolo cruciale nello sviluppo ed esecuzione del nostro lavoro.

In questo senso, LaN aveva grandi ambizioni, sebbene all’inizio continuasse a mantenere una forma ancora troppo simile al concetto di “ufficio”. Ci volle diverso tempo per sviluppare la nostra versione di uno studio di architettura. Questo modello è in continua evoluzione ma il nostro obiettivo rimane quello di rendere i nostri progetti, le ricerche e le collaborazioni accessibili da tutti quanti vogliano esserne coinvolti.

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 Sabina Cuccibar:Uno degli aspetti più evidenti di LaN è la stretta connessione tra didattica e produzione. Quali ritieni siano i benefici maggiori dell’interrelazione tra queste due discipline? Pensate che sia una combinazione particolarmente necessaria in questo periodo storico?

Luis E. Fraguada & Monika Wittig: La cosa più interessante a proposito della didattica strettamente integrata con la “pratica” del design è che la combinazione permette di rompere veramente i ruoli giocati tradizionalmente: non c’è più una vera gerarchia ma, piuttosto, una reale piattaforma di scambio. Quando insegniamo, stiamo in realtà conducendo una ricerca in un campo del design che sta all’interno del nostro programma personale, mentre quando esercitiamo la pratica del design stiamo in realtà dando alla ricerca la migliore applicazione possibile.

Il fatto di aprire questo processo a studenti e collaboratori rende la ricerca ancora più ricca e variegata. Dalla pratica continuata di questa combinazione, ci sembra ormai chiaro che quello che oggi è lo studente di qualcuno diventerà un collaboratore a livello professionale domani…. forse un giorno non lontano adotteremo anche questo approccio collaborativo!

Ci rendiamo conto di quanto il modello di organizzazione istituzionale con cui tutti abbiamo avuto a che fare sia messo attualmente a dura prova da molti fatto economici e sociali. Finora la conoscenza è stata retaggio delle istituzioni a cui uno studente doveva rivolgersi e pagare per ottenere la conoscenza. Internet ha cambiato totalmente questa dinamica: sapere esatto e verificabile è liberamente distribuito ovunque sulla rete.

La visione di LaN, Live architetture Network va oltre lo stare a cavallo tra il mondo professionale e quello accademico, al punto di integrare completamente uno dentro l’altro. Vediamo una grande potenzialità nelle Istituzioni che hanno cominciato a farsi carico della ricerca professionale e dei programmi gestionali del design, cioè la messa a punto del cosiddetto modello RPI – CASEhttp://www.case.rpi.edu/home.html)

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 Sabina Cuccibar: Come viene concepito il percorso di ricerca proposto in ogni workshop e quel’è la relazione tra concept e metodologia?

Luis E. Fraguada & Monika Wittig: Riconosciamo che la forza insita nella digital fabrication non sia nel suo mettere a disposizione un set di strumenti di alto calibro tecnico, ma piuttosto nell’essere un elemento in grado di guidare un particolare raggruppamento di risorse (un’organizzazione di elementi umani, economici e materiali) che variano e che si basano largamente sulle circostanze progettuali. Ogni workshop è pensato come un modello associativo che si forma attraverso considerazioni sugli eventi in corso, sui programmi di ricerca a lungo termine e sulle risorse locali utilizzabili.

Uno specifico brief circa l’Architectural Response, indaga sul ruolo del design associativo, della produzione e dell’educazione in zone di emergenza. Siamo riusciti a organizzare un workshop con i collaboratori locali della Repubblica Dominicana e del Porto Rico in modo da riuscire a pilotare il modo in cui l’architettura può rispondere ai disastri. A Caracas e Rio de Janeiro stiamo collaborando a sviluppare un programma gestionale che faccia dialogare tecnologie informali e digital fabrication.

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Sabina Cuccibar: La richiesta di pratiche e programmi riguardanti la digital fabrication sembrano essere in costante incremento. In quale parte del mondo la vostra attività è più richiesta e perché?

Luis E. Fraguada & Monika Wittig: La parola chiave di tutto questo è “accesso”. Il concetto è relativo alla situazione economica di qualsiasi città o paese dove il nome della laser cutter o di una cnc machine sia già in voga o sia appena arrivato. Quando la digital fabrication viene portata in un nuovo contesto, si crea subito un senso di sfida volta ad andare oltre agli oggetti che superino quelli tipicamente prodotti negli altri contesti. I membri di LaN si ritrovano spesso in questa posizione, ed è un grande piacere. Si confrontano con persone che stanno provando queste cose davvero per la prima volta ma hanno la grinta per andare molto più lontano di quanto abbiamo letto a riguardo.

In questo momento i membri chiave di LaN sono distribuiti globalmente tra Europa e Stati Uniti. Sebbene siamo i primi a riconoscere e ad alimentare il valore del network digitale, la nostra parte “fisica”, i nostri membri locali, influenzano ancora considerevolmente il luogo in cui le attività si generano. Dimostrazione ne è il fatto che la maggioranza dei nostri eventi finora ha avuto luogo tra Europa e Stati Uniti. In ogni modo, le relazioni digitali di cui LaN si avvale, a turno, ci hanno portato a viaggiare per i nostri eventi via via sempre di più in diverse locations: America del Sud, i Caraibi, il Canada, il Middle East e l’Asia.

Lo IaaC e il suo essere uno dei più diversificati programmi che esistano in termini di nazionalità dei suoi studenti, si sono sicuramente dimostrati una forza motrice in termini di accounting delle nostre relazioni internazionali. Questa affermazione dovrebbe incoraggiare i futuri laureati a capire l’ampia e crescente varietà di aspetti da valutare nello scegliere un programma post laurea che sia appropriato alle proprie ambizioni!

Per LaN, quindi, il network IaaC è stato decisamente strumentale al suo sviluppo di studio altamente mobile e variegato. Grazie al nostro network IaaC abbiamo potuto legarci professionalmente con la Turchia, il Venezuela, la Repubblica Dominicana, il Messico, la Colombia, l’Ecuador, Mexico City….

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 Sabina Cuccibar: Ciascun progetto LaN sembra essere una collaborazione coordinata tra un networkdi professionisti ben strutturato. Ogni attore da il suo specifico contributo al tutto. Considerando questo aspetto nel framegenerale del processo progettuale che caratterizza la digital fabrication, quale pensi che diventi l’importanza della specializzazione individuale?

Luis E. Fraguada & Monika Wittig: Questa domanda tira fuori due diverse tematiche: diversità e processo. In ogni popolazione (sia umana, batterica, vegetale, ecc.) la diversità è garanzia di successo. Pretendere che noi in LaN possiamo coprire tutti i passaggi di ciò a cui vogliamo arrivare in un progetto sarebbe decisamente lontano dalla realtà. Noi andiamo alla sorgente. Noi cerchiamo persone (o le persone trovano noi) che siano intimamente e appassionatamente coinvolte nel loro lavoro. Non si fanno discriminazioni di sorta: dai biologi cellulari, tree-doctors, scienziati neurologici, qualsiasi testa coinvolta è una sorgente. Questo ci porta alla seconda tematica: il processo.

Molti dei temi che affrontiamo durante un workshop non possiedono un percorso chiaro. La mappa finale del percorso intrapreso assomiglia più alla struttura delle radici di un albero che a una linea che va dal punto A al punto B, semplicemente perché esistono moltissime strade per raggiungere uno stesso punto. La ricchezza del processo è qualcosa che semplicemente non può essere sostenuta senza l‘input dei diversi individui. Noi ricerchiamo le persone semplicemente perché senza di loro non potremmo essere soddisfatti della nostra indagine. Allo stesso modo e per le stesse ragioni, le persone cercano noi.

Sabina Cuccibar: Dato l’ampio raggio di ambiti progettuali che LaN approccia, qual’è un progetto che vi è particolarmente caro?

Luis E. Fraguada & Monika Wittig: Per LaN, uno dei progetti che continua ad avere una certa eco su molti nostri lavori è il progetto Wind[ow] Seat per l’aeroporto internazionale di Denver. Il progetto risale agli albori di LaN e non è mai stato legato a nessun workshop o pratica didattica, eppure noi siamo convinti che molti dei caratteri del progetto abbiano fornito un imprinting al modo di essere di LaN. Il progetto è il risultato di un concorso localizzato a Denver, che riguardava un’installazione artistica in uno spazio di circa sette chilometri fuori dall’aeroporto internazionale.

Il vasto lotto ci risultò a primo acchito abbastanza insipido: in realtà, soffermandoci sul posto, l’esperienza fu tutt’altro che statica! Un’incredibile quantità di vento attraversava il sito, in sé così piatto e brullo.

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Il Colorado possiede qualcosa come i più attivi corridoio ventosi d’America, oltre a un’incredibile organo di ricerca sponsorizzato dal governo nazionale tramite al quale è possibile accedere ai dati relativi al vento. L’accesso a questi dati ci ha permesso di capire l’effetto del vento sul sito attraverso simulazioni digitali. Il vento è diventato il media principale del progetto, non solo come elemento di identità, ma come elemento in grado di guidare la precisione del design.

Al termine del lavoro, il progetto consisteva in una semplice striscia di tessuto distribuita lungo il sito in modo da rappresentare le spettacolari forze che hanno luogo in quell’area. Anche se vincemmo l’incarico, in maniera deludente il progetto si perse nei meandri dei processi dell’arte pubblica e non venne mai realizzato.

Nonostante questo, l’impatto della parametrizzazione di forze invisibili ha continuato a influenzare il lavoro di LaN manifestandosi in molti altri progetti, inclusa una tesi di laurea per la Montana University nella quale i dati relativi al vento hanno guidato la generazione di cumuli di neve organizzandoli secondo un costrutto architettonico.


http://www.livearchitecture.net/

http://www.iaac.net

http://www.design-modelling-symposium.de

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