“I miei corti d’animazione sono come sogni, trasformati in un dipinto a colori. Mi piace esplorare metodi e strumenti diversi. Il digitale combinato al video, al suono, al 3D, in forma artistica, mi dà un modo unico per esplorare l’inconscio, con il tocco della sensibilità e dell’emozione. La luce e la trama sono le mie matite, come nell’imprimersi di una pellicola 16mm”. – Laurent Marques

Laurent Marques è nato a Bordeaux in Francia, nel 1971. Ha lavorato nella grafica pubblicitaria per oltre 12 anni. Nel 1996 ha iniziato a collaborare con l’artista e sound designer Patrick Malinguaggi. Nel 2002, dopo molti esperimenti 3D e audio, dall’idea di un demo è nata l’animazione video Subsynchronous Whirl. Nel 2006 è arrivato Subsynchronous 2: Reloaded.

Marques sta attualmente esplorando le possibilità degli ActionScript di Flash legati all’uso dell’interattività. Ho avuto modo di contattare Laurent e scambiare due chiacchiere con lui riguardo a questi temi, dai suoi esordi come graphic designer e ai suoi primi studi sulle immagini fisse e alle prime collaborazioni, fino ad arrivare ai progetti più recenti e allo studio apprfondito di un linguaggio ormai comune come quello di Flash per ottenere rislutati sorprendenti, a livello tecnico ma anche a livello di comunicazone emotiva, nell’ambito dell’interaction design. Parlando con Marques emergono chiaramente i suoi riferimenti artistici e culturali, fatti di rimandi cinematografici a grandissimi autori quali Linch, Lang, Kubrick, Tarkowski, ma anche i suoi interessi progettuali, che rimandano non solo a uno studio sempre pìù approfondito del dialogo tra suono e immagini, ma anche e soprattutto a un’analisi di quello che è il futuro dei film, della cinematografia sul web o via sowftare, della possibilità di dialogo interattivo con lo spettatore.

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Silvia Scaravaggi: Partendo dal principio, dalla collaborazione con l’artista e musicista Patrick Malinguaggi, come avete iniziato a lavorare insieme? Che cosa vi ha ispirato?

Laurent Marques: Conosco Patrick da quando eravamo bambini. Nel 1983 io ho iniziato a dipingere e Patrick a suonare (la tastiera), ma ancora non avevamo alcuna idea delle implicazioni che avremmo trovato tra le due arti. Ho studiato anche informatica, programmazione, grafica, ma la tecnica era così immatura che non riuscivo a trovare dei collegamenti tra pittura, musica e computer. Più tardi iniziai a studiare biologia ed ecologia all’università, ma non ero soddisfatto. Allora decisi di fare quello che preferivo: pittura e informatica. Mia madre trovò un collegamento con la grafica pubblicitaria. Era proprio la mia strada. Così studiai 2 anni in accademia, e trovai velocemente un lavoro. Ero diventato un graphic designer.

Ho lavorato sull’immagine fissa per un lungo periodo, ma un giorno il movimento mi affascinò: avevo visto EraserHead di David Lynch alla televisione. Così mi misi a lavorare sul “tempo”. After Effects diventò così il mio strumento per la motion graphic. Sapevo che il suono può stare su un’immagine, ma non sapevo come realizzarlo. Patrick mi suonò un giorno qualche suo pezzo: un concerto classico. Lavorammo su un midi con un Atari ST e Cubase. Quel giorno gli parlai del mio lavoro e iniziammo.

Era il 1996. La prima collaborazione con Patrick fu come il demo di un gioco, con grafica, pittura, fotografia…non sapevamo nemmeno cosa stessimo facendo!! Più tardi, quando scoprii il cinema d’autore, mi ricordai della magia delle immagini e del suono, soprattutto nel lavoro di Lynch, che mi ha sempre influenzato, così come Akira Kurosawa, Stanley Kubrick ( 2001. Odissea nello spazio è il mio fetish film, a proposito di sperimentazione su immagini e sonoro), Fritz Lang, Win Wenders, e più tardi Andrei Tarkovsky. Tarkovsky è per me il genio, con un film come Solaris, la risposta sovietica a 2001 di Kubrick. Entrambi qusti registi credono in qualcosa, a una cosa segreta, nelle profondità della mente. Personalmente io ho fatto questa esperienza con Patrick, perché il suono comunica qualcosa di astratto e l’immagine è l’opposto, ma a volte accade il contrario, e quando accade è magico.

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Silvia Scaravaggi: Mi piacerebbe parlare del lavoro che stai portando avanti in questo momento…

Laurent Marques: Al momento sto studiando i nuovi media, soprattutto Flash Actionscript, per poter comunicare in tutto il mondo, superare i confini francesi. Per quanto riguarda l’interattività, sto testando varie possibilità e costruendo.. Ho sempre avuto molte difficoltà in Francia, soprattutto al sud, nel mostrare il mio lavoro o condividere esperienze sul film, il 3D e l’art design. Vivo in un posto turistico, d’altronde. L’unico scambio veramente positivo è stato a Parigi con Michael Roulier (alias cinematicfilm.com), il mio video Subsynchronous si trova sul suo sito. Questa collaborazione è ovviamente libera, underground, perché questa è la situazione che si trovano a vivere molti che come me si occupano di una cultura che in Francia ancora non è stata riconosciuta.

Silvia Scaravaggi: Anche in Italia, credo, ci sia molto da fare in questo senso, per le nuove ricerche e i nuovi media. Comunque, nel panorama europeo qualcosa sta cambiano, o no?

Laurent Marques: Nell’arte c’è un nuovo scambio di idee, un nuovo approccio, ma credo che l’arte di oggi sia maggiormente trasversale rispetto al passato. Voglio dire che, prima, ogni arte esplorava l’interesse del momento. Con l’arrivo della fotografia, i pittori si chiesero: perché dovremmo continuare con il realismo? Perché non tradurre l’impressione della luce, anziché limitarci ad un disegno realistico. Sempre di più la pittura divenne sensibile all’ambiente, al mondo, alla politica, l’oggetto dell’arte era diventato più concettuale o propagandistico. Nel mondo d’oggi, è internet che sta rivoluzionando la nostra vita, ora e nel futuro.

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Silvia Scaravaggi: Subsynchronous in che modo, in che condizioni è nato?

Laurent Marques: Io e Patrick abbiamo creato Subsynchronous per generare una simbiosi tra immagine e suono. Abbiamo lavorato molto su questo concetto, in cui il suono ha una posizione privilegiata. Così, io lavoravo in base al suono che udivo, e chiedevo a Patrick di creare suoni su richiesta in base alle mie idee. Prima arrivano le immagini nella mia mente, poi si costruisce la storia. L’influenza della musica mi è rimasta da quando dipingevo, il suono mi parla del movimento e della narrazione. È un concetto rarissimo nell’industria del cinema, solo pochi autori – quelli di cui parlavo prima – lavorano così. Eravamo anche molto influenzati dal doom metal, nel senso delle atmosfere, delle ambientazioni. Sperimentazioni elettroniche, frequenze limbiche: il suono, il rumore, traducono quello che non si può rappresentare, ad esempio uno stiramento, una pressione. Ambientazione dark e una splendida poesia sulla quale si basa tutto: “Wide awake right now…/when I should be,/need to be…/unconscious” . ( © Toby Thain – 21 Feb 2000, 3.25am).

Silvia Scaravaggi: Come si è evoluta la tua tecnica nel lavoro con Subsynchronous?

Laurent Marques: Ho lavorato sulla tecnica per 6 anni prima di iniziare Subsynchronous, e lavoro ancora sull’animazione. È un continuo imparare, ma la tecnica non basta. Se guardo i film di Hollywood, mi accorgo che non sono film eterni; se guardo Metropolis (1972) di Fritz Lang , invece, non penso sia qualcosa di sorpassato. Lang ha creato davvero la Settima Arte, il linguaggio del cinema, ha lavorato sulla visione del futuro (immaginando il regime che avrebbe sottomesso la Germania, con la II Guerra Mondiale, di lì a poco). Tutte le sue idee sul futuro delle tecnologie ci sono realmente: il robot, la città, la produzione. Ed egli chiude il suo film con un meraviglioso messaggio: “il cuore è il medium tra la mano e la mente”. Ovviamente il film di Fritz Lang sarebbe stato tecnicamente migliore con gli strumenti di oggi, ma io non cambierei davvero nulla.

È per questo che la mia tecnica su Subsynchronous è come un’ anti-tecnica : con il vecchio, lo sporco, gli aloni. L’unico elemento tecnicamente alto è il 3D, ma ho lavorato un sacco per spezzarne la perfezione che lo rende irreale. Dico sempre: “io odio il 3D”, perché è troppo prevedibile, logico e non permette la casualità. Perciò è stata una sfida per me lavorare in questo modo. La composizione mi ha aiutato molto, per i disturbi, la luce, la profondità, il tocco delle vecchie lenti, la trama da pellicola. In fondo, la tecnica mi dà l’opportunità di realizzare le mie idee e non il contrario.

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Silvia Scaravaggi: E come sei arrivato all’idea di interattività? È questa la tua nuova direzione?

Laurent Marques: Avrei sempre voluto fare un film, ma era troppo complicato, perché produrlo significava avere attori, scene, niente di astratto, parti di idee o sensazioni. Invece, il mondo dei games aveva molte più prospettive, i giovani amano i videogiochi. Ma a me non piacciono. Quando ho visto Lost Highway di David Lynch ho capito come doveva essere un film per me, una nuova direzione. Le scene sono come un labirinto con svariate possibilità, pezzi di idee, immagini astratte che si compongono come in un puzzle. Ma il genio di Lynch non gli ha mai detto: guarda, è una storia vera. No, Lynch pensa che ogni spettatore possa interpretare il film come vuole. Così ho pensato che se un film dev’essere interpretato, ognuno può vedere una storia diversa.

Perché, dunque, non interagire con la storia e crearla come vuoi, come nella vita. Se faccio quello, vado là, se faccio quell’altro, arrivo lì…Diventa qualcosa di molto potente, ogni persona può raccontare quello che succede nella sua storia. Flash è lo strumento per iniziare a creare un film interattivo. Vorrei rendere interattivi il cambio d’immagine e il suono, con l’uso del mouse. Vorrei qualcosa di organico e liscio. L’interattività potrà dare informazioni ad alcuni, e non ad altri, dipende dalla sensibilità di ognuno. Mi piacerebbe tenere traccia del percorso di queste persone per capire come reagiscono, cosa provano. Non so ancora se inizierò da una scena o da un’animazione interattiva, con poesia, luce e ambiente particolari. È semplicemente un’ispirazione personale, la sperimentazione mi insegnerà come tradurre questi concetti in lavoro per un sito nuovo ed interattivo.

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Silvia Scaravaggi: Che utilità può avere l’interattività nell’arte e nella vita reale? Se pensi che ne abbia una…

Laurent Marques: Artisticamente parlando, nessuna. È una nuova arte, come l’animazione. Avrà un codice artistico, e il codice stesso genererà arte. Gli sviluppatori IMHO hanno bisogno di essere artisti prima che codificatori. È qui che la scienza sfocia nell’arte, come con Leonardo Da Vinci. Nella vita, invece, l’interattività è sicuramente utile, perché è un’arte vitale, che ci permette di interpretare il mondo reale per crearne uno nuovo, attraverso la nostra mente. La gente può condividere e interagire con mondi differenti, artisticamente parlando. Queste sperimentazioni possono essere usate anche nella psicoterapia, nell’analisi dell’inconscio, nella scienza…

Silvia Scaravaggi: Una volta mi hai detto che credi che la tv e i film interattivi siano il futuro dei media. Allora ti chiedo: come vedi il futuro dei nostri media?

Laurent Marques: Vedo schermi LCD diventare carta e comunicare in continuo con internet, telefono, televisione. Uno schermo LCD come un libro su cui muovere le dita. Potrai inventare il tuo film su di un LCD e vederne il risultato sul tuo televisore al plasma! In tempo reale!.


www.electroheadfilms.com

www.cinematicfilm.com

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