San Jose, la capitale della Silicon Valley, è stata quest’anno la sede del Simposio Internazionale delle Arti Elettroniche (ISEA2006).La manifestazione ha dato vita ad un nuovo interessante Festival biennale, ZeroOne, che quest’anno ha accolto a San Jose il lavoro di più di 200 artisti digitali provenienti da 24 nazioni.

Inaugurazione

L’inaugurazione del festival avvenuta giovedi 8 agosto è culminata nell’accensione dell’installazione D-K (Digital Kakejiku – “Rotolo mobile di pergamena digitale”) dell’artista giapponese Akira Hasegawa. La proiezione puntata sulla nuovissima e futuristica City Hall (opera di Richard Meier) ha ridisegnato il panorama architettonico a colpi di scalpello digitale, con forme e colori in lenta, quasi impercettibile, transizione. Con questa installazione l’artista ha invitato lo spettatore a cogliere il “Presente Vivente”, a percepire cioè il fluire del tempo attraverso la sottile migrazione da forma a forma e da colore a colore. Un concetto semplice ma potente per la qualità della sua realizzazione: Hasegawa reinterpreta, rielabora, reiventa le luci del crepuscolo giocando con la nostra memoria e percezione del “momento”.

I Premiati

Come ogni festival che si rispetti ZeroOne ha avuto i suoi primi premiati. Luther Thie and Eyal Fried, alumni dell’Interaction Design Institute di Ivrea, hanno vinto l’Emerging Artist Award con l’installazione Acclair. L’opera ha colpito i giurati per la qualità del dettaglio, dal concetto alla realizzazione, ma soprattutto per la trasgressività e la perversa ironia che la contraddistigue.

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L’installazione è una finestra sull’immediato futuro e permette di provare l’esperienza di un check point Acclair all’aereoporto. Acclair è un’azienda che grazie a una partnership con i vari governi, fornisce sicurezza e soluzioni marketing avanzate basate sulla tecnologia neurometrica. L’utente Acclair riceve un’amnistia immediata per i crimini passati dichiarati all’atto della registrazione, ottiene priorità di accesso negli aereporti saltando le lunghe procedure di sicurezza grazie al servizio Impronta Cerebrale (Brain Fingerprint) e capitalizza la propria attività cerebrale (registrazione di risposta a stimoli marketing) accumulando punti da redimere in acquisti o amnistie per infrazioni future.

Acclair riflette sulla interconnessione tra sicurezza, marketing e consumismo in un mondo che si avvia o è già in uno stato di sorveglianza costante e ce ne regala una prospettiva unica, costruendo un’illusione pienamente credibile e immergendoci in un’esperienza da vivere in prima persona.

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Mostra Edge Condition al San Jose Museum of Art

In congiunzione con il festival, il museo dell’arte contemporanea di San Jose ha inaugurato la mostra Edge Condition (Condizioni liminali), una vasta esplorazione del confine uomo-macchina, intelligenza-processo digitale, parola–linguaggio. Le opere, di una dozzina di artisti, hanno occupato le gallerie del museo: dai classici e ormai mansueti lavori di Nam June Paik ( 20th Century Man , 1996) alle sempre affascinati visualizzazioni di Jim Campbell (Wave Modulation and Variation , 2003 e Reconstruction #5 , 2005).

Listening Post, di Mark Hansen and Ben Rubin, vincitori l’anno scorso del Golden Nica – Ars Electronica, è senza dubbio l’installazione più popolare. C’è un’insolito interesse e una lunga sosta di fronte a quest’opera. Il pubblico siede in un buio emiciclo, silenziosamente raccolto e rapito dalla magica presenza di questa installazione: file di piccoli display sospesi nel vuoto mostrano in rotazione frammenti di testo selezionati dalla rete con algoritmi diversi. Il primo ciclo raccoglie e ricombina frasi che cominciano con “Io sono” da blog e bacheche digitali. Nel sottofondo una voce sintetizzata ne legge il contenuto. Il risultato è un insolito poema sull’identità globale, a tratti divertente, triste, patetico, irresistibile: un voyeuristico desiderio di conoscere il seguito di questi pensieri spezzati mesmerizza il pubblico nell’ascolto.

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Tra le altre opere presenti merita meritano menzione le esplorazioni di Gail Wight ( Rodentia Chamber Music , 2004) e Ingo Gunther ( World Processor , 1988-2006). Il primo ci incanta con una intelligente e semi comica interpretazione dell’idea di “chance music” espressa da John Cage. Con Rodentia Chamber Music l’artista rimpiazza i musicisti con dei ratti, e costruisce un’orchestra da camera con strumenti in plexiglass funzionanti attivati dall’attività degli ignari roditori vi abitano. Il leggìo si trasforma in uno schermo con video performance e la folla si accalca per vedere e sentire la nuova “musica”, inaspettatamente piacevole ed affascinante.

Ingo Gunther ci invita ad un viaggio nel tempo e nello spazio con World Processor. La sua installazione invoca memorie di antiche biblioteche francesi al tempo dell’Illuminismo e memorie della nostra infanzia passata a immaginare lontane nazioni su globi luminosi. Passeggiare e soffermarsi tra i suoi mappamondi diventa un esercizio di scoperta geopolitica. Le diverse visualizzazioni di dati sociali (Possesso di TV, Aspettativa di vita media, Utenti internet, ecc.), ambientali (Estensione della Foresta Pluviale, Impoverimento delle risorse naturali), politici (Numero di rifugiati politici, Terrorismo), economici (Consumo di energia procapite, G8, Numero di aziende) invitano inaspettate domande e intuizioni. All’improvviso la parola globalizzazione assume un forma e un senso diverso…

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Mostra Pacific Rim alla South Hall

I giovani artisti emergenti provenienti da tutto il mondo hanno esposto alla South Hall del Convention Center di San Jose. Tra questi hanno colpito la mia attenzione Hu Jie Ming e Colin Ives dal Canada.

Altitude Zero di Hu Jie Ming è esposto in un container metallico ed è composto da una serie di 6 monitor camuffati da oblò, il cui video loop è attivato al passaggio dello spettatore. La proiezione mostra una serie di rifiuti gettati nell’acqua dell’oceano che galleggiano alla deriva delle grandi città, visibili sullo sfondo. A tratti gli oggetti sbattono sull’oblò opponendosi alla nostra alienazione con la loro stranezza (una bambola gonfiabile?). L’installazione è una metafora efficace dell’interazione-relazione tra culture dominanti e culture al margine.

Nocturne di Colin Ives è invce un’installazione interattiva incentrata sulla presenza nascosta e silenziosa di specie animali a rischio di estinzione in ambienti suburbani. I video delle attività di opossum, volpi, marmotte, registrati attraverso strumenti di sorveglianza, sono proiettati in scala alla prospettiva dell’animale che rappresentano. Lo spettatore attiva la proiezione con la propria presenza e in un paesaggio notturno scova volpi in fuga sotto paratie di metallo o opossum a caccia di cibo all’estremità di tubi. Una rappresentazione realistica che ridefinsce la nostra percezione del paesaggio urbano..

 

A partire da quest’anno il festival ZeroOne diventerà un appuntamento biennale fisso nel panorama delle mostre internazionali e grazie alla presenza di importanti sponsors quali IBM, Adobe, Sun, HP promette di essere un nuovo attivo crogiolo nel raccogliere attività, iniziative ed energie attorno alle arti digitali. Prossimo appuntamento il 2008.


www.acclair.co.uk/home.html

www.earstudio.com/projects/listeningPost.html

www.notochord.org/

www.forthebirds.org/nocturne/

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