Ancora molto rada la presenza al Salone del Mobile di progetti rivolti all’utilizzo di dispositivi interattivi integrati ad oggetti di uso quotidiano. La tecnologia sta dietro al prodotto: vengono raffinate le tecniche di progettazione, realizzazione, produzione, innovati i materiali, ma l’oggetto resta ancora autoreferente della sua forma-funzione, isolato. La tecnologia, allora, sembra arrivare come possibilità di “kinesis”, movimento, comunicazione, in altre parole inter-attività: un po’ di ironia, di azione, di sorpresa.

Nuove soluzioni arrivano, come è logico, dall’ala giovane del design, forse non esente dalla stravaganza un po’ astrusa che ogni sperimentazione si porta dentro(per fortuna), ma indispensabile come spinta propulsiva per indicare possibili direzioni. E non potevano mancare certo in questo scenario, come l’avanguardia più innovativa ed oltranzista, i giovani designer dell’Interaction Design Institute d’Ivrea: blow up di un futuro prossimo già in cantiere, dove la tecnologia, spinta nelle sue possibilità ancora inesplorate, diviene invenzione dell’anima degli oggetti.

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Strangely Familiar Future. Unusual objects for everyday working life è una collezione di prototipi funzionanti per gli ambienti di lavoro che gli studenti dell’istituto hanno realizzato per la nota azienda Tecno. Il progetto nasce dal desiderio dell’azienda, impegnata nella progettazione, realizzazione e produzione di architetture di interni per ambienti di lavoro e spazi collettivi, di sviluppare innovazione sul prodotto integrando nuove funzioni e tecnologie avanzate. Attraverso i workshop sviluppati congiuntamente da azienda ed istituto è nato “Strangely Familiar Future. Unusual objects for everyday working life”: un ventaglio di proposte per l’ufficio che partono dall’analisi dell’ambiente domestico, in modo da semplificare attraverso le nuove tecnologie la vita quotidiana.

Da oggetti come il telefono, la segreteria telefonica, la sveglia, Tecno e Interaction Design Istutute d’Ivrea hanno sviluppato una serie di prototipi che amplificano le funzioni dell’oggetto, rendendo il loro uso immediato e piacevole. Vediamone qualcuno.

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Message Table realizzato da Shawn Bonkowski e Dana Gordon è una scrivania che funziona come segreteria telefonica. Può ricevere, fare ascoltare e archiviare messaggi telefonici. Ogni volta che viene registrato un messaggio, dalla scrivania emerge lentamente una scatola messaggio. Il sistema, progettato dagli studenti, sarà inserito dalla Tecno nel celebre tavolo Nomos, storico prodotto di punta dell’azienda.

Da toccare, girare, manipolare Quattro, realizzata da Didier Hilhorst e Nicholas Zambetti, è una radiosveglia senza comandi. Sensibile alla presenza dell’utente, è possibile selezionare le sue funzioni ruotandola, girandola, tastandola. Quattro funziona in collaborazione con un “oggetto” morbido, nella foto un orsacchiotto, schiacciandolo si attiva la funzione “snooze”.

Poetico come un rumore nella solitudine che accorcia le distanze è Tok Tok, realizzato da Aram Amstrong è Haiyan Zhang, un sistema per comunicare con interlocutori in città lontane. Bussando su una scatola si trasmette un segnale ad un’altra scatola gemella che si trova in un luogo distante. Il tok tok arriverà all’altra scatola che con uno buffetto segnalerà la presenza dell’interlocutore.

 

E sempre legato alla possibilità di comunicare e alla semplicità del gesto nella manovra Egg, realizzato da Jennifer Bove, Thomas Stovicek e Nicholas Zambetti, è un sistema pensato per organizzare l’agenda di lavoro. Permette di spostare le riunioni e cambiare gli appuntamenti semplicemente scuotendo e rovesciando l’oggetto, un uovo luminescente. Questa azione fa sì che ogni Egg collegato al sistema si aggiorni di conseguenza.


Sempre per rimanere in tema di proposte innovative, ma non senza quel tocco di poesia e ironia che ci piace, andiamo al Salone Satellite. Eri Nagashima, una giovane designer giapponese presenta
Flat, tavolo interattivo che è possibile suonare come la tastiera di un pianoforte. La designer gioca con il concetto di sinestesia ed associa ad ogni suono un colore. Ad ogni nota il tavolo si illuminerà di una tinta diversa.

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Interattiva, ma regolata da un sistema meccanico, è
9999 la sedia contatore di Dorothygray. Sotto il peso di una persona la struttura elastica della seduta fa scattare un contatore ogni volta che ci si siede, e per Dorothygray l’azione abituale di sedersi prende all’improvviso un’importanza nuova, come se ogni volta fosse la prima volta o meglio la 1345esima, la 3498esima, la 6598esima. ” Dorothygray non disegna una sedia, ma un momento di relax: è questo che conta “. Simpatici, no, questi designer. Al di là del lucido lustro del salone un po’ di umorismo ed oltranzismo non guasta.


http://www.interaction-ivrea.it/en/news/press/photos/2005/strangelyfuture/index.asp

http://www.flodesign.it

http://www.dorothygray.net

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