In occasione di Club to Club 2008, il sound artist e designer Lorenzo Brusci ha presentato al Lingotto di Torino “Possible Cities_Alternative Urban Soundscapes“, un’installazione di moduli sonori innovativi disegnati da Brusci stesso grazie al supporto tecnico dalla famosa B&C Speakers. Il progetto e’ stato portato avanti dall’artista e suondesigner toscano insieme agli studenti del corso di Sound Design dello IED di Milano.

Dietro all’immenso palco allestito per la serata finale di Club to Club 2008 nella sala del Lingotto, in un angolo buio, si trova la “Red Room”, uno spazio circolare ricavato con muri divisori di lamiera rossa. All’interno, per l’occasione, grandi cuscini adagiati a terra ed alcune americane fissate al soffitto dalle quali pendono una ventina di moduli sonori. L’esperienza uditiva e’ adattata real-time: tramite Max/MSP Brusci coordina gli eventi sonori modificandone alcune caratteristiche e definisce l’evolversi della performance.

Ogni modulo dell’installazione e’ formato da una copertura in plexiglas esteticamente aliena, che funge da supporto ad uno speaker B&C incastonato all’interno. La superficie di plexiglas ha una doppia valenza estetico-funzionale. La forma evoca un’ambientazione futuristica e fantascientifica; funzionalmente i moduli rifrangono, riflettono e diffondono il suono contribuendo alla sua spazializzazione.

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L’installazione infatti ha come caratteristica fondante la materializzazione spaziale del suono. Lo spettatore e’ immerso in un soundscape avvolgente in cui i suoni migrano fluidi da un capo all’altro dello spazio attraversandolo diagonalmente, trasversalmente o creando traiettorie circolari. La musique concrete, che getta le basi della ricerca sui soundscape, definiva il concetto di suono acusmatico come “un suono che si sente senza poterne vedere la fonte” (P. Schaffer).

I suoni usati da Lorenzo Brusci sono creati al computer e quindi, come tutta la musica elettronica, non possiedono una fonte naturale o meccanica. Ma l’interazione fra vista e udito e’ talmente forte che i moduli stessi sembrano essere i veri produttori di suono. Le forme di plexiglas infatti, sono evocative quanto il suono (quasi esplicative del materiale sonoro stesso) e al contempo funzionali alla sua diffusione. Vista e Udito cooperano alla costruzione di alterità immaginifiche e all’induzione di stati mentali: il pubblico e’ trasportato in un luogo ai confini del tempo e dello spazio. Quella che Brusci costruisce in quest’angolo riparato si pone allo spettatore come futuristica oasi sensoriale, in contrapposizione con lo spazio esterno alla “Red Room”.

Le metropoli moderne sono caratterizzate da paesaggi sonori lo-fi: decine di suoni diversi si sovrappongono a creare inquinamento acustico. L’uomo metropolitano trova rifugio sonoro (ed anche visivo, mentale..) nei parchi, aree fatte di fontane zampillanti, foglie che frusciano e uccellini che cinguettano. Il parco diventa un’oasi che può conciliare la pace, la concentrazione e l’ispirazione mentale e cognitiva.

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L’uomo moderno vive in un mondo dominato dalla tecnologia e ne dipende in modo rilevante. I nuovi media sono divenuti estensioni del nostro corpo e della nostra mente. Il paesaggio edenico che il giardino pubblico metropolitano si cura di ricostruire si contrappone idealmente all’ipertecnologia con la quale conviviamo. Brusci si propone invece di costruire uno spazio altro, un’oasi sensoriale che prenda i nuovi modelli socioculturali li mastichi e li rielabori in una forma alternativa/innovativa.

Brusci e’ attivo gia’ dal 1993 quando fonda il gruppo Timet, con il quale compone musica per il teatro, la danza, la televisione, la radio e per installazioni sonore. Dal sito di Timet: “I nostri sforzi primari includono le tecniche compositive e perfomative per una musica e un’architettura sonora non lineare. Supportiamo la filosofia dell’open data per la distribuzione degli oggetti intellettuali, composizioni finali, singoli elementi audio e partiture elettroniche incluse”. Con Timet realizza anche una serie di installazioni in cui oggetti sonori in marmo, acciaio, vetro e vari tipi di pietre vengono inseriti all’interno di giardini botanici. Gli elementi tecnologici si trovano immersi in un ambiente naturale instaurando una simbiosi atta alla produzione di soundscapes ibridi: “Noi proponiamo una riflessione immersiva sui significati e funzioni del giardino contemporaneo”.

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Nel caso di ” Possible Cities_Alternative Urban Soundscapes ” la stretta relazione fra tecnologia e natura viene meno, il materiale di cui l’artista si serve crea, questa volta, un paesaggio sonoro e visivo totalmente sintetico. Sarà questo quindi, l’aspetto che assumeranno le “aree relax” urbane del futuro? Quanto di naturale vi sopravviverà? 


www.timet.org

www.soundexperiencedesign.it

www.clubtoclub.it

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