Quest’anno l’incredibile kermesse con ooltre 50.000 esperti di computer graphics, 3D, animazione, effetti speciali, tecnologia e media digitali si è riunita sotto il sole di Los Angeles per la trentaduesima edizione del Siggraph, conferenza internazionale di computer graphics e tecnologie interattive.

Ad attenderli, nell’ampio atrio del centro conferenze, un piccolo pezzo di storia: l’originale X-wing fighter guidato da Luke Skywalker in Guerre stellari, corredato di co-pilota R2D2 (il nostro vecchio C1P8!). Un’emozione assicurata per tutti, volta a preparare adeguatamente gli animi all’incontro con l’acclamato padre del cinema digitale, George Lucas, keynote speaker di quest’anno.

Affamata, dopo un lungo girovagare, mi dirigo verso uno degli immondi self service, unica fonte di cibarie in questo angolo sperduto di LA, e mesta mi siedo a contemplare la triste apparenza della mia insalata, probabile resto archelogico delle culture idroponiche dell’Enterprise. Ma con mia grande sorpresa ecco che Lui arriva, preceduto da un nero bulldozer-guardia del corpo che fende l’aria al suo passaggio. Umilmente, come è d’obbligo nella grande America, George Lucas si unisce al popolo dei suoi fedeli per condividerne il pane; sorride benevolmente a destra e a sinistra e benedice con lo sguardo i suoi accoliti. Io resto immobile al mio tavolo, con gli occhi attoniti rivolti allo spettacolo: viene nella mia direzione, mi sorride, mi passa accanto, quasi mi sfiora… istintivamente il mio sguardo speranzoso torna al mio piatto… ahimé! è ancora la mesta insalata di prima… lo ammetto, speravo nell’infusione di qualche effetto speciale, ma il mio animo impuro di miscredente deve avermi tradito. Pazienza passerò al lato oscuro della Forza!”

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Digital Art Morsels

Insoddisfatta dalla miseria del mio pasto, conforto il mio spirito passeggiando tra i corridoi della Art Gallery del Siggraph, saggiando qua e là squisite delicatessen digitali. Pascal Glissmann e Marthina Hoffling dalla Germania mi incantano immediatamente con ELF – electronic life forms, una collezione di piccole creature robotiche in vasi di vetro.

ELF è una installazione che svela la sua bellezza in due momenti. In una prima fase gli ELF sono inseriti e fotografati in un contesto naturale, tra piante, fiori, prati, e qui ci sorprendono per la facile assimilazione che il nostro occhio compie nel guardarli: questi piccoli robot tradiscono e celebrano una meravigliosa sintesi con il mondo naturale, pur trattenendo dei caratteri artificiali e meccanici propri. Nella seconda fase dell’installazione gli ELF sono inseriti ed esposti in vasi di vetro, ad evocare il fascino della “natura in vitro” e gli esperimenti crudeli e curiosi fatti da bambini su piccoli rettili e insetti. Ed è in questa forma che li incontriamo, semi-imprigionati, innocui, indifesi, nel loro meraviglioso caos di microsuoni, micromovimenti, microvibrazioni. Immediatamente ci si palesa un mondo alternativo, parallelo, la cui estetica risiede nella nuda bellezza e nella cruda semplicità dei componenti elettronici. Questi piccoli artefatti con la loro sommessa, petulante, espressiva richiesta di attenzione al mondo di là dal vaso evocano un’immediata simpatia e compassione; e con la loro fragilità invitano ad una riflessione sulla precarietà della vita o a porre in discussione il nostro concetto o la stessa percezione di “vita”.

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Ancora non si riproducono ma per certo comunicano; sostenuti da batterie solari, attraverso un processo di “fotosintesi”, emettono suoni e movimenti. E ancora, c’è dell’imprevedibilità nei loro atti e la netta impressione che non abbiano una funzione utile nel mondo se non l’esibizione della propria esistenza e bellezza. La sottigliezza e il dettaglio con cui sono costruiti rivelano tutta l’intenzionalità dei loro artefici, il loro desiderio di mimesi e armonia, il loro concetto di estetica, la loro aspirazione ad una primitiva espressività e comunicazione delle macchine.

Vite artificiali così vicine a quelle organiche, magiche creature che quasi spaririscono e si confondono con la natura in cui sono immerse, invitandoci a sognare che il Piccolo Popolo abbia preso una nuova forma e che una nuova storia sia cominciata…

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Un altro piccolo bosco di creature digitali di infinita grazia ci è regalato dal progetto Boredomresearch a cura di Vicky Isley e Pascal Smith. Il pezzo in esposizione, Ornamental Bug Garden 001, è un giardino interattivo animato di ipnotica bellezza, a metà strada tra la tradizionale illustrazione giapponese di Hokusai e il pixellato paradiso di k10k.net.

Ancora una volta sono in gioco le semplici regole che si trovano negli ecosistemi naturali traslate e astratte in un monitor a dare vita a piccole “biosfere” digitali. Non più creature robotiche, ma la complessità di un fenomeno “naturale” (la vita in un giardino), originato da un microsistema artificiale, visibile aldilà di una finestra (monitor), messo in esposizione per il semplice piacere dell’osservatore.

Algoritmi generativi di vita artificiale, panorami sonori sintetici che Vicky e Pascal inventano per suggerire modelli alternativi di rappresentazione degli spazi virtuali che non siano guidati dalle restrizioni di una rappresentazione razionale.

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John Gerrard ci riporta invece al polo opposto e ai canoni figurativi tradizionali della rappresentazione, seppur attraverso due ritratti 3D. Lo splendido realismo e la luce crepuscolare di questi real-time rendering evocano i migliori Vermeer, ma aggiungono alla forza espressiva del colore e delle forme nuove potenzialità temporali. Saddening Portrait (Florian) è il ritratto di un giovane il cui viso si rattrista progressivamente in un arco temporale di 100 anni, ad impedire volutamente il pieno godimento del processo ad un qualsiasi unico proprietario del “quadro”. In Watchful Portrait (Caroline) un sottile movimento, dà vita all’insolito ritratto di questa donna i cui occhi seguono l’ascendere e il calare del sole durante la giornata e in assenza di luce si chiudono in un pacifico sonno.

All’estremo opposto del realismo 3D sta invece l’opera di Jim Campbell. Le sue installazioni esplorano con scrupolosa disciplina la relazione tra ammontare delle informazioni mostrato e corrispondente significato generato. I suoi pannelli neri coperti da fitte ed ordinate righe di LED rossi o in gradazioni di grigio mostrano, con il minimo delle informazioni disponibili (LED acceso/spento), delle campionature di video passati ad un filtro low-pass. Il risultato sono delle ombre, figure misteriose che nel loro ripetitivo movimento incantano e seducono lo spettatore. 

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Cyberfashion Show 2005

Più i giorni passano più il SIGGRAPH mi appare per quello che realmente è: un grande calderone in ebollizione, in cui bolle una pozione senza ricetta precisa, cui tutti attingono e in cui tutti riversano il proprio contributo. È un po’ come visitare Protoplas e camminare tra la folta teoria delle invenzioni di Ermete Trismegisto; ciò che colpisce è l’incessante desiderio di provare, a dispetto dei non infrequenti esilaranti risultati. La favola è ancor più vera nel Guerilla Studio, lo spazio multidisciplinare, allestito con scintillanti Apple PowerMac G5, in cui i visitatori possono creare animazioni, stampare poster in grande formato, disegnare su tavolette digitali, provare l’emozione della motion capture, create oggetti 3D e prototiparli al volo su una stampante 3D, contribuendo così al fumante brodo senza fine che a tratti ha davvero un inaspettato, gradevole, sapore.

In un angolo del Guerilla Studio ferve, nel buio delle ore serali, la preparazione di uno dei più insoliti eventi del SIGGRAPH: il Cyberfashion show. Curiosi e strani figuri si aggirano per la sala, uomini, donne e uomini/donne dai nomi inusitati: Venus prototype, Sara Tonin, Stardust Angel. Camminano silenziosamente su stivali dalle piattaforme rialzate, vestono per lo più di nero, e i loro capelli possono variare incessantemente di colore di giorno in giorno. È una perduta enclave cyberpunk che emerge dalle pagine di fumetti e libri e trova qui la sua incontrastata regina in Isa Gordon: la nostra cyber-hostess.

Nella notte di mercoledi 4 agosto finalmente tutto è pronto. Isa entra nella sua nera armatura biomorfica e si trasforma nel suo cyber alter ego, Psymbiote, sale sul palco e dà il via ad una straordinaria parata di wearables, gadgets e completi sexy in latex. Il calderone ribolle sul fuoco senza controllo…

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È il primo anno che la sfilata si apre ad un più vasto e variegato numero di espositori, accogliendo il lavoro di gruppi e individui che in diverse parti del mondo si cimentano con la proteiforme materia dei wearable computers o della wearable art tout court .

Sancisce il nuovo trend l’innovativo duo che apre la sfilata: Francesca Rosella e Ryan Genz della CuteCircuit , una neonata azienda-laboratorio di ricerca che fornisce consulenza su wearables e interaction design. Presentano 3 prototipi che esplicitano chiaramente i temi in dibattito nel mondo dei wearables: comunicazione, espressività, interattività, stile. I loro progetti: F+R Hugs (hug shirt), una coppia di magliette interattive che mandano e ricevono a distanza, attraverso una connessione Blutooth con un telefonino, la sensazione fisica di un abbraccio (calore e pressione sulla pelle); Skirteleon (skirt chameleon), una gonna le cui decorazioni combiano di colore e forma durante la giornata, a seconda del contesto; KineticDress, un elegante vestito nero che si illumina in diversi pattern con il movimento di chi lo indossa.

Nello stesso ambito di esplorazione dell’interazione gestuale arriva tra gli altri CompanyKeeper , un progetto sviluppato al Banff New Media Institute da Sara Diamond e dall’Am-I-Able Design Team. Un vestito interattivo che tenta di interpretare il linguaggio del corpo di chi lo indossa: le mani sui fianchi o il nervoso roteare di una cordicella di perline tradiscono umori indesiderati, quali rabbia o imbarazzo, e innescano diversi suoni-antidoto nello spazio intimo del cappuccio.

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Lo spazio pubblico personale è invece il tema del progetto Vestis: affective bodies presentato dalla brasiliana Luisa Paraguai Donati dell’Unicamp Institute of Arts di San Paolo. Uno scenografico esoscheletro fatto di tubi concentrici che si espande quando ci si allontana da qualcuno e si contrae quando ci si avvicina, tracciando un contorno diverso intorno alla persona a seconda della differente definizione dello spazio personale.

Sinestesie meccaniche interattive di comunicazioni personali al mondo, messaggi che possono anche esprimere una drammatica riappropriazione dello spazio personale. È il caso del mio progetto Electric Cinderella shoes, portato qui al SIGGRAPH nella sua seconda versione (con un controllo remoto attraverso una collana), che reinterpreta in maniera femminile l’indossatura di un’arma (una stun gun) scindendone in maniera netta il piano del messaggio da quello dell’offesa materiale. La scintilla elettrica, schermata nella punta trasparente delle eleganti scarpe, intimidisce, scoraggia, allontana e solo in caso di emergenza stordisce, sviluppando la sua piena potenza quando la donna decide di rompere la punta.

Maschere moderne che ci raccontano storie di future trasformazioni, espressive e giocose come Flightdream, un’elegante cappa da sera che traduce il movimento nel suono del vento, o funzionali ed efficaci come il Report-the-world Report-wear, un progetto del Wearable Computing Fashion Group giapponese, creato per il reporter del futuro: un head mounted display indossato con un trench coat dotato di 10 telecamere che danno una visione a 360 gradi.

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Funzionalità aumentata o semplice desiderio “in progress” di una nuova estetica? Il dilemma continua con la sfilata, e propende decisamente per la seconda ipotesi quando il palco è invaso da un tripudio di luci create da intarsi di LED’s sui futuristici abiti da sera di Enlighted Design e da intricati ricami di El-wire sugli abiti avveneristico-manga creati da Anisse.

Nel complesso questo Cyberfashion show ci appare a tratti esagerato, comico, serio, inadeguato alle molteplici esperienze che vi sono presentate, ma non cessa di stupirci; invade la nostra fantasia e la nostra realtà, dando vita ad una dimensione alternativa, forse futura, del nostro concetto di moda e di espressività attraverso la tecnologia. Il risultato ha i suoi alti e bassi ma ha il merito di dare finalmente spazio ad esperienze eterogenee cui forse manca, anocr aoggi, un palcoscenico appropriato. 


www.siggraph.org/artdesign/gallery/S05/

www.electronic-life-forms.de/

www.boredomresearch.net/features/index.html

http://johngerrard.net/index.htm

www.jimcampbell.tv/

www.annisse.com

http://enlighted.com

http://psymbiote.org/cyfash/

www.cutecircuit.com/

www.banffcentre.ca/bnmi/research/current/

www.cap.eca.usp.br/wawrwt/version/english/index_en.html

www.flightdream.org/simona/electric_scenario.html

www.philosophica.jp/english/awarewear/presentation.html

http://enlighted.com/

www.annisse.com

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