NOT-SO-WHITE WALLS

L’interaction Design Institute di Ivrea continua a progettare interessanti prototipi, sfruttando in maniera creativa le nuove tecnologie. Dario Buzzini ha presentato un progetto per una carta da parati interattiva, una pellicola elettronica che può ricoprire le pareti delle nostre stanze, visualizzando testi ed immagini tramite un display a due colori. Tra le altre cose, Not-so-white Walls può mostrare SMS, email ed immagini scattate da telefoni cellulari.

 

EMERGENT SEMANTICS

Una frontiera di ricerca molto interessante riguarda le procedure di classificazione delle informazioni presenti sul web.
Fino ad oggi, gran parte dell’attenzione mediatica è stata riservata al progetto sul Web Semantico condotto dal W3C (World Wide Web Consortium – www.w3.org). Con un po’ di semplificazione, si potrebbe dire che il W3C propone di assegnare ad ogni contenuto presente sul web dei codici semantici che consentano di classificare il contenuto. In altri termini, prima di pubblicare un qualsiasi contenuto sul web, l’autore deve anche compilare dei campi aggiuntivi che aiuteranno i motori di ricerca a catalogare i file pubblicati.

In una prospettiva radicalmente diversa, i laboratori Sony hanno da poco presentato i primi risultati di un progetto di ricerca sulla Emergent Semantics. Nella Emergent Semantics le informazioni e i documenti pubblicati sul web vengono classificati automaticamente da agenti software che analizzano i tipi di files cercati, creati e scambiati dagli utenti durante le loro sessioni di file sharing e navigazione. Ad esempio, analizzando i singoli mp3 scambiati e cercati da gruppi di utenti, gli agents Sony sarebbero in grado di suddividere tutti gli mp3 in generi armonici e di assegnare codici di appartenenza a ciascun mp3. Dato che il layer semantico di catalogazione letteralmente emerge dall’interazione degli utenti, il processo è automatico e meno dispendioso di quello proposto dal W3C. Attendiamo curiosi le prime applicazioni di questa tecnologia per valutarne l’effettiva efficacia.

 

URLARE AL PROPRIO FRULLATORE

Kelly Dobson, una ricercatrice del MIT Media Lab di Boston, ha recentemente presentato al Future Film Festival di Bologna un prototipo di frullatore comandato dalle urla dell’utente. Il frullatore della Dobson è dotato di un sensore audio, che interpreta le frequenze della voce umana e si attiva quando l’utente produce un suono simile a quello di un frullatore in azione. In altri termini, per accendere il proprio frullatore la Dobson semplicemente urla (e non ha bisogno di pigiare pulsanti di accensione). Inoltre, modulando l’intensità del proprio urlo, la Dobson può anche controllare la potenza e la velocità del frullatore. L’interesse di queste ricerche è legato alla sperimentazione di nuovi paradigmi multisensoriali di interazione ed empatia con le macchine.


web.media.mit.edu/~monster/blendie/

www.pollinatingconsciousness.com

www.eetimes.com/article/showArticle.jhtml?articleId=51201131

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