Questo saggio ha lo scopo di analizzare il concetto di spazio interstiziale e la sua esplorazione creativa nei vari interventi artistici site-specific realizzati principalmente attraverso l’utilizzo della tecnologia digitale. Questa è la prima delle tre parti di cui è composto il saggio.

Introduzione

Nell’ambito dell’ arte contemporanea site-specific, si registra un interesse sempre maggiore per lo studio degli spazi in-between (o infra-spazi) attraverso l’esplorazione creativa delle possibili interrelazioni tra i vari tipi di realtà e in particolare, dei punti di intersezione che permettono gli scambi tra quelle realtà. Questo saggio analizza le modalità attraverso le quali è possibile svelare potenziali spazi interstiziali utilizzando varie tipologie di intervento spaziale innovativo come, ad esempio, realtà mixate, luoghi paralleli, ecc. Il saggio contiene inoltre una serie di discussioni in merito a diversi casi di studio scelti dal panorama artistico site-specific internazionale e dalle mie ricerche ed esperienze artistiche, con una particolare attenzione su come è possibile svelare diversi tipi di interstizialità in uno spazio fisico in cui i livelli di percezione e di realtà possono essere incrociati.

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Spazi interstiziali

Le origini del concetto di interstizialità e di spazio interstiziale risalgono alla definizione Platonica di Χώρα (Chôra), che ha posto le basi del concetto di spazialità, luogo e collocazione mentre, l’influenza della cosmologia Platonica è evidente anche nella scienza contemporanea. Accanto ai “modelli/idee” e alla loro “imitazione” la Chôra viene definita come un “ricettacolo invisibile e senza forma… dell’intero divenire” dove le Forme sono materializzate, secondo una dimensione che le avvicina allo spazio.

La caratteristica più importante della Chôra [1] è la relazione dinamica con il suo contenuto, dato che la Chora interagisce con i propri contenuti rimanendo allo stesso tempo un qualcosa di distinto da loro in un “modo inspiegabile e complicato”. [2]

Si verifica un continuo divenire, mentre l’asimmetria è causa del moto e del cambiamento. La Chora è completamente pervasa da forze non equilibrate ed eterogenee; è allo stesso tempo “scossa e scuotitrice” [3]. Le forme vengono create attraverso idee e numeri. In questa creazione dell’universo, i triangoli elementari alla base degli elementi vengono ristrutturati. Ad esempio, durante le fasi di transizione di questo processo di creazione, i cubi possono essere destrutturati tagliandoli sui lati oppure sui triangoli primari da cui hanno preso originariamente forma, dando come risultato delle lisce forme fluttuanti. Diversi elementi vengono “uniti” l’un l’altro mediante l’uso delle analogie matematiche e di conseguenza vengono collegate “definizioni intermedie” [4]. In questo modo, una matrice matematica caratterizza la Chôra Platonica e permette la “nascita delle forme”. [5]

L’eccezionalità della Chora Platonica è data dal ruolo e dal funzionamento della sua matrice numerica, più o meno simile a quello delle matrici algoritmiche dei sistemi di visualizzazione e modellazione digitale e di Realtà Virtuale. Tentare di tratteggiare un’analogia, o ancora, adattare il concetto di Chora alla creazione digitale, è una sfida piuttosto interessante. In questo caso, la nostra interpretazione di Chora, s’avvicina al concetto di rapporto matrice-flusso digitale, elementi chiave per interazioni e scambi. Elementi che tuttavia non sono affatto definiti, calcolabili e ordinati, così come non lo è l’infrastruttura algoritmica dei sistemi di visualizzazione digitale, caratterizzata da eterogeneità, astrazione, complessità, instabilità e rumore intrinsechi.[6]

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Tale questione ci invita ad esaminare la Chora Platonica in relazione alla caverna platonica, allegoria cui Platone fa ricorso nella Repubblica, per sposare le nozioni di realtà, percezione ed illusione. Nell’ambito dell’arte e delle scienze contemporanee, la caverna di Platone si può ridefinire per estensione, come CAVE, “Grotta” (acronimo di Cave Automatic Virtual Environment – ambiente d’immersione in Realtà Virtuale), o ambiente di realtà mescolate, dove possiamo vivere il possibile, oltre ad altri tipi di realtà, così come i rapporti mutevoli che possono rivelare nuovi tipi di percezione, valicando i limiti di una camera oscura delle dimensioni di una stanza.

Si potrebbe dunque affermare che si tratti essenzialmente di spazi di possibilità, prodotti mediante la Realtà Virtuale. Tuttavia, il possibile non lascia certezze. Ed è a questo punto che interviene la Realtà Virtuale, per consentire ad una possibilità di divenire “realtà”, uno strumento per simulare o prevedere la realtà, evocando così un senso di trasparenza, sicurezza e controllo. [7]

Questa situazione ci rimanda agli scritti di John Rajchman sul possibile. Infatti, come egli stesso spiega: “… Il possibile, la cui realizzazione non ci cambia,… non è qualcosa che possiamo sempre vivere, o analizzare per vedere…. [Il possibile non] ci pone di fronte una questione o un problema cui non siamo in grado di fornire anticipatamente delle risposte.” [8]

Anziché meramente applicare alla Realtà Virtuale concetti spaziali conosciuti, sorgono spontanee alcune domande, per esempio, qual è il risvolto della medaglia? Dove e come possiamo tracciare una linea netta tra realtà concreta e mondo virtuale? E dialettica a parte, cosa c’è di reale nel virtuale e viceversa? C’è forse la possibilità di tracciare una linea intermedia, e se sì, in che modo? Quale importanza rivestirebbe il conseguimento di tale obiettivo?

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In rapporto ai processi creativi implicati in architettura e nelle pratiche dell’arte site-specific, sarebbe interessante interpretare la Chora Platonica come una relazione tra “sostanza e spazio”, attribuendole un carattere molto più dinamico, interattivo e sorprendente. Perciò immaginando la Chora come ‘sostanza e spazio’ non si verifica quel gioco dialettico che altrimenti porterebbe ad eliminare uno dei due elementi.

Questo tipo di Chora presenta ed enfatizza il dialogo e l’interazione degli elementi che la compongono, ma non privilegia la superiorità dell’uno sull’altro. Inoltre potrebbe sembrare che da quando “sostanza” e “spazio” modificano costantemente se stessi e il proprio rapporto, i ruoli siano diventati intercambiabili. In un esteso significato metaforico del termine greco “ poesis”, la “sostanza” scorre, fluisce e attraversa le particelle dello “spazio”, lasciando le sue “impronte” temporali sulla materia dello “spazio” stesso. L’intensità, la velocità e la direzione della “sostanza” alterano lo “spazio”. Quest’ultimo tende a non mantenere intatto l’input precedente della “sostanza” ma allo stesso tempo non lo elimina del tutto.

Il concetto di spazio interstiziale, oggetto di ricerca insieme alla Chora nei saggi di R.E. Somol sul lavoro di Peter Eisenman, è stato uno degli elementi dominanti nell’architettura di Eisenman, sia in termine di processo di design che di prodotto finito. Uno spazio interstiziale può essere inatteso ma non privo di evoluzione. La nozione di architettura interstiziale è strettamente legata alle funzioni di un diagramma.

Come enfatizza sempre Eisenman, un diagramma “si trova” tra le fasi di completamento di un progetto. Il processo cruciale del prendere decisioni si verifica di solito tra queste fasi [9]. In particolare, per progetti come il Wexner Centre sono stati utilizzati modelli diagrammatici digitali basati sui processi di “mappatura” ed “escavazione artificiale”. Secondo Anthony Vidler, Eisenman intende mantenere la fusione fluida ma non dialettica degli spazi funzionali e disfunzionali. Queste spazi emergono dalla sovrapposizione virtuale di griglie topografiche e strutturali. Gli orientamenti “pre-decostruttivisti” e “post-decostruttivisti” interconnessi rinforzano un tipo di “lettura” discontinuo e non discorsivo. [10]

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In House X e Cannaregio Town Square, durante il processo di imprinting, gli elementi architettonici di design interagiscono l’uno con l’altro: in questo modo alterano i propri composti e a loro volta sono soggetti alla medesima alterazione. Ed è proprio il manifestarsi di questo “ doppio lavoro” che prova la presenza di un’ interazione reciproca. [11]

Di conseguenza, parlando di analogia metaforica con la Chora Platonica vista come “sostanza e spazio” , lo “spazio” è cosi tanto “sovrimpresso” che influenza il percorso della “sostanza”. Come un prodotto finito, una costruzione sfida l’estetica funzionale di tipi architettonici standard, come se consistesse essenzialmente di un accumulo di ‘avanzi’ provenienti dalle varie fasi di design.

In termini di arte digitale site-specific, l’opportunità di rivelare e sfidare le relazioni fra diversi tipi di realtà e percezione si può raggiungere attraverso l’ esplorazione di vari tipi di spazio interstiziale usando strumenti di visualizzazione digitali, il VR e ambienti virtuali al fine di creare degli interventi spaziali tanto innovativi quanto inquietanti. Invece di essere percepito come una sorta di punto zero, lo spazio è in evoluzione incontrollata ed eterogeneo, poiché presenta molteplici strati di virtualità e realtà. L’influenza della fisica quantistica e del concetto di”informazionalismo” di Manuel Castells è particolarmente evidente nello sviluppo dell’arte digitale e della media art. Come spiega Lev Manovich, la “ logica binaria del visibile/invisibile” non è più importante:

la nuova logica spaziale può essere descritta usando termini quali funzioni o campi, poiché dal punto di vista di queste nuove tecnologie, ogni punto nello spazio ha un particolare valore su un possibile continuum

.lo spazio come strati di dati. Ciò non significa che lo spazio fisico diventa irrilevante…è tramite l’interazione dello spazio fisico edei dati che vengono create alcune delle più sorprendenti opere d’ arte del nostro tempo.

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Per mezzo di tale interazione, è possibile andare oltre i limiti della creazione di un iperspazio armonioso e definito che sarebbe caratterizzato dall’unità e dalla continuità dell’aumento spaziale. Una delle possibilità più stimolanti che si presentano, sarebbe quella di svelare in modo creativo vari spazi interstiziali del principio come provenienti dalla complessità; dagli invisibili ed inquietanti “campi di potenzialità”tra gli stati transizionali della trasformazione spaziale e lo scambio.

Emergerebbero cose impercettibili e intermedie, man mano che sveliamo tutto ciò che è osservabile. Quest’ultimo può essere percepito come la conseguenza delle varie intersezioni di campi che interagiscono e delle rotture che emergono dalla natura mutevole ed eterogenea degli strati dello spazio. Un’oscillazione tra atopie, utopie e distopie può mettere in discussione il confine definito tra una pianta, una mappa e un edificio, e il suo significato. Tali spazi interstiziali possono essere svelati usando mezzi materiali/immateriali come la luce e le linee così come il disegno e l’elaborazione di diagrammi, per ‘aprire’ le ‘interfacce’ del pensiero,del VR e dell’architettura costruita.


Note:

[1] – Plato, Timaeus & Critias (with translation in modern Greek & comments by the Kaktos Literature Group), Ancient Greek Literature “The Greeks” Series 171, ed. Odysseus Chatzopoulos, Kaktos Publications, Athens, 1993, 50c – 51b, 52d (49a, 52b).

[2] – Ibid, 51a-b.

[3] – Ibid, 49d, 52d-e, 53a, 57c,e, 58a-c.

[4] – Ibid, 57c-d, 56d, 31c. Comments Nos. 25 & 68, pp. 303, 313.

[5] – Ibid, 27d. Comment No. 16, pp. 299-300. See also: Fratzeskou, Eugenia, “Chora Platonica & Digital Matrix”, Digimag, No. 55, June 2010, http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1823, Fratzeskou, Eugenia, New Types of Drawing in Fine Art: The Role of Fluidity in the Creation Process, LAP – Lambert Academic Publishing, 2010 and Fratzeskou, Eugenia, Operative Intersections: Between Site-Specific Drawing and Spatial Digital Diagramming, LAP – Lambert Academic Publishing, 2010.

[6] – Fratzeskou, Eugenia, “Chora Platonica & Digital Matrix”, Digimag, No. 55, June 2010, http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1823, Fratzeskou, Eugenia, New Types of Drawing in Fine Art: The Role of Fluidity in the Creation Process, LAP – Lambert Academic Publishing, 2010 and Fratzeskou, Eugenia, Operative Intersections: Between Site-Specific Drawing and Spatial Digital Diagramming, LAP – Lambert Academic Publishing, 2010.

[7] – Fratzeskou, Eugenia, “’Tracing’ Infra-spaces: Complicated Beginnings & Elliptical Ends [Part 2]”, Digimag No. 61, February 2011 , http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1985.

[8] – Rajchman, John, Constructions, Writing Architecture Series, MIT Press, 1998, p.117.

[9] – Eisenman, Peter, Diagram diaries, Thames & Hudson, London, 1999, p.34.

[10] – Anthony Vidler, The Architectural Uncanny: Essays in the Modern Unhomely, MIT Press, 1992, p.119 (see also pp. 118, 121).

[11] – Ibid, pp.194, 196. Manovich, Lev, 2005, The Poetics of Augmented Space,http://www.manovich.net/DOCS/Augmented_2005.doc, accessed: 17/9/2010.

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