Dal ventisette gennaio al primo febbraio si è svolta a Bologna l’undicesima edizione del Future Film Festival, la rassegna dedicata alle nuove tecnologie software applicate al cinema. Più di 150 appuntamenti tra proiezioni e incontri, 27 lungometraggi in anteprima, oltre 30.000 presenze: questi i numeri della manifestazione vinta da Martín Fierro, dagli argentini Lliana Romero e Norman Ruiz  con una menzione speciale a “Sword of the Stranger” di Masahiro Ando.

Il pezzo forte della programmazione era però il 3D DAY, che per la prima volta in Italia ha riunito per una tavola rotonda le major cinematografiche, distributori, esercenti e fornitori di tecnologia 3D (dai sistemi di proiezione agli occhiali) per fare il punto su quella che è considerata la nuova frontiera del cinema del futuro. L’evento ha raggiunto un tale successo che a detta degli organizzatori diventerà un appuntamento fisso di tutti i FFF a venire. Cameron, Katzenbenber, Spielberg, sono alcuni dei nomi del pantheon degli dei hollywoodiani che annunciano l’avvento del 3D come una rivoluzione paragonabile al passaggio dal muto al sonoro. Il cinema tridimensionale rievoca in tutti gli occhialini di plastica, messaggeri di un cambiamento annunciato epocale qualche lustro fa ma poi disatteso. Eppure a detta degli esperti questa potrebbe essere la volta buona per due ordini di motivi che sembrano sostenersi a vicenda.

In primo luogo, il 3D piace molto alle major che investono barche di dollari. Il film “Avatar” di Cameron in uscita per dicembre 2009 costerà 200 milioni di dollari. I pari grado di Cameron come, oltre a quelli citati sopra, Lucas o Jackson, magari non raggiungeranno queste cifre, ma non si dedicheranno di certo a produzioni low cost. In secondo luogo, per le major, il cinema 3D rappresenta la frontiera tecnologica più avanzata per combattere la pirateria che ad oggi non può copiare queste pellicole. Inoltre significa abbattere i costi di distribuzione delle copie, di ritiro e stoccaggio. Vantaggi considerevoli i cui costi ricadono anche sulle spalle degli esercenti: sono loro che devono passare dal proiettore tradizionale al digitale e poi alla sala digitale attrezzata anche al tridimensionale (non vi è infatti 3D senza prima passare al digitale).

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L’innovazione piace ai divi di Hollywood che siedono dietro la cinepresa. Tutti i big sembrano morire dalla voglia di cimentarsi con la nuova frontiera artistica. Gli storyboard saranno scritti direttamente pensando alle possibilità offerte dal 3D per emozionare la platea e nuove figure professionali, addette alla loro stesura, saranno dotate delle necessarie conoscenze per esplorare queste nuove capacità espressive. La differenza, ammetto, si nota. Alla proiezione di Bolt in 3D, ero di fronte al solito Bolt bidimensionale con la differenza che ogni tanto il cagnolino dava l’impressione di saltare fuori dallo schermo. Quando è stato il turno dell’assaggio in anteprima italiana di Mostri contro Alieni – in uscita a fine marzo – ero veramente di fronte a qualcosa di entusiasmante.

Se major e artisti convolano a nozze in preda al raptus 3D, gli esercenti ci mettono il classico dito. Chi gestisce le sale è meno entusiasta visto che per offrire le meraviglie della tecnica al pubblico – più bonus antipirateria e taglio dei costi alle major – deve affrontare le spese di trasformazione della sala da cinema a polo multimediale, dove proiettare anche eventi sportivi e concerti in 3D. Lo scontento è poi proporzionale alla dimensione dell’esercente: più è piccolo e più l’avvento della nuova era rappresenta una pietra tombale, poiché l’entità dell’investimento sembra ragionevole solo per i multiplex.

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Di certo, l’ondata rivoluzionaria che si abbatterà in Italia con le sembianze di “Avatar”, “Mostri contro Alieni”, “Shreck 4″, “Madagascar 3″, “Ice Age 3″, “Final Fantasy 4″, “Tron 2.0″, “Pirati dei Caraibi 4″, “Alice nel paese delle meraviglie” (di Burton) – tanto per dire alcune delle prossime uscite tridimensionali – dovrà fare i conti con i soli 42 schermi nazionali attrezzati per riceverli (per altro dislocati a macchia di leopardo: nessuno per esempio a Roma e nel sud Italia).

Vi lascio con tre note a margine: primo, l’industria porno, già in marcia per cogliere l’innovazione; secondo, la Luxottica che studia occhiali da sole con lenti adatte alle proiezioni tridimensionali; terzo, la possibilità di trasportare il 3D negli home teathre. In un futuro prossimo, stare seduti in poltrona con gli occhiali da sole potrebbe assumere contorni imbarazzanti… 


www.futurefilmfestival.org

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