Inventato dal famoso, controverso e geniale scienziato Nikola Tesla alla fine del IXX Secolo, il “Raggio Viola” diventò uno strumento di cura diffuso nell’elettroterapia. Negli anni Trenta si diceva che la scarica di particelle elettriche di colore violetto emesse dal dispositivo, potesse curare dalla lombalgia al carbonchio.

Edgar Cayce, il padre della medicina olistica ne raccomandava caldamente l’uso, fino a che la Food&Drug Administration ne proibì la commercializzazione perché l’azienda produttrice fu condannata al risarcimento di un danno dovuto proprio all’utilizzo di tale strumento. Qualche decennio più tardi avvene però la sua rinascita. Iniziarono infatti a diffondersi le Violet Wands, elettrostimolatori derivanti dal “Raggio Viola”, apprezzati sia nei dipartimenti di polizia sia nelle comunità S&M. Grazie infatti al controllo dei vari livelli di intensità era possibile applicare corrente a basso voltaggio con intensità variabile che va dallo stimolare piacere fino addirittura al bruciare le parti del corpo toccate.

Ed è proprio intorno a questi oggetti magici che prende vita il più recente ambito di indagine estetica e concettuale del lavoro di Carrie Mae Rose, scultrice, performer, designer interattiva, nota soprattutto per il suo lavoro Wearable Weapons realizzato nell’ambito di una residenza e borsa di studio presso Eyebeam a New York. Collari fatti di lame taglientissime, corpetti intrecciate di forbici, costruiti riciclando le forbici e le lame di rasoio confiscate presso gli Transportation Security Administration degli aeroporti, una serie di oggetti che spingono ai limiti i concetti di moderno fashion design

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Una bellezza duale, che può fare male, ferire, ma che può apparire vulnerabile allo stesso tempo, come afferma la stessa Carre Mae Rose presentando i suoi progetti nell’arco della nostra intervista: una serie di oggetti e sculture che indagano i confini tra moda e feticismo, tra piacere e dolore, tra attrazione estetica e repulsione.

Una serie di contrasti e contrapposizioni, quindi, che appaiono evidenti in tutti i suoi lavori, dalla serie Scissors Sculpture – sculture e installazioni su larga scala che indagano in modo forse ancora più profondo quel concetto di “vulnerabilità” tanto caro a questa artista/design visionaria – ai lavori che compongono l’estetica di Wings, ali composte di lame e forbici a rappresentare quasi una collisione emozionale tra il timore dell’oggetto metallico e tagliente e la celestialità dell’elemento “aereo” ed angelico…

Perchè, come afferma la stessa Carrie Mae, nell’art statement presente sul suo sito: “My wearable weapons, agave armor and interactive costumes awaken the power of vulnerability. Devastating beauty that could kill. These items push the boundary of fashion to the absolute limit. This work investigates the charged intensity of our current epoch with natural disasters, global environmental degradation and war and explores the cultural edge and choices we each have to make to destroy or transform. These pieces explore the role of the feminine in our cultural of militarization and speak to the influence it is currently having on trends in pop culture, education, entertainment and high-fashion.

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Zoe Romano: Come descriveresti Carrie Mae in una frase?

Carrie Mae Rose: Direi che Carrie Mae è una Valchiria con una personalità prometeica.

Zoe Romano: In un’intervista precedente hai raccontato come il tema principale intorno a cui si costruisce la tua arte è il concetto di “vulnerabilità”. In che modo i vestiti e gli accessori ti aiutano a esprimere questo concetto? E perché vedi il corpo umano quale simbolo di “vulnerabilità”?

Carrie Mae Rose: Quando parlo di vulnerabilità mi riferisco anche all’altro lato dell’equazione, ossia la “protezione”. Non è possibile avere uno senza l’altro; si definiscono a vicenda. Le Wearable Weapons sono iniziate con l’esplorazione di temi quali l’intimità personale e la dinamica delle relazioni intime – il bisogno di sentirsi sicuri e protetti quando si è vulnerabili e il delicato confine tra l’essere aperti e la possibilità di essere feriti. Sono affascinata dal concetto di bellezza devastante.

Qualcosa di talmente bello che può creare una grande apertura. Quella strana sensazione di fa-così-fantasticamente-male. Questa caratteristica di intensa vulnerabilità e apertura mi rimanda a un’idea di combustione ed è per questo che mi sono messa a ricercare e costruire partendo dall’elettricità e dal fuoco.

I vestiti e le decorazioni del corpo per le forme femminili aggiungono un altro elemento di giustapposizione tra la pelle che è soffice e i materiali che sono invece pericolosi, appuntiti e duri. Mi piace questo limite. Il femminile è sempre stato storicamente definito come legato al nutrimento ma allo stesso tempo anche al pericolo, le donne definite come dee ma anche meretrici. Mi piace rappresentare sia la morbidezza di Maria, sia la ferocia della dea Kali decorando il corpo nudo femminile con lame di rasoio. Inoltre, credo che ci sia un modo per raggiungere il sublime accettando il rischio di diventare vulnerabile. Il mio corpo è il veicolo fisico che può farmi raggiungere questo livello di estasi ed è vulnerabile alla morte e al decadimento.

Zoe Romano: Di solito è più comune pensare agli abiti più come scudo per difendere il nostro corpo piuttosto che come arma d’attacco. Come hai sviluppato questo punto di vista?

Carrie Mae Rose: Inizialmente ho cominciato a usare il termine “armi” (weapons) perchè avevo a che fare con le forbici confiscate negli aereoporti che il governo stesso definisce come “arma”. Ma usavo quel termine in maniera, in qualche modo, ironica. Wearable Weapons prende spunto da questa domanda: Se gli dei avessero un’armatura, di quale sostanza sarebbe fatta? La mia risposta è: Fuoco. Puro Fuoco. Intensità pura e bruciante, densità impenetrabile. Ho deciso di rappresentare questo Fuoco-degli-dei usando vero fuoco ed elettricità.

Le Wearable Weapons sono costruite per provocare e ispirare chi le indossa. Non per attaccare. Quando si interagisce, indossandole o prendendo in mano tali oggetti con rispetto, non ci si ferisce. Se non si ha cautela e consapevolezza, allora sì, possono far male.

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Marco Mancuso: Facendo riferimento invece al progetto Wings, sembra evidente in questo caso un tuo approccio all’opera che mira a creare una contrapposizione ancora più forte tra la “pericolosità” dell’oggetto (forbici, rasoi, lame) e la “purezza e celestialità” delle ali. E ancora, c’è una qualche corrispondenza tra la fisicalità delle lame (idea di freddo) e l’effimeralità dell’atto del volo (idea di caldo). Cosa ci puoi dire a riguardo?

Carrie Mae Rose: Il tema delle ali è continuamente presente nel mio lavoro, dato che per me rappresentano un simbolo di libertà, di potere, di spiritualità. Ho una costante curiosità a muovermi al di sopra della quotidianità, ad averne una vista a volo d’uccello; una sorta di prospettiva più alta della mia vita e del mondo. L’ispirazione iniziale per la mia prima scultura di ali di 9 piedi è stato un viaggio che ho compiuto nel 2011 nei luoghi della mia infanzia. Mi ricordo di questo uccellino che mi morì tra le mani, avendo la netta sensazione che se non me ne fossi andata immediatamente anche le mie ali si sarebbero rotte.

Decisi quindi di conservare le ali dell’uccellino, di digitalizzarle e di usarle come outline per il pezzo Ascendent-See. Da allora, in modo sicuramente non previsto, quell’immagine è diventato lo sfondo perfetto per scattare delle immagini di me (e dei miei amici) con le ali. Ascendent-See ha dei piccoli occhietti epossidici lungo i bordi per rappresentare l’onnipotenza e la prospettiva espansa degli Angeli e di tutte le altre creature volanti.

Ogni volta che lavoro con nuovi materiali, li voglio sempre usare nelle mie ali. Le ho fatte anche con foglie di agave.

C’è sicuramente un aspetto con il quale mi piace giocare. Fa parte del mio lato maggiormente spirituale. Costruire cerchi, ali e armi (per proteggersi) sono stati sicuramente i miei temi che ultimamente fanno riferimento a una profonda voglia di assoluto, di libertà, di sicurezza personale. Per me, aprirsi al regno spirituale è la più grande delle forme di protezione possibili. Il mio lavoro, offre il messaggio che la sola reale protezionale e la protezione spirituale. Le armi sono infatti solo una falsa promessa.

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Zoe Romano: Il tuo ultimo lavoro si basa sulle Violet Wands, giochi erotici che stimolano il corpo con l’elettricità. In che modo ti hanno affascinato e cosa stai cercando di esplorare hackerandoli?

Carrie Mae Rose: Iniziai a concepire il progetto delle Wearable Weapons (Fire-of-the-Gods Series) come un vestito di fuoco e ali con archi elettrici. Quando ho cominciato a capire di più di elettricità, mi son subito resa conto che lavorare con le Violet Wands era il punto di partenza più sicuro da cui partire. Mi ispirano la delicatezza dei lacci e i collari elisabettiani. Sto progettando di costruire un’armatura elettrica portabile e sicura in grado di lanciare mini impulsi di archi elettrici attivabili dalla voce, con elettrodi di filigrana illuminata collegati alle Violet Wands.

Il costume proteggerà chi la indossa dagli shock elettrici grazie a una sottile gabbia di Faraday realizzata a maglia con filo conduttivo. Mi son messa in contatto con uno dei principali produttori di Violet Wands – http://violetwanda.com che gentilmente me ne ha donate una dozzina insieme ad un vasto assortimento di elettrodi interni ed esterni. Mi ha suggerito di progettare dei nuovi elettrodi che poi possiamo riempire con gas Argon. Sta prendendo piede tutta una nuova direzione per il mio lavoro che mi sta stimolando molto.

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Zoe Romano: All’inizio della tua carriera aspiravi a diventare stilista ma dopo aver frequentato la scuola di moda e aver lavorato per 9 mesi in una casa di moda hai capito che non era proprio la tua strada. Quali aspettative non sei riuscita a soddisfare e come hai scelto poi di muoverti verso l’arte?

Carrie Mae Rose: Non si è trattato tanto di aspettative che non sono riuscita a soddisfare, ma piuttosto riguardava più che altro una parte di me che si sentiva costretta dai limiti della moda tradizionale. Adoro la libertà dell’essere un’artista. Mi piace cucire ma allo stesso modo adoro scolpire, saldare, martellare, tagliare e creare con metallo, cavi, cerniere, vetro, creta, fibre e vari oggetti riciclati. Di recente ho imparato come costruire con la tecnologia attraverso la programmazione, i sensori, i microcontrollori, le laser cutter e le stampanti 3d.

Gli strumenti digitali verranno decisamente integrati nel mondo della moda e mi piace molto il lavoro di Iria van Herpen (http ://www.irisvanherpen.com/) e Christopher Kane per il loro uso di materiali tagliati al laser.

Credo che gli artisti debbano sfidare le convenzioni culturali per provocare e risvegliare la gente attraverso l’innovazione e lo stupore. Recentemente sono stata molto ispirata guardando il video del Solar Sinter Project di Markus Kayser - http://vimeo.com/25401444. Il suo progetto mi ha veramente colpito!! E’ un grande esempio di come un artista sia riuscito a inventare una nuova tecnica che potrebbe essere potenzialmente applicata in molte nuove idee future. Mi piace considerare gli artisti come inventori, in grado di non dover sopportare dei vincoli o pesi come accade in altri campi, per esempio la scienza o la moda. Possiamo essere interdisciplinari intrecciando l’arte, la moda, con la tecnologia, la scienza e la performance.

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Zoe Romano: Negli ultimi 10 anni la situazione del settore creativo è andata peggiorando. I tagli ai fondi pubblici per la cultura e la crisi finanziaria stanno rendendo molto difficile il lavoro in questo campo. Come vedi la situazione? Riesci a mantenerti attraverso la tua arte o ci sono altri progetti che ti permettono di pagarti l’affitto? Stai facendo dei piani particolari per i prossimi anni?

Carrie Mae Rose: Qualcosa dentro di me ha bisogno di fare arte. Non ho una reale possibilità di scelta. Una volta mi è stato detto che c’è una carenza di buone idee, non di finanziamenti e ciò si è rivelato vero nella mia esperienza. Credo che se si ha una visione forte e chiara, c’è sempre un modo per renderla manifesta. La mia residenza e borsa di studio presso Eyebeam (http://eyebeam.org) mi sta offrendo un supporto finanziario ed emotivo per sostenere questa fase di lavoro con le Wearable Weapons.

Per continuare ci vuole anche ostinazione, pazienza, veri amici e una famiglia che ti sostenga. Sono sempre alla ricerca di storie che mi raccontino come altri hanno perseguito i loro obiettivi senza lasciarsi andare nonostante le difficoltà. Penso spesso a come non riuscirei a vivere a New York e portare avanti la mia missione se non avessi un’esperienza di Connessione quotidiana che mi ricarichi. Questo conforto interiore è il vento sotto le mie ali.


http://carriemae.com/

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