L’esperienza multisensoriale della realtà socio-urbana è stata la questione cardine affrontata nel simposio internazionale “Faire une ambiance” tenutosi dal 10 al 12 settembre a Grenoble. Simposio curato da Jean-François Augoyard (filosofo, urbanista e musicologo) e da Cresson (Centre de Reches sur l’Espace Sonore et l’Environment Urbain), che da più di vent’anni si occupano dell’ambiente sensibile con un approccio interdisciplinare, integrando la percezione dello spazio pubblico con il contesto socio-culturale.

Iniziate le loro ricerche con un’attenzione specifica verso la percezione sonora dell’ambiente, nel corso degli anni hanno esteso il campo di ricerca e gli approcci metodologici a tutte le altre forme percettive. Il simposio, denso nella sua programmazione ed estremamente ricco di interventi, ha fornito l’occasione di mettere a confronto definizioni, metodologie di analisi e di rappresentazione, sviluppate nell’ambito della ricerca interdisciplinare francese, con quelle elaborate da ricercatori e da professionisti internazionali.

La definizione di atmosfera , il modo in cui essa possa essere percepita, analizzata, progettata e generata in ambito architettonico e urbanistico, è stata al centro degli argomenti affrontati dagli architetti, urbanisti, paesaggisti, geografi, designer, artisti, specialisti in scienze neurologiche, filosofi, sociologi e antropologi presenti. Un approccio interdisciplinare e trasversale tra i ricercatori e professionisti risulta necessario per integrare le carenze delle procedure tecniche e regolamentari, che stimano quantitavamente la complessità della realtà socio-urbana a scapito dell’aspetto qualitativo.

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L’attenzione alla sfera percettiva di chi vive quotidianamente lo spazio pubblico, si inserisce in questo contesto. Due sono stati i punti cardine attorno ai quali è stato strutturato il programma del simposio: comprendere e distinguere il significato di atmosfera da quello di ambiente ed emancipare l’ atmosfera da un quadro normativo.

Se l’ ambiente connota uno spazio costruito dal punto di vista puramente fisico, l’atmosfera con la sua concezione interdisciplinare (qualitativa ed aperta) permette di riconsiderare la percezione sensibile e l’esperienza estetica. In questo senso, l’emancipazione dell’ atmosfera dalle prospettive eccessivamente normative sulla materia dell’ ambiente favorisce, attraverso una pratica multisensoriale, un’attenzione verso le situazioni ordinarie della vita urbana.

La relazione che intercorre tra la percezione sensibile dei pedoni in relazione al percorso scelto al momento di attraversare una piazza di Bonn è stato oggetto della ricerca empirica svolta da Rainer Kazig. Suo obiettivo era mostrare come lo stato interiore del fruitore si modificasse sistematicamente rispetto all’atmosfera percepita. L’atmosfera viene considerata come un “medium invisibile” dell’ambiente rispetto alla capacità sensibile dell’uomo.

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Sandra Fiori e Cécile Regnault hanno mostrato come poterla invece concepire attraverso l’illuminazione e il suono, presentando all’interno dei loro interventi esempi di progetti realizzati.

Michel Cler, partendo dal presupposto che il colore rifletta la cultura e la geografia di un luogo, ha illustrato come la complessità cromatica si rifletta sull’aspetto fisiologico e come gli studi cromatici e le loro applicazioni possano essere strumenti di congiunzione tra ambienti o quartieri diversi.

Luc Gwiazdzinski ha introdotto invece la percezione notturna dello spazio urbano considerando l’esperienza di chi lo percorre relazionandosi ai suoi ritmi, ai sui tempi, ai suoi utilizzi, al suo pulsare.

Di particolare rilievo sono stati gli interventi brasiliani che hanno mostrato progetti inerenti l’esperienza della memoria corporea (corporeografia) durante l’errare quotidiano (Paola Berenstein Jacques); la rappresentazione di un’atmosfera urbana costruita sulle testimonianze percettive di soggetti tra loro socialmente distinti, che vivono e occupano quotidianamente il luogo d’indagine (Cintia Okamura); la costruzione di un’atmosfera condivisa tra gli abitanti in una situazione di emergenza abitativa (Patricia Mendes); il senso affettivo, identitario con lo spazio vissuto generato dalla sua atmosfera (Cristiane Rose Duarte).

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La necessità di unire l’approccio tecnico con una sensibiltà estetica, è stata confermata dai progetti presentati sulla mobilità. L’integrazione di questi due aspetti, se ben equilibrata, può valorizzare la funzione dello spazio in relazione con l’esperienza sensibile dei fruitori, come succede nei progetti “Parking cathédrale” a Nantes presentato da Claude Puaud e lo studio sulla Gare du Nord, presentato da Eloi Le Mouel.

Al contrario ho trovato deboli alcuni progetti che si sono avvalsi di complessi sistemi di simulazione virtuale di spazi architettonici (Duan Wu) o sonori (Björn Hellström, Philip Zalyaletdinov).

Duan Wu ha esplorato un sistema di mappatura dell’atmosfera di una passeggiata virtuale nelle “Therme Vals” di Peter Zumthor, senza tener conto, nei parametri di rappresentazione, dell’aspetto sonoro e di quello olfattivo che contraddistinguono quel luogo. Björn Hellström e Philip Zalyaletdinov hanno invece introdotto un modello di simulazione di atmosfere sonore di spazi semipubblici con lo scopo di poter modellare il design acustico in parallelo alla progettazione architettonica.

Ho avuto l’impressione che, pur volendo rappresentare delle condizioni acustiche reali, ci fosse forse un eccesso di astrazione dall’esperienza sensibile del quotidiano.

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Con l’eccezione dell’introduzione a software di simulazione di atmosfere, in equilibrio tra la dimensione qualitativa e quantitativa, tra il percepibile e il misurabile, è mancata all’interno di Faire une ambiance un’attenzione specifica alle nuove tecnologie digitali e su come esse interagiscano nella percezione dello spazio urbano. Interessante sarebbe immaginarsi la loro integrazione al processo di comprensione, di rappresentazione e di generazione qualitativa di atmosfere.

Gli interventi artistici, collocati per questioni di tempo nei pochi momenti di pausa degli interventi teorici, sono risultati purtroppo marginali. Sarebbe importante per il prossimo appuntamento di Faire une ambiance, previsto tra quattro anni, pensare di dedicare uno spazio maggiore alle sperimentazioni artistiche sensibili ai temi presentati, come di fatto è stato fatto per le piacevoli passeggiate sensoriali (sonore, olfattive, dinamiche e scultoree/corporee) che hanno permesso ai partecipanti di cogliere parte delle metodologie sviluppate da Cresson.

Nel complesso “Faire une ambiance” è stato un simposio molto bello e intensivo. Ha mostrato una sensibilità e una preoccupazione verso la città intesa come luogo di vita e di condivisione comune e come, nella trasverslità e interdisciplinarietà, sia possibile sviluppare e sperimentare nuove metodologie di analisi che tengano conto dell’atmosfera come parametro qualitativo per considerare quale ambiente generare, quale ambiente migliorare e quale proteggere.

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“Faire une ambiance”, è stato quindi il primo passo per stimolare un confronto e un aggiornamento continuo in ambito internazionale su una percezione multisensoriale dello spazio socio-urbano. Con questo intento è stata data vita ad un network sull’atmosfera, consultabile sul sito della rassegna, aperto a tutti gli interessati. Per saperne di più sui singoli interventi affrontati nelle varie sessioni (qualificazione, multisensorialità, rappresentazione, scala di azione, messa in gioco), consiglio di leggere gli abstracts del simposio consultabili dal programma di “Faire une ambiance” .


(http://www.cresson.archi.fr/AMBIANCE2008-programme.htm).

www.cresson.archi.fr

www.ambiances.net

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