Dal 17 al 19 ottobre, a San Rafael (California) si è tenuta la 19° edizione della conferenza Bioneers; stiamo parlando di un forum di scenario che sostiene le speranze di un “futuro sostenibile, equo e bello” come la California e pochi altri stati riescono ancora a portare avanti a livello di discorso pubblico.

I colloqui, i report e le sessioni speciali hanno aperto la porta a teorie futuriste, a speculazioni, ma soprattutto ad esperienze di rilevante successo di bio-design orientato allo sviluppo e al mercato reale. Dal 1990, vale a dire dai tempi in cui il discorso ecologista non correva ancora il rischio di diventare mainstream, questo simposio ha offerto riflessioni sull’impatto della crescita della popolazione sul pianeta e ha tentato di formulare risposte in chiave ecologista.

Nella edizione di quest’anno hanno svolto un ruolo chiave le applicazioni che afferiscono alla nuova disciplina della Biomimicry. La Biomimicry consiste in un metodo innovativo che tenta l’emulazione di strategie e modelli naturali di sopravvivenza per progettare nuovi prodotti ingegneristici: un’applicazione esemplare in questo senso è lo schermo Mirasol che per la visualizzazione delle sue tonalità sembra aver preso alla lettera il termine di “sfarfallio” dei colori, perché trae ispirazione dall’iridescenza sviluppata dal battito delle ali delle farfalle. In linea con questo tipo di tecnologie emergenti possiamo citare l’esempio della piccola azienda WhalePower che ha sviluppato turbine a vento ispirate alla forma della megattera, un tipo di balena comune, caratterizzata da pinne particolarmente lunghe rispetto alle dimensioni corporee.

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Bioneers si è rivelata dunque un’occasione che ha offerto spunti interessanti ad una delle direzioni che il design sembra avere intrapreso tra la fine del XX° secolo e l’inizio del XXI: quella di una progettazione che si fa interprete dei codici biologici, traducendo l’intelligenza dei manufatti naturali nei prodotti artificiali. Possiamo definire questa tendenza Biomimicry o con la felice formula coniata dall’architetto Carla Langella come Hybrid Design (vedi Carla Langella, Hybrid design. Progettare tra tecnologia e natura, 2007), ma è indubbio che ci troviamo di fronte a un nuovo corollario di variabili che investe il design.

Se l’”ispirazione naturale” è una tendenza che molti non esitano a definire come falsa scoperta -perché l’uomo ha da sempre tratto ispirazione dalle forme della natura – è difficilmente negabile il cambiamento in atto del contesto socio-economico (e politico) dentro il quale esso si realizza: l’urgenza di sopravvivenza per il genere umano; le nuove potenzialità per le conquiste cognitive delle scienze biologiche; i potenti strumenti tecnologici che riescono ora ad intervenire sulle logiche dei processi evolutivi presenti nei sistemi naturali.

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Sono questi i fattori che concorrono a riformulare i paradigmi del design: sostenibilità e performatività contro la quantificazione, risparmio energetico e riduzione degli scarti contro la riproducibilità e la diffusione su larga scala dei prodotti, ma soprattutto ergonomia, riutilizzo, robustezza, naturalezza, riparabilità dei materiali contro la semplice formula della forma-funzione.

Per portare avanti la riflessione teorica è meglio rifuggire da tesi facili e a mio avviso di poca rilevanza come quella di Zizek che sintetizza l’essenza del design in una mera forma ideologica (Slavoj Zizek, “Le design Essais sur des théories et des pratiques” in Le design Essais sur des théories et des pratiques). Recuperiamo piuttosto la magistrale introduzione alla parola design che ha proposto Vilém Flusser (Vilém Flusser, Filosofia del design), insistendo sulla stretta relazione che in inglese sussiste tra le accezioni della parola design come “piano”, “proposito”, “figura” con quelle di “astuzia” e “inganno”. Se il design è anche astuzia e inganno, la discussione sulle sue prospettive va riportata astutamente (con design) nei binari della realizzabilità delle soluzioni, sull’incidenza dei costi e sulla concorrenza dei mercati con produzioni in economie di scala.

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E’ a questo punto che la politica e le politiche tecnologiche devono intervenire per sostenere questi progetti che offrono benefici a medio-lungo termine per tutta l’umanità; prospettive lungimiranti che i mercati globali stanno perdendo sempre più di vista, ma che vanno appunto sostenute pubblicamente per i valori universali che propongono. 


www.biomimicryinstitute.org/

www.qualcomm.com/products_services/consumer_electronics/displays/mirasol/

www.whalepower.com/drupal/

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