Sarà la crisi, anche se viene così ben dissimulata dalla superficie patinata della marca Barcellona, ma qualcosa quest’anno ha intristito il festival ArtFutura, finora evento frizzante e molto affollato. La 19ª edizione si è presentata in un certo senso stanca, povera e bassa di energie, nonostante le anticipazioni la promettessero illuminata almeno dai bagliori della mostra Máquinas y Almas, che si è conclusa il 13 ottobre al Museo Reina Sofia di Madrid e di cui abbiamo parlato lo scorso numero di Digimag

Delle opere della mostra, ArtFutura ha ereditato solo Tecura di EVRU, una delle proposte che già a Madrid erano passate quasi inosservate accanto alla colossale bellezza della maggior parte delle altre, e un prototipo di Hanson Robotics (a Madrid presente con Julio, un androide creato per l’occasione con David Byrne) con cui non era possibile interagire. Per il resto, le eredità dello spettacolare evento madrilegno sono state “solo” un documentario presentato nello spazio dedicato alle proiezioni, un interessante intervento in cui si è raccontata la concezione della mostra (con particolare attenzione all’architettura e al design dello spazio espositivo, perché contribuissero a determinare l’esperienza del visitatore intorno ai concetti di dialogo e mistero) e il tema conduttore di quest’edizione del festival.

Nonostante la povertà e il vuoto desolante del cortile della città del teatro (gli anni scorsi occupato da un grande tendone contenente opere e prodotti commerciali, che comunque sottolineavano il carattere fortemente tecnologico dell’evento e diventavano spazi di aggregazione), l’evidente competenza e la passione che animano gli organizzatori hanno permesso di disseminare il programma di delizie di forte impatto. Lo scopo, quindi, quello di sollevare interrogativi sul binomio macchina-anima e di provare a formulare definizioni e previsioni, è stato comunque raggiunto.

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Emblematica la proiezione del ,film documentario “The Net” di Lutz Dammbeck, un’inquietante ricerca condotta intervistando personaggi chiave della nascita e della fase evolutiva dell’era tecnologica, da John Brockman a Stewart Brand, da Paul Garrin a David Hillel Gelernter, da Heinz von Foerster a Unabomber. Ciascuno con il proprio modo di metabolizzare, interpretare, vivere, essere protagonista o vittima della sempre maggiore intrusione della tecnologia nelle nostre vite, fino a trasformarle profondamente, in un processo tutt’altro che giunto al suo termine. Un film senza la pretesa di fornire risposte o di prendere una posizione, ma solo un tentativo di esprimere l’inquietudine e la confusione in cui si trovano gettate le generazioni che stanno vivendo questo profondo cambiamento psicologico e sociale, che vede coinvolti il mondo dell’arte, le scienze, la politica e gli apparati bellici. Continuiamo a non sapere dove tutto ciò ci porterà, ma ne risulta un toccante ritratto di un’umanità ricca di opinioni contrastanti, che a volte giungono a un conflitto aperto e violento in cui la ragione non sta da una parte sola. Come dice Heinz von Foerster in una citazione ripetuta anche dopo i titoli di coda, la realtà non esiste, se non in termini di interazione.

Questa riflessione sul rapporto uomo-macchina emerge anche in un documentario ben più allegro e positivo, presentato nell’ambito del festival per la prima volta in Spagna: The Pixar story. Il pioniere dell’animazione digitale John Lasseter vide tempi bui presso la Disney quando tentò di introdurre e sperimentare nuove tecnologie, perché gli altri temevano che li avrebbe lasciati senza lavoro. Ma la creatività continua a essere appannaggio dell’essere umano e i fatti successivi lo hanno dimostrato. Una storia di complicità, entusiasmo, divertimento, sogni realizzati, grazie agli sforzi congiunti dello stesso Lassater, Steve Jobs e Ed Catmull con tutta la loro équipe di appassionati e inventivi collaboratori.

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E la stessa gioia trasmettono le ricerche e il lavoro di altri artisti intervenuti nel festival. Tra questi, è stato un piacevole incontro quello con Dvein, tre giovani uniti in un gruppo nato relativamente di recente, visti all’OFFF 2006 con i loro meravigliosi titoli di apertura e che ormai sono cresciuti e hanno preso il volo, come meritano il loro talento e la loro simpatia. Sul loro sito (tra l’altro vincitore del FWA, Favourite Website Awards) è possibile vedere video e immagini dei loro lavori e degli studi preliminari, che consistono di indagini su superfici e materiali che si trasformano, forme organiche e movimenti, che poi vengono rielaborati in forme astratte e spesso fluide di grande bellezza, accompagnate da una sonorizzazione attenta (spesso a opera di Combustion). Notevoli, nel loro portfolio, il lavoro olografico realizzato per la sfilata di moda di Diesel a Firenze e i titoli di apertura Beyond Surface per Toca Me con la collaborazione di Alex Trochut.

E, a proposito di forme fluide, altro tema portante della 19ª edizione di ArtFutura è sembrato essere anche l’acqua , per via della Expo di Zaragoza che la vedeva come protagonista e che ha rappresentato un’opportunità per la creazione di nuove opere di grande interesse.

Tra queste, raccontate a ArtFutura, il film “Hijos del aigua”, realizzato in 3D per essere proiettato in una cupola semisferica. Diretto da Frank Aleu, regista che con la sua grande simpatia ha innamorato il pubblico, il film ha coinvolto nella sua realizzazione una vasta schiera di personaggi, tra i quali l’italiano Marco Romeo, professore all’Università Pompeu Fabra, al quale purtroppo il succedersi troppo serrato di conferenze del sabato pomeriggio ha impedito di raccontare le difficoltà tecniche che si sono dovute affrontare.

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Un’altra opera molto interessante presentata alla Expo di Zaragoza è stata Splash, una scultura sospesa di 21 metri di altezza, 8 tonnellate di peso e composta da 135 parti e tre “piscine” video. La scultura, pensata per riempire lo spazio vuoto centrale della torre, insieme ad altre opere interattive della Expo è stata realizzata dal gruppo di designer Program Collective e dal giovane Pere Gifré, che ha spiegato come procede nella modellazione di forme fluide e nella riproduzione dei fenomeni fisici (come le sollecitazioni dei gas).

La riflessione del binomio macchine-anime è stata proseguita anche dal gruppo Bestiario, un po’ come il prezzemolo degli eventi di cultura digitale in Spagna ma almeno questa volta non rappresentato da Santiago Ortíz, che si trova a Lisbona. L’obiettivo di Bestiario è rendere comprensibile la complessità, creare un collegamento tra la natura della macchina (utile – pragmatica – lineare) e quella dell’anima (sensibile – organica – complessa), nella fattispecie lavorando nel campo della visualizzazione dei dati.

E notevole è anche l’indagine di Hanson Robotics , che crea androidi sempre più verosimili, capaci di sviluppare una personalità e offrire un’interazione basata sul dialogo e l’emozione. I suoi rappresentanti al festival, Kevin Carpenter e Kurt George, hanno mostrato come si comporterà il giocattolo Zeno (per ora in fase di prototipo, tanto che l’esemplare portato a Barcellona non interagiva con il pubblico, peccato!) al momento della sua commercializzazione nel 2010. Stupefacente, tanto che vale la pena fare un salto sul loro sito web per dare un’occhiata ai video.

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Come ogni anno, è stato offerto spazio a centri di formazione e/o ricerca nuovi o già esistenti, come il promettente LABoral Centro de Arte y Creación Industrial di Gijón (Asturias); la scuola di infografia animata Supinfocom , con sedi a Velencienne, Arles (Francia) e Puna (India); Barcelona Media o la nuova Fondazione Digitalent .

E come ogni anno, ampio spazio è stato dedicato ai giochi. Al primo piano del Mercat de les Flors si potevano provare i videogiochi selezionati; sono stati presentati nuovi prodotti come il nuovissimo Spore o Entropia, entrambi basati su concetti di commercializzazione totalmente rinnovati; ma, più interessante, è stato proiettato il film “Playing Columbine”, un documentario sul discusso videogioco sviluppato da Danny Ledonne nel 1999 e basato sulla drammatica sparatoria avvenuta nella scuola di Littleton per mano di due studenti. Inoltre, si sono visti effetti cinematografici (da Il cavaliere oscuro), intro, demo e animazioni. In questo ambito, hanno spiccato la retrospettiva sul giapponese Satoshi Tomioka, le opere realizzate presso Supinfocom e il corto (già vincitore del Premio Speciale di Siggraph 2008) “Our wonderful nature”, di Tomer Eshed, che è possibile (e consigliabile!) trovare su Internet quando si vogliono dedicare 5 minuti a uno spassosissimo 3D di qualità.

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Restano alte le aspettative per la prossima edizione, che celebrerà il ventennio del festival, sperando che possa di nuovo offrire uno spazio interattivo più ricco e che magari riesca a liberarsi degli stacchetti di Santi Fort, di dubbio umorismo. 


www.artfutura.org

www.maquinasyalmas.org

www.expozaragoza2008.es

www.evru.org

www.t-h-e-n-e-t.com

www.thepixarstory.com

www.dvein.com

www.hansonrobotics.com

www.supinfocom.fr

www.laboralcentrodearte.org

www.barcelonamedia.org

www.digitalent.cat

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