MOMO è un artista il cui lavoro non è facilmente catalogabile. Definirlo street artist sarebbe noioso e scontato. La sua vita e le sue avventure sono sorprendenti come i suoi esperimenti e non meritano di essere confinate in nessuna definizione.

Sbarcato a Brooklyn dopo vari anni di vagabondaggio, che lo hanno visto muoversi tra Jamaica, Spagna, New Orleans, Key West, Taos, Georgia e North Carolina e vivere in tende, caverne e baracche, MOMO è un artista californiano per cui non valgono etichette. Il suo stile essenziale e allo stesso tempo originale e coloristico rendono la sua opera riconoscibile a prima vista.

Curioso e instancabile nel suo percorso ha sperimentato di tutto, dal writing alla poster art, dalla pittura realista alla digital art.. Ha taggato l’intera lunghezza di Manhattan nel 2006 con una scritta MOMO di due miglia e installato con Eltono una serie di sculture meccaniche per le spiagge e le acque di Manhattan, riempito la città di copertine del New Yorker, costruito una scultura di spandex per il Spring Street Show e colorato le strade di molte città del mondo con i suoi collage. Momo ha esposto il suo lavoro a New York, Seoul, Cologne, Manchester ,New Orleans e collabora in maniera stabile con artisti quali Melissa Brown, Jimmy Debuffet e Eltono e che afferma essere sua fonte d’ispirazione come Sam3, Influenza, Zosen, Sonik e Blu.

Un forte legame lo lega a Madrid, dove lo abbiamo intervistato in occasione della sua esposizione a Subaquatica, in cui ha presentato per la prima volta il risultato dell’ultima evoluzione del MOMOMAKER, una pagina web che è anche un minisoftware che gioca con la grafica, abbinando random una serie di forme geometriche e dando alla luce una serie di esperimenti che prendono forma in serigrafie assolutamente non convenzionali.

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Silvia Bianchi: Prima di tutto dove e quando e`nato MOMO?

MOMO: Nella baia di San Francisco, alla metá degli anni ’70.

Silvia Bianchi: Il tuo stile cosi pulito e al tempo stesso completo sembra il risultato di una ricerca di bilanciamento coloristico e ritmo plastico. E il risultato di un progresso stilistico partito dal realismo?

MOMO: Si chiaro!E stato un progresso! C’ho messo 15 anni per imparare a disegnare e dipingere bene. Alcuni sembravano uno spreco totale, a parte essere utilissimi per imparare a osservare e per studiare. Al momento sto lavorando a esperimenti che credo continuino a guardare in avanti in questo senso.

Silvia Bianchi: Come influisce il supporto e il contesto metropolitano sul tuo lavoro. Ho letto che per realizzare il MOMOMAKER sei partito dall’osservare scratchiti. Puoi spiegarci esattamente come è nata l’idea?

MOMO: E iniziato tutto come un gioco, Giusto per dire che il computer stava lavorando al posto mio e che io potevo prendermi una pausa di relax. Ma diventò realtà, ho scoperto uno strumento e un anno e mezzo dopo sono ancora completamente preso da lui. Il MOMOMAKER combina elementi in random e a volte stanno bene insieme altre no. Generalmente un disegno è eccitante quando gli elementi stanno tra di loro in un contrasto dinamico. E li che danno vita ad una piccola storia mostrando cosa succede quando per esempio un segno duro entra su uno morbido, uno leggero copre uno pesante, uno pesante riposa in modo inconsueto su una forma, etc.

Un giorno mi sono accorto che i graffiti realizzati su altri graffitti avevano bisogno di trovare questo contrasto dinamico, doveva essere espresso appieno. Quell’ idea mi trascino via. Si vede bene nei graffiti incisi nei finestrini dei treni perche è tutto trasparente, segno e superficie. Le linee fini potevano sovrapporsi alle spesse, le dritte alle morbide, le frastagliate sulle dritte. Che cosa succede quindi quando a coprire una tag è un’altra tag. Il vandalismo è solo vandalismo. ma quando è un atto di vandalismo a coprirne un altro con la stessa tecnica di che cosa si puo parlare? Ciò che voglio dire è quando una tag è coperta da un’altra si puo valorizzare la bellezza dell’insieme senza perderci nel considerare che hanno perso il loro valore come singolo.Questo principio mi sembra essere valido ovunque. In un senso spirituale mi sono impegnato a dimostrare che questo è bello e naturale.

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Silvia Bianchi: Mi interessa molto il tipo di tecnica che utilizzi per stampare i tuoi disegni. Le stampe sono serigrafate e utilizzi una lavagna luminosa no?

MOMO: Quando faccio poster molto grandi ritaglio la carta carbone e la utilizzo per fare le forme. La serigrafia non è altro che l’ombra che la carta carbone produce nel momento in cui viene ritagliata. Per l’ultima serie ho stampato le forme dal Photoshop alla carta trasparente per ottenere le ombre. Volevo che questa volta le stampe fossero ottenute direttamente dal file che avevo nel computer cosi che si potesse dire che l’animazione del maker desse vita a una vera e propria serie di di possibilità, prima di intingere la carta. Nei primi lavori c’erano tante variazioni manuali alla stampa che si può dire che il Maker fosse solo ispirazione.

Per questo ultimo progetto ho usato 3 forme per ciascun disegno, 27 forme totali per un totale di 19,683 combinazioni- Ho stampato solo mille di loro, bene 1300 di cui pero ho scartato i doppioni e quelle venute male. Ho visto quindi l’effetto random di una scelta di 1000 su 19683. E ti assicuro che non avevo assolutamente visto la maggior parte del lavoro che avevo fatto fino al momento in cui l’ho stampato. Non ci ho pensato, l’ho semplicemente scoperto.

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Silvia Bianchi: Ci potresti descrivere meglio le varie fasi del tuo lavoro?

MOMO: Un bel catalogo di forme e colori. Un comando java script con ordine di effettuare uno slide show sovrapponendo una forma all’altra con le tue preferite. Guardi. Modifichi le cose che non ti piacciono, come l’ordine dei layer, la posizione, le proporzioni da piccolo a grande, le piene a mezze piene. Ora puoi fare la tua serigrafia.

Naturalmente i miei interessi e le mie regole guidano il mio lavoro verso cio che sto cercando, come quello di cercare di far essere ogni forma il piu se stessa possibile. Una volta che le trovo le forme non vanno cambiando come pattern anni 80 in movimento o forme geometriche galleggianti, cambia solo il contrasto. Colori, posizioni, orientamento e misure di ciascuna forma sono selezionate accuratamente, quindi la cerco e la tengo. Ma è l’uso che io ne faccio e credo che altri utenti potrebbero farne altri altrettanti interessanti. Mi piacerebbe davvero lavorare con qualcuno che sa davvero scrivere il codice, per scrivere la versione più semplice e pulita possibile del Maker. Ho utilizzato tre dei quattro script che avevo realizzato ma nessuno di loro fa tutto. Sei entrato in contatto con svariati mezzi di espressione, dalla scultura allo spray. Il MOMOMAKER è il primo progetto che prevede l’utilizzo del computer.

Si è vero. Usavo Photoshop come un semplice album da schizzi. Editare video, creare pagine html da uomo delle caverne per il mio sito web. Cose che tutti sanno fare, non avevo nessuna abilità particolare. Ma avevo voglia di usarlo. Quando creai http://momoshowpalace.com/EMPM3.html mi sembravo il miglior lavoro che avessi mai fatto. O forse lo era http://momoshowpalace.com/EM1.html …bene http://momoshowpalace.com/emtry5.html cerca di esserlo in assoluto.

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Silvia Bianchi: Mi ha affascinato vedere che nel tuo lavoro l’utilizzo del computer è molto strumentale e non sostanziale. Il tuo lavoro è molto analogico e appare come organico ma allo stesso tempo ha qualcosa di digitale. È come se tu avessi organicizzato una grafica di origine digitale valorizzando la parte di risultato inaspettata che noi grafici non siamo piu abituati a vedere. Per te il computer resta un aiuto diciamo?

MOMO: In realtà sai che sono andato ad un college di Computer Art. è divertente pensarci adesso. Ero super preso e allo stesso tempo demotivato. Smisi dopo un anno. Immaginavo che avrei potuto passare tre anni ad imparare qualcosa che ad un certo punto sarebbe diventata obsoleta., o imparare ad usare meglio gli strumenti artistici e applicarli digitalmente quando il computer sarebbe diventato piu semplice da utilizzare. Era il 95, e perdevo in quel momento la possibilità di infilarmi in quella bolla che si stava formando intorno ad internet, i soldi e il rock and roll.. bella cazzata.(ride) Nel mondo dell’arte spesso gli artisti ricevono apprezzamenti per creare o utilizzare nuove tecnologie, ma chiaramente è meglio inseguire qualcosa di reale. Non puoi smettere di vedere il bosco per vedere gli alberi. Penso che il MOMOMAKER sia un invenzione davvero divertente, ma cosi come tutta la tecnologia sono metà a favore metà contro. Puoi dare vita a questi esperimenti anche in altri modi è solo piu veloce ed accessibile farlo cosi.

Silvia Bianchi: A Subaquatica hai esposto 1000 serigrafie stampate con il MOMOMAKER. Hai altre idee su come presentare il progetto in futuro?

MOMO: Oh yes. Ogni volta che cerco di terminare con il MOMOMAKER mi ritrovo con piu domande di prima. Mi piacerebbe risperimentarlo ancora, con forme che sembrino in 3D questa volta e ombre. Per farlo dovrò aspettare, sarò molto impegnato su altri progetti per un po’.

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Silvia Bianchi: Quali sono i prossimi progetti su cui lavorerai?

MOMO: Molti di questi non posso ancora menzionarli che non sono certi al 100%, ma spero di viaggiare un bel po’ quest’anno, girando video basati su esperimenti di strada. Avrò uno show a Barcellona con ROJO a Giugno, qualcosa con Paper Monster a Aprile, e vorrei fare una zine se trovo il tempo. Spero di trovare il tempo per lavorare con alcuni amici su alcune cose, degli esperimenti e un po di scherzi in sospeso a NY. Al momento sto lavorando alle mie cose dalle Hawai mentre a NY nevica. È un progetto chiamato SURVIVAL, spero di farmi una traversata di cinque giorni fino alla Key West Florida con un amico che ha costruito la sua propria zattera. 


http://momoshowpalace.com/momomaker.html

http://momoshowpalace.com/TheNewYorker.htm

http://blog.anonymousgallery.com/underground/

http://momoshowpalace.com/+BigVIDEO.htm

www.subaquatica.com

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