[the exhibition] focuses on designers’ ability to grasp momentous changes in technology, science, and social mores, changes which will demand or reflect major adjustments in human behavior, and convert them into objects and systems that people can actually understand and use.

E’ questo un breve estratto dal press release della mostra Elastic Mind, in programma fino al 12 Maggio nelle sale del Moma di New York.

Impossibile reportare tutte le opere esposte, selezionate dalla direttrice italianissima del Dipartimento di Architettura e Design del Moma, Paola Antonelli, ma più efficace forse riportare il filo comune in grado di accomunare i progetti presentati: La capacità di adattamento all’ambiente e la creatività nel rielaborare lo stesso ambiente per i propri sogni e bisogni, sono infatti elementi da sempre presenti tra gli esseri viventi del pianeta terra. Ma solo una mente elastica è in grado di sopportare, e supportare, il cambiamento accelerato e multidimensionale del XXI secolo, senza per questo rinunciare alla propria vera natura.

Capacità di adattamento all’ambiente e creatività nel rielaborare l’ambiente per i propri sogni e bisogni sono elementi da semp re presenti tra gli esseri viventi del pianeta terra. Ma solo una mente elastica è in grado di sopportare, e supportare, il cambiamento accelerato e multidimensionale del XXI secolo, senza per questo rinunciare alla propria vera natura.

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Ormai, infatti, la sfida è continua: la rivoluzione scientifica e tecnologica portano con se cambiamenti sempre più rapidi e profondi, e gli esseri umani contemporanei non solo devono svelare continue possibilità di trasformazione, ma devono arrivare perfino a ripensare concetti/rapporti ormai acquisiti, come quelli di/con spazio, tempo, informazione e individualità. Dimostrando di possedere una mente elastica, appunto. In questo senso, il design è diventato un elemento di mediazione e di stimolo sociale sempre più importante, poichè fornisce gli strumenti per rappresentare le ricerche di laboratorio e tradurle in oggetti quotidiani, utili alle persone normali in contesti normali.

Senza paura dei contrasti, ma anzi con una intenzione di riconciliazione degli estremi che è forse l’unica risposta possibile alla attuale e crisi ideologica, per individuare le direzioni più creative e utili i nuovi designer attingono alle nanotecnologie quanto ai sistemi biologici, alla cosmologia quanto alla geografia.

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E se c’è un’altra novità in questo mutevole panorama – che la curatrice, Paola Antonelli, è così efficacemente riuscita a disegnare (appunto…) – è che non di soli designer si tratta: molti sono scienziati, infatti, e altrettanti sono artisti. Ma il denominatore comune è il fine della ricerca: ‘facilitare passaggi rapidi e innocui dal rapido al lento, dal virtuale al fisico, dal cerebrale al sensuale, dall’automatico al manuale, dal dinamico allo statico, dalla massa alla nicchia, dal globale al locale dall’organico all’inorganico, dal privato al condiviso’, come si legge nella prefazione al catalogo della mostra.

La mostra (a differenza del catalogo) è organizzata in diverse sezioni, ed è fruibile e godibile a tutti i livelli, dal più ludico al più specialistico. Si inizia dalla scala più piccola, con una selezione di esperimenti scientifici ed estetici con le nanostrutture e con rappresentazioni del potenziale quotidiano della nanofisica e della bioingegneria. Si prosegue con la scala umana, e si incontrano esperimenti/prototipi dedicati alle nostre interazioni con altri esseri umani e con oggetti.

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E si conclude con una serie di lavori e ricerche che cercano di catturare i fenomeni di grande scala, come le città, il web, il pianeta e perfino l’universo, per trasformali in informazioni visive e sintetiche, e, in questo modo, utili. Non sono necessarie altre parole: un opera imperdibile in se è, infatti, l’online exhibition sul sito della mostra (disegnato e progettato dal maestro YugoP), che permette a chiunque di scoprire tutto ciò che l’offline exhibition propone ai visitatori.

Se anche questo è ‘the way we will live the day after tomorrow’, come ha dichiarato la curatrice durante una intervista a proposito dei progetti in mostra, bene, saremo contenti di esserci. 


http://www.moma.org/exhibitions/2008/elasticmind/ 

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