L’assioma più importante della Scuola di Palo Alto recita: “Non si può non-comunicare”. E’ pertanto probabile che, quando la comunicazione è mediata dai nuovi mezzi e dalla tecnologia, non si possa nemmeno non-interagire, a meno di non voler rischiare la pelle.

Interact Or Die è infatti il monito della nona edizione del Dutch Electronic Art Festival (DEAF), Biennale internazionale di arte e nuovi media organizzata da V2_Institute of Unstable Media che si terrà a Rotterdam dal 10 al 29 aprile. L’accento sull’imprescindibilità dell’interazione, conditio sine qua non dell’agire umano, fornisce lo spunto per proporre e affrontare nuovi modelli interattivi flessibili, le cui caratteristiche sfuggono da definizioni rigide, privilegiando al contrario una costante modulabilità delle “regole di ingaggio”.

Questo tipo di forme dell’interazione godono infatti di una maggiore longevità e di un’intrinseca capacità di adattamento rispetto ai modelli di interazione classica: la considerazione è che le attuali problematiche relative agli equilibri economici, ecologici e sociali – dal surriscaldamento terrestre ai flussi migratori, dalle dinamiche cross-culturali ai processi di globalizzazione – non siano risolvibili mediante schemi predefiniti di ragionamento deduttivo e di causalità lineare. Nuovi modelli cognitivi di interazione fluida, malleabile permettebbero invece di gestire rapporti cause/effetto di natura circolare, in cui le deduzioni mettono in discussione ciò che precedentemente si era dato come assunto e indicano soluzioni altre.

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Il DEAF07 si propone di mostrarci le diverse applicazioni di questi modelli, non solo in ambito artistico, ma anche in quello sociale, scientifico e cognitivo attraverso un fitto programma che porterà artisti, ricercatori e scienzati a discutere insieme di questi temi. Dalla ricerca tecnologica in ambito artistico alla progettazione e gestione di social network, dalle relazioni di potere e di influenza sociale, all’auto-organizzazione dei sistemi tecnologici e alle diversificazione culturale come contro-effetto secondario della spinta globalizzante verso la standardizzazione.

La parte espositiva sarà inaugurata da una performance di Code31, open studio attivo lungo il confine di ricerca tra arte e tecnologia, e presenterà opere multimediali e installazioni ça va sans dir , interattive di molti artisti internazionali fra cui Graham Smith, Marnix De Nijs, Zhou Hong Xiang e Workspace Unlimited, fornendo uno spaccato di largo respiro sullo stato di salute della contemporanea scena new media internazionale.

Tra le moltissime iniziative interne al festival – che comprendono numerosi seminari e workshop e un simposio tra esperti del settore – spiccano quelle legate all’ormai quadriennale collaborazione con i più importanti curatori e artisti della Cina, che dovrebbe culminare nel 2008 con la prima biennale di media art a Beijing. Quest’anno a Rotterdam invece ci saranno una ventina di rappresentanti della comunità artistica cinese, divisi tra artisti, docenti, curatori e giornalisti specializzati, che porteranno il loro punto di vista sulle relazioni culturali tra Europa e Cina nel tentativo di facilitare il confronto e lo scambio sul mondo dell’arte e dei media. L’iniziativa gode infatti del patrocinio del Ministero degli Esteri Cinese.

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Tra altri gli eventi, segnaliamo una serie di incontri sotto forma di brunch intitolati Snack & Surge in cui, col conforto di primizie gastronomiche, si affronteranno argomenti complessi come il concetto di apertura mentale e culturale, il turismo metropolitano e i brand cittadini, la guerriglia mediatica e l’attivismo sociale nell’arte.

Inoltre, sul versante dell’intrattenimento culturale, si svolgeranno cinque serate dedicate a cinque diversi temi, le Evenings of che, affidate nella programmazione a curatori ospiti di livello internazionale, presenteranno la Lunga Marcia dell’arte contemporanea cinese (Lu Jie versus Henk Oosterling), una club night sul concetto di gioco a cura della Ludic Society, la serata BlackBenzRace (la mercedes nera come status symbol dei migranti albanesi) a cura della Knowbotics Research, la performance di Paul Koek dedicata al poeta e compositore olandese Dick Raaijmakers, e dulcis in fundo la festa in occasione del 25 anniversario di V2 con performance di Ryoji Ikeda, Edwin van der Heide, Mouse on Mars, Staalplaat Soundsystem, Maurice Benayoun, Jean-Baptiste Barrière e il trio SSS.

Da non perdere infine le due serate musicali rispettivamente curate da STEIM e Today’s art, che vedranno alternarsi ospiti come DJ Sniff, Rechenzentrum, Atau Tanaka e che promettono “a true Detroit experience” per la serata conclusiva. Se non potete andarci di persona, non disperate, in quanto l’intero festival sarà documentato da live steaming comodamente fruibili dal sito con tanto di canale irc per dire la vostra. Sit back, watch and interact!.

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Abbiamo avuto modo di intervistare Alex Adriaansen, direttore artistico di DEAF nonchè direttore e fondatore di V2, una delle figure storiche più importanti a livello europeo e internazionale nell’ambito dei new media, che di questi fenomeni ha visto la nascita, lo sviluppo e l’attuale esplosione a livello sociale, artistico e di comunicazione.

Marco Mancuso: Alex, alla luce di tanti anni di esperienza nel settore, vorrei conoscere la tua opinione sul tema sempre sentito dell’impatto delle tecnologie nella vita di tutti i giorni, nella creazione, nella produzione, nella comunicazione e nel mercato.

Alex Adriaansen: Oggi, specialmente i più giovani, guardano al mondo e interagiscono attraverso i nuovi media, internet, cellulari, piattaforme mobile, creando la realtà iperconnessa nella quale viviamo. Per i più giovani spesso non è chiaro come lavorano i media, dato che ancora non lo imparano a scuola. Se quindi i media creano la realtà nella quale viviamo, noi dobbiamo essere in grado di trasformarli, di giocare con essi, di interagire con loro, in modo da poter offrire una via per lavorare e comprendere. Il centro V2 offre quindi diversi livelli di lavoro con i media, offrendo ricerca e progetti, creando conoscenza al punto che grosse aziende utilizzano tecnologie e conoscenze sviluppate da noi, con una base open source nella quale i software sono disponibili anche per altri gruppi che possono così implementarli.

In V2 sviluppiamo grandi progetti per grandi compagnie private, ma nello stesso tempo sviluppiamo conoscenza specifica grazie alla collaborazione con gli artisti e con altre organizzazioni culturali., università e programmi di ricerca. In V2 e al DEAF seguiamo poi da anni tutta una serie di progetti legati alla diffusione della banda larga: in Olanda molte persone usano infatti la banda larga e questo obbliga eventi come il DEAF a fornire download veloci, streaming di eventi, presentazioni, musica e video. Senza in questo dimenticare la possibilità per il pubblico di interagire, ponendo domande e ricevendo risposte. Per noi infine, gli archivi sono molto importanti, tutti i nostri contenuti sono organizzati in gradi archivi di ricerca di metadata: questi archivi sono condivisi mediante il nostro sito web.

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Marco Mancuso: Per quanto riguarda musei, istituzioni e centri culturali. Perché V2 è importante per loro e perché loro sono importanti per una struttura come V2?

Alex Adriaansen: Teatri e musei sono consapevoli che le tecnologie e i media hanno permesso un cambiamento della abitudini, delle relazione e dei gusti delle persone soprattutto quelle più giovani e si devono quindi necessariamente confrontare con questi cambiamenti. Si domandano come possono innovarsi tramite i nuovi media, sia i musei, che i teatri che gli organi istituzionali.

Un progetto molto interessante lo abbiamo seguito nella piazza di San Peter a Rotterdam, in cui abbiamo allestito un muro di 90 metri in cui gli artisti hanno proiettato delle immagini di persone provenienti da diverse parti del mondo, in modo tale che quando le persone passavano davanti al muro venivano proiettate le loro ombre sul muro stesso in modo che esse potessero interagire con le immagini già proiettate sulla parete.

Marco Mancuso: Tante compagnie e aziende private collaborano con V2 e con il DEAF: quale è la sua esperienza in questo senso?

Alex Adriaansen: Bisogna separare due aspetti: uno è la sponsorship e una una forma di partnership più complessa. La prima si ottiene attivando un cliente per un certo evento, anche se non è facile da ottenere sia perchè richiede una relazione delicata con le aziende e sia perchè non è facile da ottenere da compagnie più piccole e con meno soldi. Noi oggi abbiamo compagnie dalla Germania e dall’Austria, dall’Inghilterra che fanno da sponsor a un festival come il Deaf. La seconda è però il nostro principale interesse, quello cioè di condividere i research departments con i nostri clienti. Ed è una cosa che funziona moltissimo. Le compagnie private sono abituate a lavorare sui prodotti, senza pensare all’uso finale del prodotto stesso, alle sue potenzialità effettive e non pensano ai possibili contenuti ospitabili in un certo oggetto. V2 offre un database di contenuti vastissimo: questo vale per le compagnie private, ma anche per le università e per gli istituti.

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Marco Mancuso: Chi sviluppa le idee di questi progetti?

Alex Adriaansen: Abbiamo un meeteing interno ogni due mesi e questo è il momento in cui mettiamo idee e artisti che collaborano con noi su un tavolo e, sulla base di vari parametri, creiamo un contenuto specifico. Il festival Deaf in novembre permette poi alle persone di vedere fisicamente questi progetti, per cui il festival è molto importante per l’ampiezza di contatti che riesce a creare e per la possibilità di visibilità che offre a tutti noi.


www.v2.nl

www.deaf07.nl/

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