Openbare Bibliotheek - Amsterdam
14 / 10 / 2016 – 13/ 11/ 2016

I big data sono popolari, ma che uso possiamo farne e cosa raccontano di noi? Come viene gestita e comunicata questa grande mole di informazioni? Come si possono visualizzare i megadati e rendere questi processi così complessi più tangibili? In occasione della mostra Data Aesthetics – The Interactive Arts, artisti, designer e attivisti si interrogano, ricercano e visualizzano il potenziale dei big data.

I megadati possono essere di tipo sociale, culturale, ecologico o economico. Ma quali sono i modelli possibili e ancora da scoprire, e come? In una società complessa come la nostra, può essere difficile collegare tra loro diversi tipi di informazione. Inoltre, possiamo chiederci a che tipo di conoscenza queste informazioni possono portarci e chi conosce le risposte.

Le analisi prodotte dal computer che si basano sui big data, giocano un ruolo importantissimo nella ricerca scientifica. Previsioni sul meteo, epidemie e traffico possono essere utili agli esseri umani. Contemporaneamente, l’abuso di potere e di informazioni personali causa agitazione e anima il dibattito sociale.

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La mostra

Nella mostra Data Aesthetics – The Interactive Arts, è possibile trovare opere d’arte che mostrano l’impatto che i megadati hanno su business, sapere e società. L’evento si interroga sulle varie forme di big data e porta a galla questioni etiche, economiche ed estetiche. Ivar Veermae ci mostra che il cloud metaforico di Google risiede in un piccolo paese del Belgio, mentre Lev Manovich visualizza la molteplicità di tutte le immagini di una piccola parte di Broadway a Manhattan, disponibile in una serie di database pubblici.

Paolo Cirio rende visibile coloro i quali possono essere ritenuti responsabili nel limitare la libertà digitale. Jonas Lund crea algoritmi per valutare chi siano i cento migliori curatori al mondo. Roos Groothuizen può riprodurre la tua Google passport, informandoti su quante informazioni Google ha su di te. Edit Kaldor invece crea un database pubblico con e per gli chi non ha potere, interrogandoci su chi potrebbe possedere l’algoritmo. Frank Kresin e Daniel Buzzo creano per noi un’esperienza mentale dei megadati. Jaromil Rojo ci mostra il lato poetico degli algoritmi e della trascrizione manuale di “file”. Infine Boredomresearch ci mostra la bellezza del metodo con cui la malaria si diffonde.


https://www.waag.org/en

http://www.oba.nl/oba/english.html

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