Un Team di ricercatori della Seconda Università di Napoli, composto dal Prof. Mario De Stefano del Dipartimento di Scienze Ambientali, Facoltà Scienze del Farmaco per Ambiente e Salute, da me per il Dipartimento di Industrial Design Ambiente e Storia, Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” e dalla Dott.ssa Antonia Auletta,neolaureata in Disegno Industriale presso la stessa Facoltà, è stato premiato con una menzione d’onore nell’ambito dell’edizione 2009 della International Science and Engineering Visualization Challenge, la prestigiosa competizione internazionale di fotografia scientifica organizzata dalla National Science Fundation e dal magazine “Science”.

La competizione, alla sua ottava edizione, mira a premiare il “linguaggio visivo nella comunicazione della scienza”, ovvero l’abilità di ricercatori e divulgatori nell’utilizzare in maniera innovativa mezzi visivi, foto e filmati, per promuovere la comprensione dei risultati della ricerca scientifica. Una giuria nominata proprio dalla National Science Fundation e dal magazine “Science”, seleziona ogni anno i migliori contributi in ciascuna delle seguenti cinque categorie: Fotografia, Illustrazione, Grafica computerizzata, Filmati interattivi e Filmati non interattivi.

I contributi dei vincitori sono riportati in un numero di “Science” dedicato alla competizione, che per l’edizione 2009 è stato pubblicato lo scorso 19 Febbraio 2010.

Il contributo del Team, intitolato Back to the future  si è imposto nella Categoria Scientific Illustration. Si tratta di una rappresentazione grafica composta, in primo piano, da una fotografia al microscopio elettronico a scansione delle colonie a ventaglio della diatomea Licmophora flabellata, a cui si contrappone sullo sfondo il render di una pensilina solare innovativa ad essa ispirata, denominata Edo.

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La composizione illustra l’approccio scientifico della Biomimetica, disciplina mirata alla realizzazione di prodotti, materiali e dispositivi innovativi a partire da principi, logiche, morfologie e strutture presenti in sistemi naturali. L’innovazione dell’approccio biomimetico è evocata nel titolo stesso della composizione, Back to the Future, che allude alla necessità di comprendere il significato funzionale delle morfologie naturali per progettare i materiali e gli oggetti del futuro.

La vittoria del Ricercatori della SUN è particolarmente significativa anche perché si ripete a distanza di un anno dalla precedente affermazione nella edizione 2008 della competizione ottenuta dal Prof. De Stefano che ha aveva conquistato il primo premio con il suo contributo The glass Forest giudicato Best Science Image of 2008.
In tale occasione il Prof De Stefano e la Seconda Università di Napoli si erano distinti rispettivamente come primo Italiano e prima Istituzione Universitaria Italiana vincitrici nella storia della Competizione.

La ricerca e il progetto

Le diatomee sono alghe unicellulari diffuse ubiquitariamente in tutti gli ambienti acquatici naturali ed artificiali. Con oltre 200.000 specie sono il secondo gruppo di organismi fotosintetici per biodiversità in natura e rivestono un immenso significato ecologico contribuendo all’assorbimento dell’anidride carbonica e alla catena alimentare di tutti gli ambienti aquatici.

Fra le caratteristiche uniche delle diatomee vi è la capacità di prelevare silicio dalle acque e di utilizzarlo nella formazione di gusci silicei esterni chiamati “frustuli” consistenti in sostanza in una scatola formata da due valve che racchiude l’organismo vero e proprio. Recenti studi condotti dal gruppo di ricerca coordinato da Mario De Stefano hanno osservato che tali strutture sembrano essere capaci di concentrare o selezionare la luce nella maniera più efficiente possibile e per questo possono rivelarsi efficaci riferimenti da mutuare nel design di nuovi e più efficienti sistemi di captazione dell’energia solare.

Lo sviluppo del concept della pensilina Edo, rientra in un lavoro di ricerca, successivamente approfondito in un progetto in corso di ingegnerizzazione, che ha coinvolto la specifica competenza di ingegneria dei materiali di Carlo Santulli. Per il progetto della pensilina Edo si è scelta la specie coloniale Licmophora flabellata, particolarmente interessante per il design eco-sostenibile poiché si presenta come una sorta di pannello solare strutturato a forma di ventaglio, costituito da diversi individui aggregati in colonia per accumulare tutta la luce necessaria alla propria sopravvivenza.

Il progetto Edo ha una forte connotazione in termini di “design dell’esperienza”. L’esperienza che caratterizza Edo è influenzata dal riferimento naturale, poiché rimanda all’organismo biologico ispiratore, ma anche al sole e alla sua energia. Riferimenti che sensibilizzano gli utenti verso le tematiche dell’ambiente e il valore delle sue risorse.
La parte superiore della pensilina, che rievoca la morfologia a “ventaglio” della colonia di diatomee è costituita da pannelli in plexiglass (di forma analoga a quella dei singoli individui della colonia) che inglobano una film fotovoltaico flessibile in silicio amorfo.

La superficie fotovoltaica raccoglie energia solare durante il giorno che viene accumulata in batterie per poi essere principalmente utilizzata per alimentare una rete di led distribuiti sulla superficie inferiore che illuminano lo spazio coperto dalla pensilina di notte. Il resto dell’energia disponibile viene messa a disposizione degli utenti che potranno “scaricarla” in forma di “free energy”, attraverso una porta universale, per poter ricaricare o energizzare dispositivi portatili a basso consumo come telefoni celulari, smartphone, lettori musicali, laptop, macchine fotografiche.

La possibilità di sfruttare pochi minuti di attesa o di sosta per poter recuperare una quantità di energia di emergenza per poter alimentare i propri accessori è particolarmente utile per coloro che conducono una vita itinerante secondo la tendenza “neo-madica” contemporanea.

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Il motivo per cui abbiamo scelto di condividere con la comunità di Digicult questa esperienza è soprattutto perchè questo racconto potrebbe essere un incentivo per molti ricercatori e professionisti a partecipare a competizioni internazionali anche in ambiti che apparentemente sembrano al di fuori del proprio circuito di azione. In passato era ben difficile per un designer poter comparire su una rivista scientifica come Science. Ma le cosse stanno cambiando e anche profondamente.

Rappresentare concetti e processi complessi come quelli della ricerca scientifica attraverso un’unica immagine, comprensibile, ma anche fascinosa, è un compito dei grafici? dei ricercatori? degli artisti? Dai risultati di competizioni come quella promossa da Sciende emerge che i lavori più apprezzati sono quelli in cui tutti questi contributi coesistono e collaborano.

Fondamentale è il fattore della multidisciplinarietà, della collaborazione tra ambiti disciplinari (biologia, design, ingegneria dei materiali, grafica) generalmente distinti. Sono esperienze che richiedono un forte sforzo di condivisione e di coesione, la scelta di linguaggi comuni, la volontà di affacciarsi nelle competenze degli altri con curiosità ma anche con rispetto e umiltà.

Altro aspetto che ci ha spinto a scriverne è il fatto che nel team della ricerca era presente una giovane studentessa, all’epoca della partecipazione al concorso ancora laureanda. Aspetto che rivela l’importanza di integrare didattica e ricerca affinchè la didattica si arricchisca dei contributi più innovativi della ricerca e, nello stesso tempo, la ricerca stessa tragga linfa vitale dalla creatività, dalla curiosità e dalla forza di prefigurazione delle giovani generazioni.

La cultura italiana, e in particolare quella mediterranea, sono particolarmente orientate all’integrazione, alla multiculturalità, alla flessibilità, alla commistione, dunque più pronte ad affrontare le sfide della dimensione culturale fluida che caratterizza questa nostra contemporaneità.

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