Bedlam Lorenz Assembly - Fort Laudendale
30 / 01 / 2016 – 27 / 02 / 2016

What it Takes to be a Body è una mostra di Mattia Casalegno presso la Bedlam Lorenz Assembly a Fort Laudendale, Florida. Ispirata al libro del filosofo francese Michel Serres Variations on the Body, l’installazione su ampia scala di Casalegno riflette sul concetto di bellezza e incoerenza della presunta superiorità dell’uomo e delle sue macchine sulla natura.

Questo progetto site-specific include due installazioni precedenti, Left Handed (2014), Twins (2015), e una nuova serie di dodici incisioni a laser su acrilici e teflon specchianti, ispirati dalla narrativa delle due opere. In Left Handed, un’installazione audiovisiva che comprende due schermi da 24’’ posti uno di fronte all’altro, dettagli delle sculture neoclassiche si alternano a modelli in 3d di vetro riflettente di quello che sembra essere il motore di un aereo.

Utilizzando immagini catturate nella bottega storica del maestro scultore Antonio Canova, quest’opera riflette sul corpo umano e sulla sua relazione con potere e conoscenza. Un omaggio all’idea di bellezza e perfezione dell’uomo e delle sue macchine, come anche un promemoria del potere dell’arroganza umana che emerge da tali concezioni – musica di Different Fountains (Meakusma, BE).

Casalegno 2

Twins è un’installazione di monitor piatti ad alta definizione che mostrano composizioni in CGI di oggetti vagamente zoomorfi, simili a macchine e in costante trasformazione, legati e avvolti da corde nello stile del Kinbaku, l’arte giapponese del bondage.

In questa installazione dell’opera, prodotta in collaborazione con Alex Rodriguez, artista specializzato in corde, gli schermi sono appesi a diverse altezze in un labirinto di corde che sembra una ragnatela e rimanda a corpi legati, soggetti in schiavitù e oggetti da desiderare ed esibire.

L’opera d’arte di Mattia mostra corpi sottoposti a bondage, oggetti di desiderio e crudeltà, ma in questo lavoro i due monitor piatti diventano essi stessi dei corpi: soggetti legati nel vero senso della parola, controllati, costretti, schiavizzati e oggetti in mostra. Sospesi tra gli osservatori, i monitor gemelli intrigano e seducono richiamando in noi fantasie nascoste, liberando emozioni ed esperienze sensoriali più profonde. O forse potrebbero cadere all’improvviso come la mela di Eva dall’albero, portando il peccato sulla terra.

Mentre i lavori precedenti di Casalegno erano partecipativi, relazionali e spesso attivati dall’interazione con il pubblico (Unstable Empathy, 2012; The Open, 2014; The Grass Roller, 2014), in questi ultimi progetti il pubblico diventa un semplice spettatore, preso dal processo di connessione con un “altro” che non è mai presente, testimone di un’umanità in mostra.

Mattia Casalegno è un artista visivo italiano che lavora con una vasta gamma di media. Le sue opere multidisciplinari sono influenzate sia dal post-concettualismo che dall’arte digitale, e sono state definite relazionali, partecipative, nelle quali immergersi. La sua pratica esplora gli effetti che i nuovi media hanno sulla nostra società, indagando sulle relazioni tra la tecnologia, gli oggetti che creiamo e le nostre soggettività.

Negli scorsi anni ha tenuto mostre presso, tra gli altri, New Technological Arts Awards 2015, MACRO Museum in Italia, Kuandu Museum of Fine Arts a Taipei, Mutek festival in Canada, Le Cube in Francia, Nuite Blanche Brussels. Ha tenuto lezioni alla UCLA e all’Art Center College of Design di Pasadena, CA. Attualmente passa il tempo tra Los Angeles, dove ha fondato il suo studio A Radical Hypothesis nel 2010, e New York, dove di recente è diventato cofondatore dello spazio no profit Roomservice.


http://www.mattiacasalegno.net

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