A volte le cose capitano così, un po’ per caso. E’ anche vero che in alcune città le cose capitano per caso più facilmente che in altre. Cose come andare a fare un giro al Centro Culturale Tesla di Berlino un venerdì sera di pioggia, tanto per dare un’occhiata, girellando un po’ annoiati tra le installazioni un po’ interessanti e un po’ no, ed imbattersi, per caso, nelle prove di una delle migliori performance/installazioni audiovisive viste da molto tempo a questa parte.

La performance di cui stiamo parlando è ATOM di Christopher Bauder (già conosciuto dagli hardware geek per il suo midiGun) e Robert Henke (a.k.a. Monolake, a.k.a. uno degli sviluppatori principali del software Ableton Live, e direi che come presentazione basta e avanza), realizzata con l’aiuto di Till Beckmanne e Holger.

La cosa difficile, come per tutte le performance/installazioni veramente riuscite, è riuscire a spiegare perché si tratta di un’esperienza tanto interessante. Proviamo semplicemente a dsecriverla. Si può dire che si tratta di una griglia di 8×8=64 palloni di elio che scorrono silenziosi sull’asse verticale, regolati nel loro movimento da un software progettato dagli stessi artisti, creando così, posizionandosi ad altezze diverse, dei pattern tridimensionali quasi scultorei di palloncini bianchi che si illuminano ritmicamente (singolarmente o a gruppi) grazie a una matrice di led bianchi incastonati nella griglia sul pavimento, in perfetta sincronia con la componente audio ovviamente. Ma una descrizione così fredda non dice veramente perché è straordinariamente affascinante stare in una stanza totalmente buia (chi conosce il Kubus del Tesla sa di quale black box stiamo parlando) ad ammirare degli atomi di luce e suono che giocano tra loro e con le nostre memorie percettive, passando continuamente da riferimenti architettonici a riferimenti organici a suggestioni geometriche. L’unica cosa sensata da scrivere per introdurre quest’intervista, forse, è che vale la pena di tenere sotto marcatura stretta le date della performance/installazione e cerare di vederla dal vivo.

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Nell’attesa abbiamo itercettato gli artisti, e con loro abbiamo parlato di Atom e in generale del loro lavoro:

Bertram Niessen: Per iniziare parlateci un po’ di voi.

Christopher Bauder: Io lavoro come media artista e designer a Berlino. Sono sempre stato interessato alla combinazione di installazioni interattive, interfacce o visual con gli aspetti musicali. Alcuni dei miei primi progetti si indirizzavano in questo senso, come “ToneLadder”, “midiGun” o il 3D VJ software “3DJ” (per maggiori informazioni: www.whitevoid.com ).

Robert Henke: Io lavoro nel campo del suono e della musica generata da computer, sia come sviluppatore di software che come artista. Sono noto principalmente per il mio lavoro club oriented come Monolake, ma negli anni passati mi sono concentrato molto anche sull’interazione e sulle installazioni.

Bertram Niessen: Com’è nata l’idea di ATOM?

Christopher Bauder: La performance “ATOM” è basata sull’installazione “electric moOns“, che era stata creata inizialmente come scultura interattiva; ma fin dall’inizio ero intenzionato a trasformarla in una performance audiovisiva. Avevo visto Robert interagire musicalmente con l’animazione delle luci con un’altra installazione qualche anno fa, e avevo trovato il tutto molto bello ed impressionante; sono sempre stato un grande fan della sua musica che colpisce tutto il corpo e non solo le orecchie. Gli ho chiesto di collaborare per sviluppare questo progetto, e lui ha accettato di impiegare il suo tocco magico nell’installazione. “ATOM” è quindi una creazione congiunta.

Robert Henke: Si. Christopher una volta a visto una mia performance con una matrice di 64 lampadine ed ha trovato dei legami con il suo progetto con i palloni.

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Bertram Niessen: Mi interesserebbe sapere qualcosa a proposito del concept. Come lo avete sviluppato? Siete partiti dagli aspetti tecnici o da qualcos’altro?

Christopher Bauder: Abbiamo iniziato con una specie di setup da laboratorio al TESLA di Berlino. Io regolavo l’installazione e Robert ha iniziato a preparare pezzi di suono e musica. Ha anche preparato una piccola applicazione software che gli permettesse di mandare pattern di animazione delle luci in sync con la musica. Allo stesso tempo, io ho preparato nuove forme e transizioni per il controllo di altezza dei palloni in una versione aggiornata del nostro software di controllo. Quindi abbiamo iniziato a scambiarci idee a proposito delle forme, delle animazioni e del suono. Abbiamo sviluppato idee astratte per diversi set ed abbiamo iniziato ad improvvisare per circa tre giorni. La struttura finale di 40-50 minuti è stata rifinita e testata in un paio di prove finali proprio prima della prima il 15 Settembre al Tesla.

Robert Henke: Dato che la matrice di palloni già esisteva quando Christopher mi ha chiesto di collaborare, abbiamo deciso di dividere il lavoro in due: lui controllva l’altezza dei palloni, il che significa la qualità scultorea del lavoro, ed io ho creato la musica ed il pattern di LED, che avevano bisogno di costituirsi come unità per essere veramente efficaci. Ho iniziato sviluppando i pattern di movimento dei LED, quindi li ho trasformati in musica e Christopher ha suggerito una geometria per i pattern. Una volta che avevamo ottenuto abbastanza modelli, abbiamo sviluppato una struttura ad un livello più alto ed abbiamo definito un flusso più narrativo.

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Bertram Niessen: Qual è il tipo di sinestesia che avete sviluppato per ATOM? Ci sono ruoli e regole costanti nel rapporto luce-musica o le relazioni sono flessibili?

Robert Henke: Ci sono principalmente tre tipi di interazione. La prima è una situazione multiparticellare nella quale il singolo pallone non è importante, perché quello che si percepisce è l’esperienza complessiva di un organismo vivente stroboscopico. Per questo scenario la musica può essere distaccata completamente, ammesso che sia anch’essa intermittente o che fornisca il contrappunto di lunghi droni che si muovono lentamente. Il secondo tipo di interazione è una mappatura molto precisa di eventi musicali discreti in gesti visuali. Questo generalmente produce il maggior effetto e la maggiore meraviglia. Un terzo tipo d’interazione si ottiene quando ci sono eventi musicali che sono sincronizzati al sequencing dei pattern LED ma che non sono direttamente collegati. Questa è la forma più illustrativa, ed è emerso che alla fine è anche quella meno convincente. Per questo mi sono concentrato sui primi due tipi di interazione e ne ho fatto derivare pattern di LED più complessi applicando regole addizionali, come ad esempio il fatto che una singola nota crei un pattern che si muove nel tempo in corrispondenza con il suo decadimento, creando un senso addizionale di spazio e tempo.

Christopher Bauder: Ci sono diverse regole per le relazioni tra suono, luci e forme. Avevamo anche uno storyboard per lo spettacolo. Ma avevamo anche un grande margine di improvvisazione e modifica per il mood del momento.

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Bertram Niessen: Quali sono i principali aspetti tecnici del vostro lavoro?

Christopher Bauder: L’installazione è controllata da segnali MIDI convertiti in voltaggi. L’altezza dei palloni di elio è aggiustata con un cavo controllato dal computer, mentre l’illuminazione interna è ottenuta con dei LED dimmabili super-bright, creando un pixel in una matrice spaziale 8×8. Le luci e le posizioni dei palloni sono controllate da due computer e due software distinti. Robert controlla le animazioni e i suoni in uscita verso un sistema audio a 4 canali. Io controllo le posizioni e i movimenti dei palloni.

Robert Henke: I LED sono pilotati via MIDI, e la musica è ottenuta tramite sintesi con Ableton Live. Ogni nota suonata con Live è mandata anche ad una patch di MAX che controlla i LED e che permette di realizzare nubi statistiche, movimenti e complesse mappature tra eventi musicali e pattern LED. La patch di MAX è controllata durante la performance da una faderbox, il che implica di suonare veramente i LED. Grazie all’ultilizzo di Live, inoltre, è possibile suonare lo show in modo diverso ogni volta, lasciando maggiore o minore spazio all’improvvisazione ed al mood del momento.

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Bertram Niessen: E’ un set up costoso? Pensate che sarà facile per voi portarlo in giro?

Christopher Bauder: Il costo del sistema è abbastanza alto, dato che consiste di molti componenti; e questo ha moltiplicato il costo iniziale dell’installazione. L’intera installazione sta agilmente in 5 casse e può essere spedita in ogni destinazione nel mondo in una settimana con costi ragionevoli. Solo l’elio ed i palloni nuovi vanno aggiunti per ogni spettacolo.

Robert Henke: Credo che la performance potrà avere abbastanza successo, dato che permette di vivere un’esperienza unica. La performance al Tesla di Berlino era solo un primo test. 


http://monolake.de/installations/atom.html

www.flickr.com/photos/luxflux

www.whitevoid.com/

www.tesla-berlin.de/

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