Dopo un intenso anno di attività, tra le quali Espacio Enter a Tenerife a settembre, il Congresso Europeo presso il Guggenheim di Bilbao a ottobre, la continuazione del progetto emc27 e della preparazione di un centro di ricerca sperimentale sempre a Tenerife, senza calcolare i progetti artistici in corso (non ultima l’imminente ulteriore edizione del progetto Nomadas), gli instancabili Montse Arbelo e Joseba Franco hanno concluso il 2009 in bellezza a Barcellona con il II Congresso Internazionale Art Tech Media.

I temi di questo evento erano l’innovazione, le reti e i nuovi media nella cultura e nello sviluppo sociale. Come sempre, l’intenzione di Art Tech Media è riunire i protagonisti di diverse aree disciplinari che abbiano a che fare con scienza, arte e tecnologia, per fare il punto della situazione sugli sviluppi presenti e prossimi futuri e per stimolare la ricerca e la creazione di aree di convergenza.

Questo sforzo, tutt’altro che insignificante, spiega e in un certo senso giustifica l’eterogeneità delle proposte e degli interventi, che sono stati presentati al pubblico dal 18 al 21 dicembre, in parte presso l’auditorio di Barcelona Activa e in parte presso l’incantevole Palazzo Baró de Quadras, sede di Casa Asia. Entrambi gli spazi presentano un legame profondo con le tematiche proposte, come hanno sottolineato le loro rappresentanti nel corso delle conferenze.

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Barcelona Activa (http://www.barcelonactiva.cat/), durante l’evento rappresentata da Montse Basora, direttrice del progetto CreaMedia, è l’agenzia di sviluppo locale del Comune di Barcellona e tra le altre attività si propone come incubatrice di imprese offrendo supporto e formazione a iniziative e talenti.

Casa Asia (http://www.casaasia.es/), rappresentata dalla direttrice di cultura e mostre Menene Gras, è invece un centro particolarmente attento alle manifestazioni artistiche contemporanee che stanno avendo luogo nei paesi asiatici, cercando di incoraggiare la creazione di punti di contatto e linee di lavoro comuni con l’occidente. Sabato e domenica, Casa Asia ha ospitato la proiezione dei progetti premiati al Japan Media Arts Festival di Tokyo, alcuni dei quali, come gli ottimi A Child’s Metaphysics di Yamamura Koji, Dreams di Arai Chie o Kudan di Kimura Taku, sono visibili online presso il sito web del festival.

Il primo giorno di conferenze di Art Tech Media 2009, ha visto come argomento principale la riflessione sul rapporto ancora non sufficientemente definito tra scienza e arte. I due ambiti sono strettamente legati, da sempre e in modo ancora più profondo negli ultimi anni, ma a quanto pare la scienza è ancora un mondo che sembra riservato a pochi eletti a rispetto al quale i più si sentono autorizzati a mantenere un certo livello di ignoranza. Per questo sta diventando necessario organizzare attività divulgative e infiltrarle all’interno strutture educative.

E di questo si sta occupando, per esempio, Josep Perelló, fisico e professore universitario, attualmente incaricato di occuparsi del dipartimento scientifico del Centro d’Arte Santa Monica di Barcellona, che, con l’aiuto del noto gruppo Bestiario di Santiago Ortíz, sta sviluppando Cultures del canvi, il primo progetto interdisciplinare e online del Centro, il quale permette di visualizzare dati scientifici e le relazioni tra i concetti.

In questo progetto è coinvolto anche Pau Alsina, anche lui professore, presso l’Università Oberta de Catalunya, proveniente dall’ambito della storia e della teoria e che attualmente si interessa delle relazioni tra arte, scienza e tecnologia, con l’obiettivo di creare ecosistemi culturali. Pau è anche il direttore dell’interessantissima rivista online Art Nodes, disponibile in catalano, spagnolo e inglese.

E ancora un altro professore, Oscar García, direttore del Master ufficiale di creazione, design e ingeneria multimediale presso la Business Engineering School La Salle di Barcellona, ha sottolineato la necessità di tenere in conto le nuove variabili del processo di apprendimento e di porsi le domande necessarie perché gli studenti e le strutture educative permettano la formazione dei nuovi profili professionali richiesti dalle società più importanti in un documento ufficiale e internazionale, dove figura ormai in maniera esplicita il profilo multimedia.

E, volendo parlare di divulgazione, ha meritato molta attenzione anche l’intervento di Laura M. Lechuga, che tra i suoi vari ruoli è socia fondatrice di Sensia, una società che sta cercando di portare nel mercato l’innovazione in campo scientifico, impresa tutt’altro che facile quanto meno in Spagna. Laura ha spiegato con parole estremamente chiare e semplici i complessi concetti che stanno dietro la parola “nanotecnologia”, molto di moda ai giorni nostri ma probabilmente non compresa con esattezza dai più.

Sostanzialmente, la nanotecnologia consiste nel disegno, nella fabbricazione e nell’applicazione di materiali e sistemi in scala molecolare e atomica. Lavorando a questo livello, si riesce a intervenire sulle proprietà dei materiali e questo è ciò che rende possibile l’esistenza di tessuti che non si stropicciano o non si macchiano, di vetri che non si sporcano, di biciclette, racchette da tennis o aerei più resistenti e più leggeri. Le applicazioni possono essere di ogni tipo: per esempio nel campo dell’elettronica, della cosmetica, dell’energia, dei trasporti.

Ma l’ambito dove si nota la maggiore innovazione è la medicina. Le nanotecnologie stanno traducendo in realtà il viaggio fantastico di Isaac Asimov e mirano a creare cure più mirate che non abbiano effetti secondari, minuscoli dispositivi sottocutanei in grado di diagnosticare infezioni e tumori nel momento della loro apparizione, biosensori da installare presso il pronto soccorso, lo studio medico e da tenere a casa propria, capaci di permettere analisi complete dello stato di salute. E, per legare il suo discorso in un ambito tanto impregnato di arte come quello in cui si è trovata a parlare, Laura ha mostrato delle bellissime immagini che rivelano l’estetica che si scopre al microscopio. Una rapida ricerca su Google permette di trovare molte di esse e ulteriori informazioni su questo ramo che potremmo definire quasi fantascientifico.

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Art Tech Media ha visto tra i suoi ospiti anche alcuni artisti. Tra questi, i Multitouch Barcelona, già intervistati dalla nostra rivista e recentemente apparsi a ArtFutura 2009, José Manuel Berenguer, che abbiamo intervistato in questo stesso numero di Digimag, e uno dei più amati dal congresso e dai centri contemporanei catalani: Marcel·li Antúnez Roca. Oltre a viaggiare per il mondo con le sue installazioni, rappresentazioni e conferenze interattive, Marcel·lí si sta ora occupando del perfezionamento di Pol, piattaforma su cui lavora da alcuni anni e che permette di far interagire diversi dispositivi hardware e software, con l’obiettivo di farla diventare un progetto open-source.

Il secondo e ultimo giorno di conferenze, prima del gran finale con un gradito cocktail offerto da Casa Asia, ha visto la presentazione di diversi progetti, spesso accompagnati da proiezioni video, tra i quali i festival The Influencers con Bani Brusadin, DiBa con Alexis Borràs, ArtFutura con Montxo Algora, tutti sempre seguiti da vicino da Digicult; il noto blog We-Make-Money-No-Art della simpatica Regine Debatty, belga ma ormai torinese d’adozione; Balzac TV con Héctor Milla, un progetto di webshow online basato sui concetti di ubiquità, qualità, simmetria e socialità; il progetto Cápsula con Ulla Taipale, di cui è cofondatrice Monica Bello e che cerca la connessione tra arte, scienza e natura con una serie di curiosi progetti a stretto contatto con piante e animali; Oxercars/EXGAE con Simona Levi e Compartir dona gustet con Marc Sempere, entrambi dedicati alla cultura libera.


http://www.artechmedia.net/

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