Miguel Álvarez-Fernández, giovane sound artist e designer spagnolo (Madrid, 1979), definisce il suo background piuttosto convenzionale: studi di composizione al Conservatorio San Lorenzo de El Escorial, composer in residence alla “Residencia de Estudiantes” di Madrid dal 2002 al 2005, perfezionamento in Germania all’Internationale Ferienkurse fur Neue Musik di Darmstadt, alla Stockhausen Stiftung di Kurten, all’Elektronische Studio-Technische Universitat di Berlino.

A parte qualche collaborazione legata puramente alla composizione di musica elettronica – la colonna sonora per il film “Via Lactea” della regista brasiliana Lina Chamie, presentato all’ultimo Festival di Cannes, e la musica per il concerto/performance live elettronico dei Neues Kunstforum di Colonia, in programma il prossimo novembre – la sua ricerca attuale si sviluppa nella più diffusa mescolanza e ibridazione di media elettronici e artistici, in cui il suono e la relazione tra arte e fisiologia sono gli argomenti principali d’indagine.

Le opere che nascono dalla ricerca di Álvarez-Fernández utilizzano i media elettronici spesso in unione con gli strumenti tradizionali e la voce. Proprio in questo campo, per l’Università di Oviedo, egli sta scrivendo una tesi di Dottorato in Musicologia, che indaga le connessioni tra voce e media elettroacustici. Queste teorie sono il terreno di ricerca del progetto DissoNoiSex (il trio Álvarez-Fernández, Kersten, Piascik), per cui Álvarez-Fernández è autore delle installazioni interattive Soundanism e Repressound.

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Soundanism o Sonanismo, nella versione spagnola, è un’installazione sonora interattiva creata nel 2006 in collaborazione con il programmatore tedesco Stefan Kersten e la designer polacca Asia Piascik. Il lavoro esplora le possibili interazioni tra musica, respirazione, masturbazione e sessualità. Il visitatore, indossando un elmetto e una maschera con un piccolo microfono incorporato, entra a far parte di un circuito chiuso: è lui stesso a provocare i suoni che percepisce. Il microfono assorbe i rumori generati dalla respirazione, che sono trasformati digitalmente in tempo reale e ritrasmessi attraverso 14 microcasse inserite all’interno dell’elmetto. Allo stesso tempo le informazioni raccolte sono comparate e ritrasmesse in unione con le caratteristiche di altre migliaia di possibili sonorità, collegate in vario modo con l’idea di sessualità (estratti di pellicole pornografiche, assolo rock di chitarra, suoni ripetitivi di animali e macchinari industriali), che il visitatore modifica e trasforma in modo volontario o involontario attraverso il suo respiro.

L’opera esplora, dunque, la nozione di controllo in un sistema interattivo, e si colloca al confine tra evento pubblico e intimo, consapevolezza e sogno. Il lavoro evade dalle categorie di singola installazione o performance o strumento sonoro, ma invita a interagire provando a controllare e dominare il sistema oppure semplicemente a rilassarsi e respirare.

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Questo esempio del lavoro creativo di Miguel Álvarez-Fernández chiarisce alcuni dei temi indagati nelle sue opere. Ne abbiamo parlato in occasione della prossima esposizione al Festival PING!04 di Mallorca, cercando di svelare alcuni dei meccanismi alla base di questa ricerca: il modo in cui l’idea di sonorità sia connessa a quella di sessualità e le tematiche alla base di questa indagine.

Sottolinea Álvarez-Fernández

Miguel ha scritto un testo illuminante su questo argomento, del diálogo a la ilusión de control: Procesos interactivos en la instalación sonora Sonanismo, che prende proprio l’installazione Sonanismo come punto di partenza per indagare questi aspetti attraverso l’uso dell’interattività. L’opera è analizzata in tutti gli elementi, materiali e concettuali, descritta dettagliatamente nel lay-out espositivo, tralasciando volontariamente i particolari legati al software e allo sviluppo tecnologico, per enfatizzare il senso concettuale dell’installazione.

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I temi chiave che sono alla base del lavoro e del pensiero dell’artista emergono con l’evidenza di una teoria ben scritta: l’opera problematizza differenti questioni estetiche legate ai processi di interattività. Sonanismo propone una lettura critica di alcuni assunti tipici degli ambienti creativi per quanto riguarda l’arte digitale, l’arte elettronica, la media art. Il termine stesso di interattività, che ha ormai raggiunto una stratificazione di significati, spesso connessi con un’idea di positività e creazione, è oggetto di innumerevoli interrogativi, talvolta ironici, che l’opera vuole suscitare.

In questo senso, è l’interattività intesa come dialogo ad essere indagata, come processo che mostra, però, tutti i suoi limiti e talvolta la sua impossibilità. È, infatti, la respirazione del soggetto stesso a generare la risposta dell’oggetto, che diventa in questo caso un “altro” dal soggetto, oppure – in termini migliori – l'”altro” che alberga nel respiro e nella mente di chi respira ed ascolta.

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Ma nella componente dialogica che si instaura, il sonanista si accorge di essere coinvolto nel processo di attivazione di questo meccanismo che lo rende contemporaneamente produttore e fruitore dell’opera. Questa presa di coscienza avviene nello scarto temporale del ritardo con cui i suoni giungono al visitatore, nel delay che gli autori dell’installazione hanno utilizzato per rendere meno diretta ed immediata l’impressione di risposta e conseguentemente di controllo sull’opera.

La componente dialogica si realizza, dunque, nella costante attesa, curiosità, tensione comunicativa e nel contestuale tentativo di dominare il meccanismo dell’installazione stessa. Questa dicotomia si ritrova esattamente nelle relazioni con la musica e con il sesso, come acutamente nota ancora Álvarez-Fernández.

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La costante contrapposizione tra visivo/sonoro, pubblico/privato, esterno/interno, mente/corpo, materiale/immateriale, soggetto/oggetto, cosciente/incosciente, umano/animale, tecnologia/biologia, è anch’essa un tentativo di parlare dell’altro, sia in termini di suono che di sessualità, come due ambiti in cui si ha la possibilità o la necessità di avere accesso all’altro o all’altro sé che è dentro di noi.

La pratica dell’interattività è per Miguel anche un modo di sottolineare l’intento politico dell’arte, in un senso sociale e culturale. Egli afferma che è necessario essere consapevoli che siamo noi stessi a decidere di stare al gioco e che questo in fondo ci piace. Usare l’interattività è un modo profondo di fare esperienza, di condividere anche gli aspetti meno evidenti della società e della cultura e tutte le nostre perplessità a riguardo.

Il punto cruciale che Álvarez-Fernández vuole mettere in luce è che il suono, la musica, come il sesso, che sembrano talvolta e ingenuamente essere il frutto di spontanee attitudini, sono invece prodotti di differenti educazioni e di pratiche culturali. Ogni opera serve a costruire una piattaforma da cui partire per essere coinvolti, per fare pratica e vivere una serie di esperienze che permettano di avere più chiaro il meccanismo con cui si costruiscono alcune strutture e politiche culturali e sociali.

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Questa idea approda al tentativo di tracciare una cartografia parallela della storia della musica, del suono in generale e della sessualità. Alvarez-Fernandez – e per questo il nostro concetto di musica dev’essere malleabile, flessibile, aperto […]>. Egli fa notare ancora:

Un altro aspetto fondamentale e interessante della ricerca di Álvarez-Fernández è legato all’idea di voce intesa come interfaccia primaria – nelle varie modulazioni di suoni, respiri, sospiri, parole, accenti, pronunce – indagata come primo segnale dei modi con cui esprimiamo noi stessi e nel contempo ci rappresentiamo il mondo. La voce e più oltre il linguaggio come sistema culturale ricco di significati e messaggi, sono due elementi emergenti dell’installazione Repressound, che il trio DissoNoiSex sta attualmente sviluppando. Nell’installazione la realtà e la sua rappresentazione si confrontano attraverso il suono e l’immagine. Frammenti di film in bianco e nero sono proiettati su uno schermo esteso sull’intera superficie di una stanza: sui mobili e le pareti, simili a quelli che si vedono all’interno degli spezzoni stessi e dipinti in bianco e nero per amplificare e “allungare” il mondo dello schermo in quello esterno.

Il pubblico, circondato da questi elementi di finzione, può navigare attraverso le micro-storie presentate nelle proiezioni: brevi scene di vecchi film, che sono fermate, congelate od offuscate; solo producendo suono con la voce o il corpo, il visitatore può attivare – e giocare con – questi frammenti cinematografici. L’intonazione, l’intensità e il timbro dei suoni prodotti fanno avanzare o retrocedere le sequenze, alterano il loro ordine temporale, modificano la qualità dell’immagine.

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Di nuovo, ci si trova in presenza di contrapposizioni, che stimolano un rapporto dialogico tra l’opera e il fruitore: realtà/finzione, tempo/spazio, immagine/suono, arte/gioco, al contempo rafforzano e sfumano le distanze tra quello che viviamo e quello che potremmo vivere.

Miguel Álvarez-Fernández intende, dunque, la ricerca attraverso i nuovi media, come un modo per esplorare queste realtà per mezzo di progetti collaborativi, il più possibile aperti e condivisi. Egli stesso è un amateur professionista che ha il gusto per le forme pure dell’arte e dei media, restando ancorato agli aspetti più sostanziali delle opere, che permettano di arrivare al nucleo dell’idea e preservare la concettualità del lavoro dal rischio di una ridondanza tecnica e tecnologica.


http://miguelalvarez.es.kz

www.soundanism.org/

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