Musée de l’Elysée - Lausanne
25 / 05 / 2016 - 28 / 08 / 2016

Con la mostra The Memory of the Future. Photographic Dialogues between Past, Present and Future, il Museo de l’Eliseo mira a incoraggiare gli artisti contemporanei ad avvicinarsi alla fotografia.

La fotografia è oggi una fonte d’innovazione, grazie soprattutto alla tecnologia di digitalizzazione 3D sviluppata da uno spin-off dal Politecnico Federale di Losanna (EPFL), e che è in mostra con il suo unico patrimonio visivo.

La prima mostra a cura della direttrice Tatyana Franck apre un dialogo tra le opere dei pionieri delle tecniche fotografiche (il passato), quelle degli artisti contemporanei che portano una ventata d’aria fresca a questi metodi (il presente) e le tecnologie d’avanguardia che aggiornano tali processi (il futuro). Le opere provenienti dalle collezioni del museo, dagli artisti contemporanei e dalle nuove tecnologie si incontrano e uniscono le forze per fornire una visione completamente nuova della storia della fotografia.

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Le tecniche nel corso della storia.

I primi processi fotografici, come l’ambrotipia, la dagherrotipia, la ferrotipia, la cianotipia, ecc., sono esposti accanto alle opere degli artisti contemporanei, che garantiscono loro una nuova vita. La mostra include un negativo su carta cerata di Gustave Le Gray in dialogo con quelli di Martin Becka, mentre i cianotipi di Anna Atkins e Paul Vionnet conversano con quelli di Christian Marclay, Nancy Wilson-Pajic e John Dugdale. I dagherrotipi di Jean-Gabriel Eynard, tratti dalle collezioni del museo, sono presentati accanto ai ritratti di Takashi Arai e Patrick Bailly-Maître-Grand e ai paesaggi di Binh Danh e Jerry Spagnoli. Ottengono un posto d’onore anche due opere di due scienziati Premio Nobel e inventori di una tecnica fotografica: un autoritratto di Gabriel Lippmann (Premio Nobel per la fisica nel 1908), che ha inventato la fotografia a colori utilizzando il metodo interferenziale, e un dipinto di Dennis Gabor (Premio Nobel per la fisica nel 1971), inventore del processo olografico, una tecnica di fotografia in rilievo, in richiamo di un’immagine olografica di James Turrell. Infine, come punto di convergenza tra tutti questi procedimenti fotografici che fissano l’immagine su un supporto, è presentata la camera oscura attraverso le opere di Florio Puenter, Dino Simonett e Vera Lutter. Tecnica è esplorata anche da Loris Gréaud, l’artista invitato a presentare un’installazione originale che colga lo spirito del Museo de l’Eliseo registrandone ombre e luci.

Omaggi e metamorfosi

La mostra presenta inoltre la “mise en abyme” di immagini iconiche tratte dalla storia della fotografia reinterpretate da artisti contemporanei, le cui opere esaminano la nozione stessa di tempo e memoria. La prima fotografia della storia – scattata da Nicéphore Niépce nel 1826 – è così trasformata da Joan Fontcuberta (Googlegramme Niépce, 2005), utilizzando il freeware PhotoMosaïque collegato online con il motore di ricerca Google, e da Andreas Müller-Pohle (Digital Scores VI). Il primo autoritratto fotografico della storia – di Robert Cornelius, 1839 – è invece riprodotto da Oscar Muñoz,nel 2009, su una serie di specchi, per esaminare il paradosso dell’invecchiamento del supporto fotografico che dovrebbe in realtà catturare un’immagine per l’eternità.

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Innovare per salvaguardare e mettere in mostra

Il Museo de l’Eliseo, sede di mostre, conservazione e adesso anche di sperimentazione, come parte della mostra The Memory of the Future, propone per la prima volta uno spazio dedicato alla presentazione di oggetti virtuali digitalizzati tratti dalle sue collezioni. Questo progetto innovativo attraverso l’uso delle collezioni del museo mira a introdurre nuove esperienze di collaborazione e interazione a un’ampia gamma di visitatori – siano essi appassionati di fotografia, curatori o ricercatori. Il pubblico è incoraggiato a testare sperimentalmente le prime digitalizzazioni 3D, condotte in collaborazione con la start-up Artmyn e create presso il Laboratorio di Comunicazioni Audiovisive del Politecnico Federale di Losanna (LCAV). In questo modo non solo sarà possibile osservare le opere 3D con una precisione mai vista prima, ma soprattutto si potranno mostrare su schermo le differenti texture che le compongono, illuminando le copie digitali da qualsiasi angolazione.


http://www.elysee.ch/accueil/

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