Many venues - Stavanger
12 / 10 / 2017 – 31 / 10 / 2017

Screen City Biennial a Stavanger, la prima biennale nordica dedicata all’immagine espansa in movimento nei luoghi pubblici, ritorna ad ottobre per la sua terza edizione (in precedenza Screen City Festival 2013 e 2015). La Biennale presenta opere che esplorano la relazione fra immagini in movimento, suono, tecnologia e spazio urbano. Le architetture di Stavanger trasformeranno l’esposizione delle immagini in movimento espanse in un’esperienza tridimensionale, multi-sensoriale e tattile, con programmi di proiezioni e installazioni in galleria.

Migrating stories

Dopo decenni di intensa globalizzazione, il mondo si ritrova a ripiegarsi su sé stesso nonostante i continui sviluppi tecnologici e la comunicazione in rete. L’idea stessa di migrazione è intrappolata nel divario tra una visione di coesistenza globale e la paura degli altri. Può l’arte rispondere a questo interrogativo?

Screen City Biennial 2017 trasporta questi timori verso una prospettiva globale in seguito alle recenti ridefinizioni di geografie, confini e identità in relazione ai concetti di spazio e appartenenza. Intitolata Migrating stories,  la Biennale 2017 prende come punto di partenza le attuali condizioni dello spostamento come cornice tematica per esaminare le forme complesse della transizione di oggi. La Biennale presenta immagini espanse in movimento realizzate da una vasta gamma di artisti internazionali che affrontano le attuali criticità relative alle migrazioni. Le opere riflettono su viaggio, diaspore e post-colonialismo, sul mutamento di luoghi e sulle realtà “aliene”. La riflessione degli artisti provenienti da diversi paesi del mondo, si indirizzerà inoltre verso temi riguardanti il futuro post-petrolifero e la migrazione in relazione ai cambiamenti climatici.

Contesto e programma della Biennale

La programmazione si svolge principalmente nell’area portuale di Stavanger che, data la sua collocazione architettonica all’interno del paesaggio, riveste un ruolo speciale nell’affrontare le attuali complessità legate alla migrazione. Le mostre si svolgono anche nelle istituzioni e nei luoghi della cultura di Stavanger, inclusi la Stavanger Concert Hall, la Stavanger Kunsthall e il Kunstmuseum, il Maritime Museum, il Rogaland Kunstsenter e molti altri.

Il programma completo della Screen City Biennial combina mostre, videoproiezioni e installazioni di immagini espanse in movimento, con una particolare attenzione alle installazioni negli spazi pubblici e una serie di conferenze che si collegano al Programma di Ricerca della Biennale. Il programma verrà divulgato tramite una rivista di ricerca online, un’app e un catalogo cartaceo.

Le opere includono video, live cinema, audio-video, light art, realtà virtuale e aumentata, e computer gaming, che presentano l’esperienza spaziale contemporanea in ambienti visivi tecnologicamente avanzati, integrati nel contesto urbano.

Screen City Biennial 2017 è curata da Daniela Arriado e Tanya Toft.

Futura mobilità nell’era Trump-Brexit

Il mondo non è mai stato così in movimento da quando si attraversano i mari su gommoni per fare la spola tra due nazioni. Tuttavia le recenti reazioni nazionalistiche hanno portato al voto per la Brexit e alla richiesta di costruzione di muri di confine. Budhaditya Chattopadhyay e Duncan Speakman esplorano queste contraddizioni della nostra società. Exile and Other Syndromes (2015-2017) di Chattopadhyay emancipa la personalità nomade affiancando l’informazione territoriale in tempo reale alla memoria di un altro posto in un altro tempo con un’installazione generativa che comprende la diffusione del suono multicanale il testo modulato come visualizzazione di registrazioni sul campo.

L’audio walk di Speakman It Must Have Been Dark By Then permette agli utenti di riflettere riguardo la scomparsa degli spazi e la conservazione della memoria. Tramite l’app i partecipanti sono invitati a intraprendere un viaggio attraverso il loro ambiente di origine e in vari luoghi conosceranno avvenimenti specifici come la formazione delle pianure alluvionali di New Orleans, la crescita delle dune del Sahara in Tunisia o la nascita delle città rurali fantasma abbandonate in Lettonia.  Queste storie e questi luoghi distanti tra loro si collegheranno all’immediato ambiente fisico del partecipante a Stavanger, evidenziando come il mondo continuerà ad essere sempre più interconnesso nonostante i confini fisici.

Virtual  U.S./Mexico  Border è il progetto d’arte pubblica e realtà aumentata di John Craig  Freeman che documenta la crisi migratoria del Nord America. La commissione per questa edizione della Screen City Biennial include scene di realtà aumentata geo-localizzate realizzate sul posto, al confine tra U.S.A. e Messico, visibili su smartphone e tablet lungo lo storico lungomare di Stavanger.

Far risaltare l’importanza delle storie diasporiche personali

Migrazione e diaspora sono temi delicati che sovente sono trattati meglio quando gli artisti scavano all’interno della loro esperienza personale.  L’installazione interattiva Poet on Earth (2017) di Yucef Merhi racconta il suo personalissimo viaggio lungo 39 anni come artista e migrante venezuelano. Installato in un container, Poet on Earth presenta una rete interattiva di ricordi che mostrano momenti significativi della vita dell’artista, evocati in ordine cronologico dai movimenti e dal coinvolgimento intimo dello spettatore. Ogni ricordo sarà un canale che lo spettatore sarà in grado di mandare avanti e indietro, giocando sulla fluidità di essere migrante, nomade e cittadino senza patria.

Nuove condizioni di “alienazione” (spostamento verso un nuovo luogo o realtà)

L’uomo è incline a creare nuovi mondi per evadere dalla realtà attraverso il progresso tecnologico, le conseguenze della storia o la finzione narrativa. Nella Screen City Biennial 2017, tre artisti affrontano il tema dell’alienazione, descrivendo una situazione in cui i migranti si sentono alienati nei loro nuovi ambienti o forzati a sentirsi “alieni” all’interno della loro nuova realtà. Swerve (You’re Gonna Die Up There) (2016) di Soren Thilo Funder ha come oggetto la conversazione tra l’astronauta Billy Cutshaw e il suo io futuro.  Nella narrazione Funder si appropria di tecniche cinematografiche per creare illusioni che riflettono sulla propaganda e i meccanismi usati nelle battaglie ideologiche come la corsa allo spazio durante la Guerra Fredda. In Alien Tourist (2017) di Maria von Hausswolff scene di foreste e dune sabbiose si confondono per diventare un unico luogo disorientato dove il legame spazio/tempo si allenta e dove corpi umani appaiono in posizioni fisse, come statue.

Alcune storie sembrano inventate, ma le paure e gli avvenimenti che hanno dato loro vita sono certamente autentiche. Ghosts di Tobias Zielony narra la storia degli abitanti di una casa per rifugiati di Berlino che udivano voci e vedevano fantasmi nelle docce durante la notte. Tra l’altro, una delle più grandi sinagoghe della città, una volta sorgeva nelle vicinanze, così come una stazione ferroviaria, da cui partivano i treni per i campi di concentramento.  Il film di Zielony cattura la paura e l’angoscia che la barriera tra il passato e cosa sta accadendo oggi possa essere meno solida di quanto piaccia immaginare al senso comune.

Migrazioni in relazione ai cambiamenti climatici

Le migrazioni umane e i cambiamenti climatici sono tanto più collegati tra loro di quanto venga riportato nei media. Shezad Dawood nota che il Leviatano, ciclo di 10 film, in cui l’artista collega l’attività umana all’ecologia marina, è un poema epico. Basandosi sulla scoperta che la strada dal Nord Africa a Lampedusa considera una sporgenza nel fondale che influenza i cambiamenti climatici, il film collega le sorti dei gamberi turchi e del fitoplancton con quella dei rifugiati che rischiano la propria vita attraversando il Mediterraneo.

In Water Will Be There Eric Corriel immagina come ci si potrebbe sentire se il livello dell’acqua aumentasse fino a sommergere le stesse città. Giocando con le presunte conseguenze dei cambiamenti climatici, l’istallazione specifica del sito rende la questione dell’innalzamento del livello del mare qualcosa di più concreto. Barents (2015) di HC Gilje assume un approccio più concettuale grazie ad un filmato sui confini marittimi tra Norvegia e Russia con una telecamera che ruota lentamente sul suo stesso asse mostrando confini invisibili, limiti e il potenziale per un innato disastro nell’oceano. Enrique Ramirez ha contribuito con un simbolico gesto di empatia nei confronti dei rifugiati che hanno attraversato i mari. In Arriving with Nothing l’artista invita quattro stranieri a saltare nelle acque del Mare del Nord e galleggiare. Dunque per far fronte all’immigrazione norvegese un atto simile a quello della ministra Sylvi Listhaug nel Mediterraneo riguardo al quale, ha dichiarato che nonostante non sia possibile mettere tutti nelle loro posizioni, è possibile provare a guardare dal loro punto di vista.

Riconcettualizzare lo schermo negli spazi pubblici 

Partendo dalle sue origini come fonte di luce, oggi l’immagine in movimento continua ad espandere il modo di espressione cinematografico, sonico, telefonico, aumentato, reattivo e computazionale. Continua a sfidare la percezione umana nelle condizioni della nostra esistenza comunicativa contemporanea, che sta diventando sempre più multi dimensionale, multi temporale e multi sensoriale. Parte di tale evoluzione comprende il ruolo dello “schermo” e come gli artisti lo utilizzano in maniere insolite. Consequence, di John Cleater, con la sua passeggiata audio visiva nella realtà aumentata e l’istallazione, è un racconto virtuale che va a finire oltre l’area portuale di Stavanger. Sviluppata in collaborazione con la Stavanger Symphony Orchestra (SSO), l’opera creerà un viaggio che sposta il suono dalla sala al porto e conduce indietro il porto nella sala.

Olivia Mcgilchrist incorporerà sequenze video a suono, oculus rift, cuffie e a una struttura di legno in una barca. Quando lo spettatore indosserà il Rift, entrerà in uno spazio 3D dove le sequenze audio visive mostrano frammenti dello spettacolo da entrambi i lati della maschera dal proxy di una GoPro: la videocamera montata sulla testa indossata dai membri della tradizionale band del carnevale giamaicano “Jonkonnu”. Telcosystem creerà un nuovo viaggio audio visivo in 3D per esplorare i limiti dell’apparato sensoriale umano.

Curatori ospiti

Il programma online riflette l’obiettivo della Screen City Biennial di essere accessibile oltre la zona geografica di Stavanger con ulteriori attività espositive con immagini ingrandite in movimento in formati di presentazione online, mobili e ibridi.

Oggi stiamo assistendo ad una fase emergente delle piattaforme digitali per esporre e distribuire l’immagine in movimento, che ha inaugurato una nuova strada per il lavoro di espositore freelance online, gli eventi e le biennali. A proposito di argomenti globali, dobbiamo esplorare le vie più appropriate per poter raggiungere il pubblico mondiale e trarre vantaggi dai potenziali sociali, culturali e politici di Internet per diffondere i contenuti artistici oltre qualsiasi limite e confine. Lo scopo della Screen City Biennial è quello di incoraggiare questo sforzo e spingere gli artisti e gli espositori a spianare questa strada.

I curatori ospiti Inês Grosso, Fernanda Parente, Vanina Saracino, Tina Sauerlander e Olaf Stüber, ognuno dei quali ha selezionato un’opera, curano la mostra online, presentando gli artisti: Christa Joo Hyun D’Angelo / David Blandy & Larry Achiampong / Marcel Odenbach / Sam Wolson & Trevor Snapp / Vasco Araújo

Il pubblico è invitato a leggere attentamente l’introduzione dell’espositore all’opera, la sua interfaccia ed esperienza prima di poterla ammirare. È possibile accedere all’esibizione online dal 12 al 31 ottobre 2017 dal sito della Biennale.

Il journal SCB

Il journal SCB rende la Screen City Biennial una piattaforma di discussione su cui esporre conoscenze, domande e curiosità. Permette di discutere e far emergere novità riguardo all’arte negli spazi pubblici, tra cui principalmente quelle forme d’arte che estendono “l’immagine animata” (in senso lato) a situazioni urbane e necessità del momento. Oltre ad articoli teorici, il journal include ricerche sull’arte, interviste agli artisti, riflessioni degli espositori, documenti di ricerca e gli articoli di, tra gli altri, Nilgun Bayraktar, Maeve Connolly, Teresa Dillon, Catrien Schreuder, Peter Weibel and Annika Wik. La rivista contiene programmi di eventi pubblici e inserti con il Biennial’s Research Program.

Team

Daniela Arriado (Norvegia/Cile) è Direttrice e fondatrice di Screen City Biennial, e di Art Republic, una piattaforma dedicata all’arte digitale e allo spazio pubblico. Si occupa di esplorare nuovi approcci curatoriali verso i vasti confini delle esperienze cinematografiche e dell’audiovisivo, che sono alla base della vision dello Screen City, fondato nel 2013. Questo approccio ha anche rafforzato il suo impegno in progetti pilota che riguardano scenari cittadini e piattaforme di streaming online per videoarte e animazione, con lo scopo di aprire nuove strade per la distribuzione e la diffusione dell’immagine animata al pubblico. Daniela è membro del PNEK (Production Network for Electronic Arts, in Norvegia) e consulente curatoriale per organizzazioni artistiche a Berlino, Tel Aviv e Lisbona. Daniela Arriado vive a Berlino.

Tanya Toft Ag (Danimarca) è una curatrice, ricercatrice, scrittrice e docente che si occupa di esaminare la Media Art urbana come un ambito di criticità nella cultura digitale contemporanea e nei contesti urbani ed estetici dei media. È curatrice e responsabile della ricerca artistica di Screen City Biennial 2017. Ha tenuto conferenze in tutto il mondo a ha curato tra gli altri: il São Paulo Digital Festival del 2013 e quello del 2014 con Marìlia Pasculli, tenutosi al SESI Digital Art Gallery (San Paolo); il Nordic Outbreak nel 2013-2014 proposto dallo Streaming Museum di New York e nei paesi nordici, curato in collaborazione con Nina Colosi; e Voyage to the Virtual (2015) alla Scandinavia House (New York). Ha curato la pubblicazione del testo Digital Dynamics in Nordic Contemporary Art (Intellect, 2018) e cocurato quella di What Urban Media Art Can Do – Why, When, Where, and How? (av edition, 2016). Tanya Toft vive a Berlino.


screencitybiennial.org

journal.screencitybiennial.org

tanyatoft.com

artrepublic.no

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