Lo scorso 10 Ottobre presso il Lentos Museum di Linz si è svolto il simposio Media Art and Art Market, evento organizzato con l’obbiettivo di discutere la situazione attuale del mercato dell’arte, con un focus sulla Media Art. L’organizzazione del simposio è stata assegnata a Christa Sommerer, artista e pioniere nel campo della Interactive Art insieme a Laurent Mignonneau. Le due, dopo aver lavorato, insegnato e fatto ricerca negli Stati Uniti e in Giappone per circa dieci anni, hanno fondato il dipartimento di Interface Cultures presso l’Università di Arte e Design di Linz,ì in Austria, dove sono entrambe professori. La Sommerer è anche un Obel Guest Professor alla Aalborg University in Danimarca, mentre la Mignoneau è stata Chaire International Guest Professor all’Université Paris 8 di Parigi.

Insieme hanno prodotto oltre 30 lavori che combinano l’interazione e la vita artificiale, che le hanno conferito una serie di premi internazionali tra cui l’ARCO BEEP Award, il Wu Guanzhong Art and Science Innovation Prize, il Golden Nica Prix Ars Electronica Award, l’Ovation Award of the Interactive Media Festival a Los Angeles, il Multi Media Award of the Multimedia Association Japan, il World Technology Award of the World Technology Network a Londra e il PRIZE 2008 – uni:Invent Award.

Christa Sommerer è molto attiva nel mercato dell’arte grazie alla collaborazione con una serie di gallerie in tutto il mondo, è diventata una grande esperta del settore e questo ha anche condizionato la sua produzione artistica, come ad esempio nel lavoro “The Value of Art”, prodotto sempre insieme a Laurent Mignonneau. Si tratta di un’installazione interattiva in cui il tempo di visione dell’opera da parte del pubblico è trasformato nel valore economico dell’opera stessa.sommerer6
Alessio Chierico: Il 10 di ottobre 2016, lei ha organizzato il simposio “Media Art and the Art Market” presso Lentos Museum di Linz, Austria. Per quest’evento, ha invitato ricercatori illustri, curatori e galleristi a discutere sulla condizione attuale del mercato dell’arte in relazione al settore della Media Art. Pensa che il rapporto tra questi due riuscirà finalmente a prosperare nella nostra epoca contemporanea?

Christa Sommerer: Il mercato della Media Art sta iniziando ora a evolversi lentamente. Negli ultimi otto anni circa la Media Art ha fatto apparizione nelle gallerie e nelle fiere d’arte e in vari eventi legati al mercato dell’arte. Ora ci stiamo impegnando per consentire alla Media Art di raggiungere finalmente il mercato dell’arte contemporanea più convenzionale. Non soltanto artisti, ma anche galleristi e organizzatori condividono questo interesse. Credo sia davvero un ottimo passo in avanti, perché gli artisti hanno bisogno di considerare cosa accadrà alle loro opere d’arte dopo essere state prodotte; come si possono distribuire e dove possono essere situate nel settore pubblico e privato. C’è una consapevolezza maggiore che il mercato dell’arte non sia qualcosa di negativo, ma che, al contrario, possa consentire alla Media Art di presentarsi, distribuirsi e creare più valore.

Alessio Chierico: Pensa che l’impatto limitato che la Media Art esercita nel mercato dell’arte possa ostacolare la fusione tra arte contemporanea e Media Art?

Christa Sommerer: In passato, credo che ci sia stata parecchia distanza tra la Media Art e il mercato, a causa della materialità della Media Art. Ce ne rendiamo conto quando mostriamo la Media Art in occasione di eventi legati al mercato, e la gente dice: “Questo mi piace molto, ma come posso mantenerlo? Come posso ritirarla? Cosa accadrà al lavoro se la tecnologia su cui è basato diventerà obsoleta?” La loro diffidenza non ha niente a che fare con il contenuto del lavoro; alla gente piace il format, ma non è abituata a doversi preoccupare della durabilità e del mantenimento di questo tipo di lavori. È più complicato raggruppare opere di Media Art che di pittura, scultura, e altre forme più tradizionali. È per questo che abbiamo bisogno di più istruzione e più servizi, ad esempio da organizzazioni come la ZKM, la Ars Electronica Center, la Daniel Langlois Foundation, e altri istituti, che possono fornire buoni esempi di come questo tipo di arte può essere raccolta e conservata. Se avessimo più esperienza su come raccogliere e preservare questi sistemi, le paure legate alla raccolta di media art scomparirebbero lentamente. Credo fermamente che sia dovere degli artisti ideare nuove soluzioni su come conservare la media art.
sommerer2Alessio Chierico: Oggi si discute molto circa la possibilità di conservare opere di Media Art; una vaga impressione generale esiste, cioè che siano opere fragili. Pensa che ciò possa essere una delle ragioni per cui il mercato diffida della Media Art?

Christa Sommerer: Sì, è sicuramente uno dei problemi. La durevolezza della Media Art è uno dei problemi, e un altro è rappresentato dai nuovi tipi di concetti presentati dalla stessa. Per questo motivo il pubblico deve essere istruito; ciò è possibile presentando questo tipo di opere in contesti artistici, in modo che la gente ci si abitui, e finisca con accettare il fatto che l’arte può essere fatta con i computer. Abbiamo fatto mostre di Media Art abbastanza assiduamente per 25 anni, e sto iniziando a vedere un interesse crescente in questa espressione artistica. Possiamo dire che l’istruzione del pubblico è stata di grande successo. Alla gente adesso piace la Media Art, vuole possederla, e conservarla. È ora nostro compito, in quanto artisti, presentare format, infrastrutture e reti migliori.

Alessio Chierico: L’effimera natura della Media Art, che è dovuta alla sua difficoltà di conservazione, è stata una delle fonti di ispirazione per il lavoro svolto con Laurent Mignonneau, “Portrait on the Fly” (http://www.interface.ufg.ac.at/christa-laurent/WORKS/FRAMES/FrameSet.html). Pensa che questa “debolezza” possa essere, sotto certi aspetti, anche un punto di forza?

Christa Sommerer: Sì, decisamente, l’idea di arte effimera è anche uno dei nostri punti di forza, perché rende l’arte più preziosa. Se si sa che smetterà di esistere dopo poco tempo, ci si ritrova a pensare: “Devo esserci, devo vivere quest’esperienza, perché tra poco non ci sarà più”. Gli artisti, ora, cercano modi intelligenti di rendere questa preziosità qualcosa che possa diventare anche tangibile. Molti stanno sperimentando con format in cui rendono opere interattive degli artefatti che sono il risultato dell’interazione con loro. Ciò può assumere la forma, ad esempio, di quadri, registrazioni, oggetti di ogni tipo di materiale che dona un’occhiata di una particolare interazione. In questo senso, l’installazione originale si è trasformata in qualcos’altro. Questa sperimentazione è stata fatta senza sminuire l’idea di arte interattiva, dove ogni cosa è volatile ed è basata su un unico prezioso momento. Il movimento che vediamo ora non è così differente da quel che accade nella performance artistica. Se guarda le performance di Marina Abramović dagli anni ’70 in poi, può vedere che ha trasformato alcune scene chiave in fotografie o documentazioni video. Queste di conseguenza sono diventate opere d’arte a tutti gli effetti, alcuni in riferimento ai suoi atti performativi. Allo stesso modo, gli artisti mediatici cercano modi diversi di preservare momenti particolari di situazioni interattive e trasformare questi istanti congelati in opere d’arte separate.sommerer4

sommerer5Alessio Chierico: Bisognerebbe sempre dare la priorità alla durabilità delle opere?

Christa Sommerer: Non direi che la più grande preoccupazione per un artista debba essere la durabilità della sua opera. Prendiamo ad esempio la lattina di Piero Manzoni che contiene i suoi stessi escrementi: non sappiamo se gli escrementi siano ancora lì o se si siano già decomposti, quello che importa è l’affermazione che c’è qualcosa che viene dal corpo dell’artista nella scatola, che potrebbe o non potrebbe essere scomparsa. Se lei fosse un collezionista di un museo, necessiterebbe per forza di artefatti, anche se cominciassero a dissolversi ad un certo punto. Un altro esempio è l’opera di Daniel Spoerri che ha fatto opere d’arte prendendo gli avanzi di pasti organizzati per i suoi amici e li ha incollati su un tavolo che ha poi fissato al muro. Se lei guarda attentamente queste composizioni, può vedere come molti dei differenti elementi di cibo siano già dissolti e decomposti. Non sono gli stessi artefatti di 50 anni fa, ma possiamo ancora vedere che sono opere d’arte originali di Daniel Spoerri che sono state sottoposte ad alcune forme di decomposizione. Sono sicuro che il concept di Spoerri includesse la trasformazione dell’opera d’arte nel tempo. Certamente, sarebbe difficile rivendere un’opera d’arte completamente decomposta. Ma anche qui ci sono degli esempi di Fluxus o di artisti Happening, che vendono punteggi o istruzioni. Se pensiamo all’arte mediatica, un’opera dovrebbe comprendere una sorta di oggetto da collezione. Attualmente la grande sfida è determinare cosa debba essere e cosa debba sembrare questo oggetto.

Alessio Chierico: Con il lavoro “The Value of Art” (http://www.interface.ufg.ac.at/christa-laurent/WORKS/FRAMES/FrameSet.html) che ha portato a termine con Laurent Mignonneau ha relazionato l’economia dell’arte con l’economia dell’attenzione. Come pensa che questi elementi possano essere correlati? Ha qualche esempio relativo ai suoi lavori? Pensa che questo meccanismo giochi un ruolo importante nel mercato dell’arte?

Christa Sommerer: Quello che ci affascina in “The Value of Art” è la relazione tra arte interattiva e forme d’arte più tradizionali. Nell’arte interattiva noi creiamo una situazione nella quale il pubblico e l’opera d’arte possano interagire, ma alla fine della mostra, essa cessa d’esistere. L’interazione è confinata ad un solo particolare momento, come se fosse una performance o uno spettacolo teatrale. In “The Value of Art” parliamo del coinvolgimento delle persone e del tempo che esse spendono per le opere d’arte. Quando un’opera d’arte interattiva è ben progettata, solitamente le persone rimangono con essa parecchio tempo.

Quando i visitatori dedicano del tempo ad un’opera d’arte, possiamo considerarlo un valore aggiunto. Nel sistema che abbiamo progettato, 10 secondi dell’attenzione di una persona aumenterebbero il valore dell’installazione “The value of Art” di un euro. Ovviamente il nostro scopo era quello di fare di questo lavoro un commento necessario sull’attenta economia e sulla creazione di un valore nel settore artistico; il valore del tempo delle persone viene convertito così in una quantità di denaro fittizia, trasposta poi nell’opera d’arte. Quando abbiamo messo in mostra questo lavoro, la maggior parte dei visitatori ha detto: “È interessante, è vero, il mio tempo ha davvero un valore”. Tutti sappiamo che il tempo è denaro. Se prendiamo in considerazione l’arte più tradizionale di artisti del calibro di Monet o Picasso, dobbiamo considerare che le loro opere sono così famose e così costose perché esperti, musei e il mercato dell’arte hanno dedicato al loro riconoscimento molti sforzi ed energie, tempo e denaro. E ovviamente, se pensa alle mostre di enorme successo che accompagnano queste opere d’arte canoniche, l’attenzione che il pubblico riserva loro contribuisce ad accrescere maggiormente il loro valore.

Pertanto, progettando “The Value of Art”, abbiamo pensato di convertire il tempo speso dalle persone per ammirare ed interagire con un’opera d’arte in un valore monetario immaginario. Stranamente questo finto valore è diventato un vero valore, perché abbiamo venduto qualche lavoro di “The Value of Art”.  Ciò dimostra che le persone abbiano accettato il fatto che è possibile monetizzare il loro tempo. È stato un esperimento molto interessante per noi, ed è stato effettivamente dimostrato che è possibile trasformare il grado di attenzione della gente in denaro – si può utilizzare per aumentare il valore di un’opera d’arte.
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Alessio Chierico: In un contesto educativo, vi è una crescente domanda di New Media Art. Considerando la sua lunga esperienza in materia di istruzione, come pensa che gli studenti potrebbero essere in grado di beneficiare professionalmente di un background formativo nella New Media Art? Ritiene che per gli studenti di questo settore potrebbe diventare possibile, in un futuro prossimo, accedere al mercato dell’arte?

Christa Sommerer: Sì, lo spero sicuramente, perché gli artisti che hanno terminato gli studi presso accademie e università d’arte hanno bisogno di trovare dei modi per guadagnare e sostenersi economicamente. Certo, alcuni di loro saranno in grado di sopravvivere in qualità di artisti freelance completamente indipendenti, ma molti di loro avranno bisogno di un ambiente in cui possano vendere o mettere in commercio le loro opere. Spero davvero che in futuro la media art sia in grado di guadagnare una maggiore approvazione nel mercato dell’arte. Questo è stato uno dei motivi che ha ispirato l’organizzazione di questo genere di simposio. Abbiamo voluto indagare su chi, attualmente, faccia parte degli mercato e ci siamo chiesti quale direzione stia prendendo il trend, se sta funzionando e se sta suscitando l’interesse della comunità artistica. Da quello che abbiamo visto in occasione del simposio presso il Lentos Museum il 10 ottobre, esiste infatti un notevole interesse e, inoltre, abbiamo notato che conferenze simili sono attualmente tenute in tutto il mondo. C’è sicuramente slancio in questo momento, e penso che dovremmo contribuire a plasmarlo, lavorarci su, e fare tutto ciò che è necessario per raggiungere i nostri obiettivi.


http://www.interface.ufg.ac.at/christa-laurent/

http://www.ufg.ac.at/index.php?id=1594&L=1

http://interface.ufg.ac.at/blog/media-art-and-the-art-market/

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