Osage Gallery - Hong Kong
20 / 04 / 2016 - 25 / 05 / 2016

L’opera Tunnel Under the Atlantic è nota come:

– La prima installazione di realtà virtuale intercontinentale

– La prima installazione di realtà virtuale con architettura dinamica in tempo reale

– Primo regista video virtuale

– Primo reporter fotografico virtuale

– Primo documentalista virtuale che usa l’intelligenza artificiale

– Primo compositore virtuale

– Prima videoconferenza all’interno di un ambiente di realtà virtuale

– Primo contenuto concentrato sull’utente in un ambiente di realtà virtuale

Nel 1995, quando Internet stava emergendo, Maurice Benayoun ha creato un mondo sotterraneo virtuale utilizzando le immagini provenienti dalle collezioni del French National Museum e del Museum of Civilizations, Quebec. L’opera ebbe luogo simultaneamente al Pompidou Center di Parigi e al Museum of Contemporary Art di Montreal, collegando le due città nel primo Tunnel under the Atlantic virtuale al mondo. Le immagini dalle collezioni del museo fiormavano “ostacoli culturali” che i visitatori dovevano oltrepassare scavando rispettivamente le fondamenta di Parigi e Montreal, guidati da nient’altro che da suoni e musiche composte da Martin Matalon allo scopo di farli incontrare.

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Nella sua recensione di Tunnel Under the Atlantic pubblicata nell’edizione del 1995 su “Le Monde”, Jean-Paul Fargier descrive l’esperienza dello scavo come: “Entrare per davvero nelle immagini. Non solo in quello che rappresentano, ma nel loro stesso tessuto. Camminare, scoprire canali segreti, raggomitolarsi nelle loro pieghe, perdersi nella loro struttura, osservarle pulsare, e rimbalzare dall’una all’altra come se fosse un gioco della campana ripetuto all’infinito.”

Alla mostra verranno quindi esposte nuove opere interattive sviluppate nel 2016, intitolate Border Tunnel e Colors Tunnel. Questi nuovi tunnel sondano i problemi relativi agli stereotipi e ai movimenti geopolitici. I partecipanti potranno scavare ed esplorare questi tunnel usando i propri corpi. Lo spazio virtuale e quello fisico delle gallerie verranno così fusi.

Infine, i partecipanti si troveranno ad affrontare la questione su che cosa significhi realmente “collegare”. Oggigiorno abbiamo accesso a una vasta quantità di informazioni e alla possibilità di collegarci in tutto il mondo, tuttavia: è questo che ci ha aiutati veramente a promuovere la comprensione interculturale? Questi materiali non sono forse ulteriori ostacoli culturali che devono essere scavati più a fondo? Quali sono i diversi fattori che “colorano” le informazioni che vediamo, filtrando quelle più accessibili e rilevanti nei nostri cicli di attenzione? E come possono queste immagini influire il nostro modo di vedere e di connetterci l’un l’altro?

I tunnel ci ricordano il significato di “distanza” fra le persone quando questa è più di una sfida geografica. Essi possono essere un metodo transitorio per la creazione di uno spazio che oltrepassi i confini fisici, culturali, sociali e politici. Tuttavia le gallerie non sono scorciatoie. Questo è l’inizio di una ricerca più approfondita per riscoprire il vero significato di distanza e le reali potenzialità del dialogo.

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Maurice Benayoun aka MoBen è un pioniere della Open Media Art e vincitore del premio Golden Nica di Ars Electronica. L’opera di MoBen, estremamente variegata, esplora tutti i campi dell’espressione artistica, utilizzando vari media come ad esempio la fotografia, i video e le installazioni urbane su larga scala. Benayoun ha contribuito alla nascita della scena new media di Hong Kong e attualmente è Professore presso la School of Creative Media di Hong Kong.

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