Francesco Pantaleone Arte Contemporanea - Palermo
22 / 07 / 2017 – 10 / 10 / 2017

Le opere di Julieta Aranda si sono interessate a lungo delle dinamiche dell’arena sociale vista attraverso l’interazione umana e le relazioni tra l’autoproduzione come soggetto e lo spazio in cui i soggetti prodotti interagiscono. Dato che molte di queste interazioni avvengono grazie al linguaggio, Aranda lo utilizza spesso come materiale– organizzando sempre le proprie ricerche tramite dei cruciverba in cui contrappone concetti e sviluppa nuove definizioni prima di creare il proprio lavoro sotto forma di video e sculture.

Imprigionato nelle grotte ghiacciate dell’Antartide e della Groenlandia— allo stesso modo in cui le parole sono rinchiuse in un cruciverba—un mondo perduto di antiche creature aspetta un’altra possibilità di vita. Così, As the Ground Becomes Exposed, è come una macchina del tempo che viene da un passato lontano.

L’intera installazione è un magazzino per le parole come la coltre di ghiaccio lo è per i geni. L’opera offre uno sguardo criptico sulla vita dei molti milioni di organismi che potrebbero essere stati intrappolati sotto la calotta polare più a lungo di quanto gli esseri umani moderni non abbiano camminato sul pianeta, in attesa di un cambiamento delle condizioni che li liberi di nuovo.

Per la sua seconda mostra personale alla galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Aranda interrompe il suo processo a metà strada e si concentra tanto sul modo di organizzare i concetti come materiale principale. Così il tema di questo lavoro è la ricerca di Aranda sullo scioglimento dei ghiacci polari e sulla possibile rinaturalizzazione attraverso il risorgere di forme di vita che sono state congelate nel tempo; l’attenzione dell’artista si concentra sulla logica seguita per comprendere e analizzare queste informazioni, per distanziare se stessa e la sua opera dalla ricerca. Una serie di passaggi che usa per creare uno spazio autonomo in cui le opere possano respirare, lontane dal testo.

Le sole parole non sono sufficienti per produrre significato e per descrivere una situazione. Lo studioso di letteratura tedesca Wolfgang Iser ha scritto che i vuoti e le lacune innescano in un testo un gioco con il lettore dove il lettore stesso è costretto a completare il testo. L’atto della lettura diventa performativo, intrusivo e impegnativo. Il potenziale del testo, dice Iser, sta nella volontà del lettore di giocare. Le lacune nel testo diventano opportunità per il lettore di entrare e iniziare ad agire.

È possibile apprezzare le stesse lacune e gli stessi vuoti nei cruciverba di Julieta Aranda. L’artista raccoglie parole come souvenir letterari – dalla fantascienza, dai libri di arte teorica e dalla cultura popolare – che unisce in modelli tematici e geometrici. Il significato del nuovo testo sorge nella tensione tra le parole e i quadratini non completati.

Trattandosi della seconda rappresentazione dell’opera (la prima è stata commissionata dall’Art Institute di Basilea, e presentata nel corso dell’edizione 2016 del Der Tank, all’interno della serie di mostre The Organ a cura di Chus Martínez), è già possibile intravedere elementi di scultura organica nell’opera di Aranda, che costituisce un’esplorazione allo stesso tempo formale e giocosa del suo rapporto con il linguaggio, le intersezioni e la ricerca.

Julieta Aranda è nata a Città del Messico e attualmente vive fra Berlino e New York. È seminarista nel master Art & Science presso l’Art Institute di Basilea. Aranda ha una BFA (Bachelor of Fine Arts) in produzione cinematografica presso la School of Visual Arts, e un MFA (Master of Fine Arts) presso la Columbia University, entrambe a New York. Aranda è inoltre co-direttrice di e-flux.

Le sue esplorazioni variano tra installazioni, video e carta stampata, con un particolare interesse nella creazione e manipolazione degli scambi artistici e il capovolgimento delle nozioni tradizionali del commercio che riguarda la pratica artistica. Le sue opere trascendono i confini dell’oggetto. Le sue installazioni e i suoi progetti temporanei, spesso incentrati sui rapporti sociali e sul ruolo della circolazione degli oggetti nei cicli di produzione e consumo, sono fortemente site-specific.

Le opere di Julieta Aranda sono state esposte a livello internazionale, in location come Der Tank, Basilea (2016); 56esima biennale di Venezia (2015); Museo Guggenheim di New York (2015, 2009); Kunsthalle Fridericianum, Kassel (2015); ottava Biennale di Berlino (2014); Berardo Museum, Lisbona (2014); Witte de With, Rotterdam (2013, 2010); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2013); MACRO Roma (2012); Documenta13 (2012); N.B.K. (2012); Biennale di Gwangju (2012); 54esima biennale di Venezia (2011); Biennale di Istanbul (2011); Portikus, Francoforte (2011); New Museum, New York (2010); Kunstverein Arnsberg (2010); MOCA Miami (2009), Museum of Contemporary Art, Chicago (2007); seconda Biennale di Mosca (2007); MUSAC, León (2010 and 2006);settima Biennale di La Havana.


http://www.fpac.it

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