The Shelley & Donald Rubin Foundation - New York
09 / 02 / 2017 - 19 / 05 / 2017

The Shelley & Donald Rubin Foundation è lieta di annunciare The Intersectional Selfuna mostra sulle politiche di genere e femministe nell’era della “trans-identity”, in mostra dal 9 febbraio al 19 maggio 2017.

Con opere di Janine Antoni, Andrea Bowers, Patty Chang, Abigail DeVille, Ana Mendieta, Catherine Opie, Adrian Piper, Genesis Breyer P-Orridge, Cindy Sherman, e Martha Wilson, The Intersectional Self si chiede come la nozione di femminilità (o di mascolinità) sia cambiata nel contesto di un’ identità di genere ridefinita, e come le strutture familiari siano state di conseguenza concepite diversamente. In sostanza, The Intersectional Self prende in esame il modo in cui il femminismo, nelle sue forme più varie, abbia cambiato il mondo come lo conosciamo.

Le sculture e i video di Abigail DeVille e di Andrea Bowers sottolineano le disuguaglianze basate sulla razza, sugli aspetti economici, sul genere e sulle identità di immigrati, ormai diffuse nella società . Utilizzando oggetti e materiali trovati, DeVille spiega che il suo processo di assemblaggio è un esercizio di accettazione. Parlando delle sue opere dice, “Penso alla spazzatura come… la prova archeologica del presente. La storia passa ovunque, che lo si sappia o no.” A testimonianza storica esiste inoltre la Roundtable Discussion di Bowers (2016) che mostra Patrisse Cullors (una delle fondatrici di Black Lives Matter), Jennicet Gutierrez (un’attivista immigrante clandestina e transessuale) e CeCe McDonald (un’attivista transessuale che è finita dietro le sbarre di un carcere maschile). Insieme, discutono della liberazione dei neri, della detenzione, del sesso, e dell’immigrazione.

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Identificare Ana Mendieta come una femminista latina e del Terzo Mondo non è un’azione legata soltanto alla sua esperienza di emigrazione da Cuba agli Stati Uniti nell’Operazione Peter Pan, ma anche ai suoi studi all’Università dell’Iowa, un posto che, nei primi anni ’70, non era frequentato dai “diversi”. Il suo Untitled (Facial Hair Transplants), del 1972, coincide con Mythic Being (1972-75) di Adrian Piper e Posturing series (1972–73) di Martha Wilson. Wilson e Piper utilizzano la performatività dell’ embodiment per l’esplorazione delle idee di diversità e dello sfruttamento del concetto di virilità, concentrandosi sulle ingiustizie che l’artista donna ha dovuto affrontare nel momento in cui furono prodotte queste opere. Attraverso la fotografia, gli interventi e i video, Mandieta, Wilson e Piper si focalizzano sui gesti delle drag e sulle esibizioni persona-play per dimostrare la possibilità di trovare identità eterogenee in ogni momento e in ogni donna.

La natura complicata e in continuo mutamento della famiglia è rivelata da Janine Antoni, Catherine Opie e Patty Chang. L’opera di Antoni Mom and Dad (1994) mostra la trasformazione dei suoi genitori, creati apposta per sembrare identici, mentre si trasformano, prendendo nuovamente le sembianze l’uno dell’altro, ma nel sesso opposto. Antoni descrive questo lavoro come un autoritratto, asserendo che “Il mio intento era quello di creare una creatura a metà tra la mamma e il papà, ma per dare luce a questo composite ho dovuto invertire i nostri ruoli: allo stesso modo in cui loro mi hanno creata, io li ho ricreati.” Il Self Portrait/Nursing di Opie (2004) si confronta con gli stereotipi della dicotomia donna- maschiaccio nella cultura lesbica, con un format illustrato, ispirato ai quadri dei grandi maestri medievali raffiguranti la Madonna e il Bambino. Nel suo video In Love (2001), Patty Chang mostra l’intimità del rapporto genitore-figlio mettendo in scena un abbraccio gestuale che mette a dura prova il senso del conforto e del decoro nel pubblico.

Partendo dall’idea che il bambino è il risultato di due genitori, Genesis Breyer P-Orridge ha unito i generi maschili e femminili in un’unica personalità “pandrogina”. Mentre gli esperimenti della doppia personalità di Cindy Sherman esprimono le varie versioni della personalità che è in continuo cambiamento e ha varie sfumature, la collaborazione di Genesis con Lady Jaye è stata un’evoluzione a lungo termine che si è conclusa con il risultato di una duplice fusione di generi in un essere autodeterminato. I corpi di Sherman e di Genesis sono il luogo della loro produzione artistica; la caratterizzazione di Sherman eclissa la propria persona a favore dell’artista, e Genesis ha fatto di due un unico. I due artisti hanno trasformato la propria vita nello specchio delle loro opere. Secondo Genesis, “Tutto è mutevole. I nomi possono essere cambiati, i corpi adattati e l’arte figurativa può allo stesso momento raccontare una storia o celarla.”

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The Shelley & Donald Rubin Foundation

La fondazione ritiene l’arte sia la base di comunità coese e resistenti e di una partecipazione alla vita civile più ampia. La sua missione è quella di rendere l’arte più accessibile ad un pubblico più ampio, in particolar modo alle comunità che dispongono in modo minore di questo servizio. La fondazione provvede al supporto diretto di queste ultime e agevola la cooperazione tra le organizzazioni culturali e i portavoce della giustizia sociale tra i settori pubblici e privati. Tramite le sovvenzioni, la fondazione sostiene il lavoro relativo alle discipline incrociate, collegando l’arte alla giustizia sociale attraverso collaborazioni sperimentali, così come intende estendere le risorse culturali alle organizzazioni e alle zone bisognose di New York.


http://sdrubin.org/

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