L'EDITORIALE:
SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA
Txt: Marco Mancuso
Anche questo di Maggio di Digimag, testimonia la capacità di Digicult e del suo Network di autori (allargatosi a quasi 50 protagonisti, italiani e stranieri, tra critici, curatori, giornalisti e teorici) di rimanere fedele alla contemporaneità dell'arte, del design e della tecnologia che caratterizza in modo complesso la società che ci circonda, nel rapporto costante e sempre più interconnesso tra creatività, criticità, innovazione e nuove forme di economia.
Ciò che colpisce anche me, dopo oltre cinque anni di attività su Digicult, è non solo la capacità del progetto e della rivista di reinventarsi numero dopo numero, ma soprattutto la convergenza spontanea degli argomenti trattati che sembra seguire un tracciato comune in maniera rizomatica e casuale, ma che forse è il caso di iniziare a definire per quello che è: non più una risultante spontanea di interessi condivisi, quanto piuttosto il frutto di una convergenza di argomenti, interessi, analisi e critica che coinvolge persone differenti in tutto il mondo, provenienti da background diversi e con vari e molteplici interessi artistici e professionali.Uno specchio quindi, di una nuova società in evoluzione.
Si tratta chiaramente di individuare un meta-discorso che sovrasti i singoli capitoli del magazine, in altri termini di immergersi nella lettura completa della rivista per individuare quei sottili legami e quelle linee di confine che accomunano alcuni articoli in maniera evidente.
Se quindi il numero di Maggio è sovrastato dalla figura di Lev Manovich e dalla bella intervista fatta da Giulia Simi in occasione della presentazione Italiana del suo nuovo libro "Software Culture", non possiamo esimerci dal notare una convergenza di argomenti da un lato con l'intervista di Serena Cangiano ad Aaron Koblin e alle tematiche di ricerca sul codice open source utile per i processi di Data Visualization, dall'altro con l'intervista di Bertram Niessen a Massimo Menichinelli e al suo progetto OpenP2PDesign che disegna invece uno scenario completo ed esaustivo dei software e delle piattaforme online che sottendono nuove forme di social networks, legati maggiormente allo sviluppo di possibili forme di creatività ed economia condivisa in Rete.
Rete che si presenta come elemento costante di ricerca e condivisione di idee, progetti e contenuti, come testimoniano le belle interviste di Claudio Musso a Evan Roth e al suo progetto Graffiti Taxonomy, così come il report della personale Londinese di Annie Abrahams e come ancora la lunga chiacchierata di Loretta Borrelli con i protagonisti del progetto Squatting Supermarket. Fino ad arrivare all'incredibile progetto di architettura condivisa di Usman Haque, un softspace partecipato di cui ci parlano Barbara Sansone e Jordi Salvadò da Barcellona.
E ancora, i più attenti di voi avranno notato, da tempo ormai, la crescente dicotomia tra un utilizzo quasi elitario delle nuove tecnologie software e hardware e il ri-uso altrettanto mistico delle vecchie tecnologie analogiche: come non rimanere affascinati quindi dal contrasto (nonchè dai tratti comuni) che si evidenzia tra il lavoro con tecnologia Gigapan di James Johnson-Perkins, intervistato da Silvia Casini, il documentario "Il Volo" di Wim Wenders sviluppato in steroscopia dall'italianissima Liliwood (come ci racconta Marco Riciputi), i lavori esposti nella grande mostra Digital Life di Roma seguita per noi da Lucrezia Cippitelli, la bellissima personale sul gruppo KORF presentata da Annamaria Monteverdi, nonchè il lavoro dell'artista cinese Jaocong Jan intervistato da Mattia Casalegno?
Certo, siccome soffro di onestà intellettuale, non riesco in questo mio editoriale a fingere di trovare un possibile punto di contatto con gli ultimi due articoli presenti in questo numero: l'intervista di Simone Broglia a Silvia Bencivelli sul rapporto tra suono e neuroscience, nonchè l'approfondimento storico/critico sulla scultura sonora di Pasquale Napolitano.
Però, anche questo è il compito di una rivista come Digimag; suggerire cioè una chiave di lettura ma lasciare al contempo quanti più margini di interpretazione possibili. E di rimanere sempre in ascolto di eventuali suggerimenti da parte vostra. Buona lettura...
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