L’elettromagnetismo è l’interfaccia immateriale che permette lo scambio delle informazioni nell’ambito di comunicazioni prive di un supporto tra emittente e destinatario, o meglio nell’atipica presenza-assenza di questo (im)materiale che non si vede ma c’è, legittimandosi in virtù della propria capacità operatoria. Si tratta di un fenomeno che si allaccia all’ambiguità del segno in relazione alla sua trasparenza metafisica o tra(n)sparenza postmoderna, perché in esso vediamo il principio fisico dell’accelerazione dei flussi di informazione, nei quali si realizza la presa di coscienza del farsi-segno-del-mondo e la perdita del mondo come sostanza.
L’elettromagnetismo si occupa dell’interazione tra fenomeni elettrici e fenomeni magnetici [1], che ci ricorda la doppia presa speculare tra vedente e visibile, nella quale l’uno si genera dall’altro in un processo a semiosi infinita dove il vedente si vede visibile, e il visibile si vede vedente[2].
E’ la nozione di campo a far luce sulla tra(n)sparenza del postmoderno e a mettere in crisi la fisica meccanicista e la filosofia cartesiana, nella quale la percezione é riconducibile ad un’azione per contatto[3]: esso, infatti, è un (a)luogo di interazione a distanza nel quale “un élément physique n’est pas discernible par lui-même, mais par sa position. [...] De même ce n’est pas la propriété ‘individuelle’ de l’électron, mais sa place dans une matrice, qui determine le sens du phénomène”[4].

La radiazione elettromagnetica trasferisce alla materia energia e quantità di moto. Se il primo effetto è b [5], il secondo crea una frattura con il senso comune che pensa al moto come a una prerogativa dei corpi materiali, e che distingue tra materia ed energia [6].
Di campo parla anche la filosofia della Gestalt, nella quale “la mia percezione non si limita a registrare quanto le viene prescritto dalle eccitazioni della retina, ma riorganizza queste in modo da ristabilire l’omogeneità del campo. In generale, dobbiamo intenderla non come un mosaico, ma come un sistema di configurazioni” [7]. Allo stesso modo “ciò che determina l’impressione di colore che proviamo in un punto circoscritto del campo visivo è lo stato eccitatorio globale del campo visivo; ciò che determina l’impressione di un peso che alziamo non è soltanto la tensione del gruppo muscolare immediatamente legato al sollevamento del peso, ma pure il tono di tutto il resto della muscolatura” [8].
In generale i campi, intesi come ”spazi[i] vitali di un organismo o come totalità degli eventi possibili [9]”, quindi come sistemi naturali, sfuggono alla rappresentazione: “il est impossibile de restituer visuellement la matrice d’un élément quand il est soumis à quatre variables ou plus. Il faut alors faire une analyse par coupe. La plupart des systèmes naturels dépendent d’un très grand nombre de variables. Ils ne sont pas représentables dans leur ensemble d’un coup. Dématérialisation de l’objet Nature” [10].

Un campo agisce a distanza nel senso che è una considerazione globale o una media ponderata degli elementi che lo compongono in vista di un equilibrio: il fenomeno elettromagnetico è dovuto non all’oggetto ma allo spazio in cui si trova [11] e nel quale si propaga come una radiazione variabile all’interno di uno spettro che va dalle onde radio alle microonde, all’infrarosso, alla luce visibile, all’ultravioletto, ai raggi x e ai raggi gamma [12]. “À mesure que se développe la technoscience, les prothèses se multiplient et se complexifient. Elles nous restituent des vibrations (des messages) hors de notre portée: spectrographies d’étolies invisibles, radiologies, scanners, microscopes électroniques, cromatographies…Anciens ‘éléments’, anciens ‘récepteurs’ déclassés. Les messages courent sur toutes les longueurs d’onde, à des vitesses parentes de celle de la lumière” [13].
È l’immaterialità di queste onde a permettere le telecomunicazioni: ”la surface de la planète s’hérisse d’antennes plongées dans les champs de propagation, elle se couvre de réseaux de transmission des informations” [14].
L’ambiguità del segno associata alla radiazione elettromagnetica é amplificata, in epoca postmoderna, dalle tendenze derappresentative nelle quali la smaterializzazione della sostanza in flussi invisibili di informazioni porta sia a mitizzazioni trasparenti, sia ad un bisogno di opacità, o effetto ombra, nel quale rendere percepibili i fenomeni immateriali che ci circondano: in questo senso l’elettromagnetismo diventa lo spunto per delle considerazioni estetiche sul rapporto tra arte e scienza, in analogia a come Lyotard lo affronta ne Les Immatériaux.
L’elettromagnetismo organico è quella forma di elettromagnetismo prodotto dagli organismi viventi: esso è ancora ambito di ricerca e sperimentazione scientifica e dunque, perché no, possibile fonte di sperimentazione filosofica e artistica, secondo l’indicazione lyotardiana che su di esse scommette nell’assenza dei garanti che ne giustifichino l’azzardo.
Per rilevare il biomagnetismo, considerate le bassissime intensità [15]alle quali si manifesta, sono necessari strumenti sofisticati costruiti sui principi della meccanica quantistica. In essa, secondo il principio di indeterminazione di Heisemberg, le particelle vengono descritte come onde di probabilità nelle quali esistono coppie di variabili il cui valore non può essere conosciuto simultaneamente con precisione arbitraria [16]. Si giunge a coppie di osservabili incompatibili nelle quali la conoscenza completa di uno degli elementi comporta la mancata conoscenza dell’altro [17].

L’istante, quindi, è coglibile solo se accettiamo di perderne una parte, in accordo ad una concezione filosofica del tempo nella quale il momento in divenire non esce dal flusso temporale e non è osservabile né misurabile in termini assoluti da un soggetto dominante: fisicamente l’istante è quantificabile in base alle variabili che manteniamo costanti, ma in questo modo non ne conosceremo le altre perché ad una successiva misurazione esse saranno imprevedibilmente diverse. “Exsistence simultanée de temps différents. Présence du différé et absence de l’immédiat. Le temps n’est pas unique ni linéaire, chaque instant déploie d’un coup des moments multiples. [...] Le grand enjeu: raccourcir le différé entre la réception du message et sa restitution utile, opérer en ‘temps réel’. [...] On rencontre ce paradoxe : on a beau aller très vite, l’istant présent reste insaisissable” [18].
La meccanica quantistica ha qualcosa a che fare con il dissidio lyotardiano come incapacità delle proposizioni ad accordarsi in un universo omogeneo di frasi, e ricorda il comportamento dei giochi linguistici in termini di alternative per le quali non esiste una regola di sintesi comune. Essa spezza quella tendenza metafisica all’olismo gnoseologico e al desiderio trasparente che vuole se stesso manifestandosi nel tutto, tendendo così all’illimitato. L
a tra(n)sparenza della libido lyotardiana, al contrario, invoca l’opaco come zona d’ombra necessaria al suo manifestarsi, e si pone al di là di ogni misurazione da parte dell’ingranaggio del referente consolidato per corroderlo dall’interno alimentandone le quantizzazioni: “l’ombra non è destinata a tramutarsi in luce e la cosa è, nella sua totalità o nel dispiegamento pieno del suo senso, sempre assente” [19].

I metodi per captare il campo elettromagnetico cerebrale si rifanno alla meccanica quantistica: nella risonanza magnetica nucleare (RMN), ad esempio [20], si perturba il campo elettromagnetico del paziente e si agisce sugli spin [21]del nucleo dell’idrogeno, registrandone su bobine la risposta elettromagnetica [22]. Da essa otteniamo digitalmente l’immagine morfologica del nostro cervello [23]: è questo il momento che ci riguarda, cioè quello della produzione di segni-immagini che intrattengono con noi e con il nostro corpo un rapporto di particolare internità.
Se ci liberiamo dei funzionalismi operatori associati alla loro origine, queste immagini invocano delle riflessioni sull’essere immagine del corpo perché rivelano la loro vicinanza-appartenenza alla carne del mondo-trama, che ci dice la comunanza tra corpo e mondo come orizzonte espressivo di una “reversibilità sempre imminente e mai realizzata di fatto” [24].
Il risultato di questi esami è inciso su un cd-rom ed è fruibile dal paziente che si può approcciare alle immagini in questione con un occhio diverso da quello clinico del medico, perché disincantato rispetto alle implicazioni tecniche e funzionali dell’esame [25]e in questo senso assorto da una forma di (ir)riflessione tra(n)sparente con se stesso. Ma nonostante questi segni in particolare intrattengano una reIazione di stessità con il soggetto che li guarda e dal quale, attraverso codici digitali ultraumani [26], si generano, il paziente a cui si riferiscono non si riconosce in essi più di quanto non si possa riconoscere uno qualunque.
In queste immagini si mostra l’isomorfia del segno e la propria cristallinità atipica, sia vitrea che opaca: se da un lato queste visualizzazioni ci appartengono nell’ambito di una relazione interna e fisica, dall’altro non le riconosciamo nel senso che non le possediamo perché di fronte ad esse non siamo in grado di rivendicarne l’appartenenza. In questo senso sono delle immagini-evento perché sono in noi ma non le incontriamo come nostre, e perciò ci spossessano come un boden estetico condiviso ma sconosciuto [27].

Le immagini derivate dall’introspezione non invasiva delle tecniche mediche amplificano il paradosso di cui si nutre il segno [28], come mostrano le immagini di risonanza magnetica, della tomografia computerizzata (TAC) [29]o della ecografia (ECG) [30], nelle quali si incarna la tra(n)sparenza del segno. Il fascino di fronte ad esse va oltre la tendenza tecno-metafisica alla decifrazione completa del reale come linguaggio sempre traducibile in un linguaggio noto, perché “connaître consiste à déchiffrer un objet. On presuppose que celui-ci est un message, et qu’il est donc ‘écrit’ dans une ‘langue’, un code [matrice]. L’attitude rationaliste : trouver la matrice de phénomènes apparemment indéchiffrables ou incomparasables” [31].
Nelle immagini tecnoscientifiche l’algoritmo numerico che le genera può rivelarsi spunto estetico oltre la rappresentazione: il referente diventa un pretesto carico di senso perché riguarda la fisica interna del nostro corpo, con la quale è forse possibile “rendre sensibile l’implication de l‘invisible dans le visibile. […] Aspect précaire de la ‘chose’ vue. Incertitude qui se réfléchit sur le sujet voyant : n‘est-il pas invisible à lui-même sans le secours de quelque matériel speculaire?” [32].
Note:
[1] - “Un campo di induzione magnetica variabile in modo opportuno concatena a sé un campo elettromotore variabile in modo tale da concatenare a sé un campo di induzione magnetica variabile, in modo tale da concatenare a sé un campo elettromotore variabile, e così via” (M. E. Bergamaschini, P. Magazzini, L. Mazzoni, Fisica 3, Carlo Signorelli Editore, Verona 1993, p. 208).
[2] - Cfr. M. Merleau-Ponty, Il visibile e l’invisibile, op. cit., p. 155.
[3] - Per Cartesio anche la visione era un fenomeno di contatto: “da questo punto di vista, la cosa migliore è pensare la luce come un’azione per contatto, simile a quella delle cose sul bastone del cieco. I ciechi, dice Cartesio, ‘vedono con le mani’. Il modello cartesiano della visione è il tatto” (M. Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito, op. cit., p. 29).
[4] - J.-F. Lyotard, T. Chaput, Les immatériaux, Album et inventaire,Inventaire, op. cit.
[5] - Mi riferisco alla nostra esperienza col Sole che, emettendo una radiazione elettromagnetica, ci riscalda.
[6] - Anche Lyotard definisce la materia uno “stato metastabile dell’energia” (cfr. J.-F. Lyotard, T. Chaput, Les immatériaux, Album et inventaire, Album, op. cit., p. 6).
[7] - M. Merleau-Ponty, Senso e non senso, Il Saggiatore, Milano 1962, p. 69.
[8] - Katz, Psicologia della forma, cit. da N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, Utet, Torino 1971, pp. 29-30.
[9] - N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, op. cit., p. 107.
[10] - J.-F. Lyotard, T. Chaput, Les immatériaux, Album et inventaire,Inventaire, op. cit.
[11] - Nel caso del campo elettromagnetico, interazione tra campo elettrico e magnetico, osserviamo sperimentalmente che avvicinando una bussola ad un filo percorso da corrente elettrica l’ago della bussola tende a disporsi in posizione trasversale rispetto al filo, dimostrando che una corrente elettrica genera un campo magnetico: “se la corrente che fluisce nel filo è corrente continua, cioè costate in un certo periodo, anche il campo magnetico sarà costante. Grazie a questo tipo di esperimento si arriva a costruire una teoria unitaria per i fenomeni elettrici e magnetici” (cfr. la voce “Elettromagnetismo” in www.wikipedia.org).
[12] - Per un’analisi delle caratteristiche di queste onde rimando a M. E. Bergamaschini, P. Magazzini, L. Mazzoni, Fisica 3, op. cit., pp. 222-225.
[13] - J.-F. Lyotard, T. Chaput, Les immatériaux, Album et inventaire,Inventaire, op. cit.
[14] -Ibidem.
[15] - Il campo elettromagnetico generato dalle cellule è circa un millesimo di quello terrestre, e si misura nell’ordine dei picotesla (tesla: unità di misura della densità del flusso magnetico, dell’induzione magnetica, della forza del campo magnetico).
[16] - Ciò è contrario alla meccanica classica, nella quale la conoscenza del valore delle variabili coniugate a un dato istante permette, attraverso equazioni di moto, di predirne l’evoluzione.
[17] - Si elimina così la differenza tra particella ed onda tipica della fisica del XIX secolo, dando fondo al potenziale inespresso nell’elettromagnetismo sull’indistinzione tra materia ed energia. In meccanica quantistica lo stato di un sistema è descritto da una funzione d’onda il cui modulo quadro fornisce le distribuzioni di probabilità di tutte le proprietà misurabili, cioè delle osservabili. Se l’evoluzione temporale di un sistema quantistico presenta le caratteristiche tipiche delle onde (fenomeni di interferenza e diffrazione), all’atto della misura viene osservato un comportamento corpuscolare: la materia non viene rilevata come un flusso continuo ma divisa in quanti (cfr. la voce “Meccanica quantistica” su www.wikipedia.org).
[18] - J.-F. Lyotard, T. Chaput, Les immatériaux, Album et inventaire,Inventaire, op. cit.
[19] - R. Diodato, Estetica del virtuale, Mondatori, Milano 2005, p. 113.
[20] - I sensori della RMN sono costruiti con materiali superconduttori. I migliori possiedono temperature d’attivazione più basse e quindi più facilmente raggiungibili, ad esempio attraverso l’azoto liquido, economico e facilmente disponibile (cfr. la voce “Superconduttore” su www.wikipedia.org). In queste condizioni un superconduttore si comporta da diamagnete, cioè espelle il campo magnetico dal suo interno. Caratteristica che cito perché si può visualizzare con una immagine d’impatto: una stanza da laboratorio nella quale osservare una grossa pastiglia di superconduttore lievitare sopra un magnete anche per anni.
[21] - In meccanica quantistica lo spin è il momento angolare intrinseco associato ad una particella. Differisce dallo spin della meccanica classica perché in essa è associato al movimento della particella (cfr. la voce “Spin” su www.wikipedia.org).
[22] - “Il principio di funzionamento consiste nel sottoporre il paziente ad un forte campo magnetico statico; in esso gli spin dei protoni all’interno dei tessuti tendono ad allinearsi alle linee di forza […]. I tessuti vengono a possedere una leggera magnetizzazione totale.[…] Dopo l’impulso gli spin dei protoni tenderanno a tornare al loro stato iniziale di allineamento lungo il campo; tramite una bobina ricevente viene misurato l’andamento della magnetizzazione nel piano perpendicolare al campo magnetico principale” L’effetto delle bobine di gradiente è quello di modificare la frequenza di risonanza dei nuclei in maniera dipendente dalla posizione spaziale. (cfr. la voce “Risonanza magnetica” su ibidem).
[23] - Nella risonanza magnetica i sensori sono degli Squid fatti di materiali superconduttori. Squid sta per Superconducting Quantum Interference Device. Essi costituiscono l’array sensoriale di un sistema multicanale per la misura del campo magnetico cerebrale generato dalle correnti neuronali. Attualmente l’Argos 500 è il sistema con il maggior numero di canali: 495 sensori di misura e 14 di riferimento (cfr. www.perseo.cib.na.cnr.it).
[24] - M. Merleau-Ponty, Il visibile e l’invisibile, op. cit., p. 163.
[25] - Ciò a patto che l’angoscia per il risultato dell’esame non ne inibisca la relazione.
[26] - Come osserveremo, le tecniche per ottenere immagini di questo tipo sono uniche e rappresentano lo stato dell’arte in ambito clinico-medico. Comunque sono tecniche che sfruttano scale di grandezza diverse da quella umana e ribadiscono che l’uomo non è più misura di sé e del mondo anche per quanto riguarda lo studio del proprio corpo.
[27] - Rimando alla definizione di evento data nel capitolo introduttivo in relazione alle ipotesi di immortalità genica e di distruzione totale.
[28] - Non possiamo infatti andare al di là del segno; eppure in qualche modo lo facciamo sempre, pensiamo all’esistenza di cose, quando vediamo solo immagini, cioè rappresentazioni di cose (cfr. R. Fabbrichesi-Leo, I corpi del significato, op. cit., p. 156) . Ed è vero, “il simbolo da solo sembra insoddisfatto” (L. Wittgenstein, Grammatica filosofica, La Nuova Italia, Firenze 1990, p. 79).
[29] - La TAC (tomografia assiale computerizzata) è una metodica diagnostica per immagini che sfrutta radiazioni ionizzanti (raggi X) e consente di riprodurre sezioni (tomografie) corporee del paziente con elaborazioni tridimensionali. L’immagine del corpo da studiare viene creata misurando l’attenuazione di un fascio di raggi X che attraversa tale corpo. Essa varia in modo proporzionale alla densità elettronica dei tessuti attraversati, cioè alla distribuzione spaziale degli elettroni nello strato corporeo preso in esame (cfr. la voce “TAC” su www.wikipedia.org).
[30] - Al contrario della TAC, l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti ma ultrasuoni, e si basa sul principio dell’emissione dell’eco e della trasmissione delle onde ultrasonore (tra 1 e 20 MHz) che hanno maggior potere risolutivo dell’immagine e che penetrano meno in profondità nell’individuo. Queste onde sono generate da un cristallo piezoceramico inserito in una sonda mantenuta a diretto contatto con la pelle del paziente con l’interposizione di un apposito gel che elimina l’aria tra sonda e paziente e permette agli ultrasuoni di penetrare nel segmento anatomico esaminato. La stessa sonda è in grado di raccogliere il segnale di ritorno che viene elaborato da un computer e visualizzato su uno schermo (cfr. la voce “Ecografia” su ibidem).
[31] -Ibidem.
[32] - J.-F. Lyotard, T. Chaput, Les immatériaux, Album et inventaire,Inventaire, op. cit.