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Oltre La Vista Del Mondo. Message In A Bottle

In occasione della prima edizione della Festa della Marineria, tenutasi a la Spezia dall’11 al 16 giugno, Xlabfactory ha presentato Oltre la vista del mondo – Message in a bottle. Recital multimediale per il golfo dei poeti. Non ci poteva essere tema più appropriato di quello affrontato nello spettacolo per celebrare il fascino incantatorio che emana dal Golfo di La Spezia: il testo drammaturgico di Andrea Balzola, che ha curato anche la regia dello spettacolo, narra di visioni estatiche, di esperienze epifaniche, ma anche tragiche, scaturite dalla frequentazione dei suggestivi luoghi che rendono unico il Golfo spezzino.

Così come non ci poteva essere spazio più evocativo per ospitare il recital dell’Officina dei Carpentieri e Calafati, un enorme capannone situato nell’Arsenale militare. Attualmente al suo interno si trova in restauro il Leudo Felice Manin – uno dei più antichi velieri liguri (1891), utilizzato un tempo per trasportare merci e viveri alle isole dell’Arcipelago toscano –, che per l’occasione si è trasformato in una presenza scenica dal forte impatto visivo.

Attorno all’imponente veliero ruota la prima parte dello spettacolo, La vista del mondo, basata sull’omonimo testo dello scrittore spezzino Ettore Cozzani, pubblicato nel 1921 nella raccolta di racconti Leggende della Lunigiana. La genesi del racconto è interessante perché ispirata ad un evento realmente accaduto ad uno scienziato naturalista inglese, F.W.C. Trafford, che nel 1869, nel corso di un Grand Tour in Italia, ebbe un’esperienza mistico-onirica sul Monte Castellana, di cui lasciò un resoconto dal titolo Amphiorama ou la vue du monde des montagne de La Spezia. Fenomène inconnu, pour la première fois observè et decrit avec une carte du Continent polaire, pubblicato nel 1874 a Zurigo.

Nella rielaborazione effettuata da Cozzani, la storia assume una dimensione più mistica e atemporale. Con toni lirici viene descritta l’esperienza vissuta da “un vecchio e nobile pellegrino”, che dopo essere approdato nel Golfo di Spezia giunge sulla vetta del Monte Castellana, dove è sopraffatto da una serie di allucinazioni visive. Dalla vetta del monte è come se riuscisse a vedere tutti i luoghi che aveva attraversato nei suoi innumerevoli viaggi per mare, dal Mediterraneo alla Groenlandia, dall’Australia all’Africa: una visione estatica che dura diverse ore lasciandolo in preda ad un estremo turbamento, che lo induce a confidarsi con un sacerdote incontrato durante il suo tragitto di discesa dal monte.

Nello spettacolo, gli attori Jole Rosa e Massimo Verdastro riescono con grande abilità a restituire tutta la magia e la poesia di un’esperienza-limite della mente, un’esperienza estetico-estatica scaturita dal contatto con un paesaggio dalla bellezza perturbante. Anche le componenti multimediali visivo-sonore giocano un ruolo importante nel creare una dimesione onirica e sospesa. Attraverso un sofisticato gioco di luci e di proiezioni video, il veliero, al centro della scena, si trasfigura ora in nave ora in montagna; il suo scafo viene incessantemente inondato da un flusso di immagini liquide e luccicanti, immagini di un mare cangiante e increspato dalle onde, il cui rumore ipnotico risuona tra le pieghe di una musica incantatoria e avvolgente.

Un soave canto interpretato dalla bravissima vocalist Francesca della Monica introduce alla seconda parte dello spettacolo Message in a bottle, dedicato ai poeti George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley e sua moglie Mary. Nel 1822 gli Shelley per diversi mesi soggiornarono nel villaggio di San Terenzo, sul litorale spezzino, abitando nella celebre villa Magni e ospitando intellettuali ed artisti, tra cui Byron, con cui gli Shelley condividevano lo stile di vita anticonformista, l’amore per la libertà e per la poesia, e l’attrazione per il mare. L’elemento acquatico veniva vissuto romanticamente da questi poeti come fonte inesauribile di ispirazione; la sua sconfinata vastità e le sue insondabili profondità venivano esperite come manifestazioni del sublime naturale, di fronte a cui l’uomo misura la sua fragilità e al contempo la sua capacità di intraprendere sfide sempre nuove. Il culto dell’acqua fece compiere a Byron, abilissimo nuotatore, una leggendaria traversata a nuoto (a Portovenere c’e una inscrizione in marmo che ricorda “Lord Byron, l’immortale poeta che ardito nuotatore sfidò le onde del mare da Portovenere a Lerici”), ma si rivelò fatale per Shelley, che morì a bordo della sua imbarcazione “Ariel” durante una tempesta, e venne ritrovato giorni dopo sulla spiaggia di Viareggio, con in tasca un libro di Sofocle e uno di Keats.

L’intento di Message in a Bottle, dichiara Andrea Balzola a proposito del suo adattamento teatrale, è quello di convocare la “presenza e la poesia di questi bizzarri e geniali ospiti inglesi del Golfo”, come se fossero delle “creature oniriche”, a testimonianza che “la grande poesia naviga immortale attraverso i secoli”. Anche in questa seconda parte dello spettacolo l’azione scenica si svolge attorno ad una piccola imbarcazione, sulle cui vele scorrono immagini che alternano vedute documentaristiche – di spiagge, di bagnanti e di località turistiche – con visioni più evocative e poetiche, che restituiscono tutto il fascino e il mistero dell’elemento acquatico riecheggiando le atmosfere e le vicende vissute nel Golfo da Byron e Shelley.

Le sollecitazioni derivanti da entrambi i testi drammaturgici e dall’orchestrazione multimediale dello spettacolo emozionano e allo stesso tempo inducono ad una serie di riflessioni: come è cambiato oggi il rapporto con una natura che si presenta sempre più addomesticata dalla tecnologia, deturpata dall’inquinamento e sfruttata ad uso e consumo di un turismo di massa? Il confronto con certi paesaggi naturali riesce ancora a scuoterci nel profondo, a provocare quei sentimenti sublimi di “piacere misto a terrore” descritti da tanti poeti, artisti, filosofi ed esploratori a partire dal settecento, e di cui anche i testi dello spettacolo offrono una testimonianza? Forse, attualmente, ciò che “atterrisce e affascina” è maggiormente connesso con gli esiti uno sviluppo tecnologico che pone nuove sfide e interrogativi sulla condizione umana e sui suoi limiti. Si naviga sempre meno in mare aperto (o perlomeno si naviga in maniera più sicura) e sempre più in universi artificiali e virtuali, che stanno modificando il nostro modo di rapportarci alla realtà.

Tuttavia la tecnologia può essere utilizzata anche per riflettere poeticamente sui mutati orizzonti percettivi, cognitivi ed esperienzali, per creare inediti cortocircuiti tra passato e presente, per reinventare un sublime “tecnologicamente aumentato”, arricchito da flussi di immagini e suoni elettronici. E’ in questa direzione che si muoveOltre la vista del mondo – Message in a botle, proseguendo percorso di ricerca teatrale che Xlabfactory, collettivo di artisti digitali e teorici della multimedialità, sta portando avanti con coerenza da diversi anni.


http://www.xlabfactory.org/

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