Una nuova direzione artistica guidata da Olivier Bouin, con la condirezione di Paolo Ruffini , firma la 36^ edizione del Festival di Santarcangelo, in programma dal 10 al 16 luglio 2006, a Santarcangelo di Romagna e dintorni. Un nuovo sottotitolo accompagna la storica manifestazione: International Festival of the Arts, ad indicare uno sguardo consapevole della transdisciplinarietà che caratterizza ormai la creazione contemporanea e attento a esplorare nessi, convergenze e fratture tra le arti, attraversando teatro, danza, performance, arti visive, letteratura, musica e cinema. Ma anche uno sguardo che si fa sempre più internazionale, ospitando realtà artistiche tra le più dirompenti e acclamate della scena europea, con debutti da Francia, Regno Unito, Portogallo, Spagna, Israele e Norvegia.

Questa edizione del Festival si presenta come occasione privilegiata d’incontro degli artisti tra di loro e con gli spettatori, con particolare attenzione ai giovani gruppi italiani che qui possono trovare una realtà di crescita e di produzione ma anche uno spazio aperto al confronto con artisti internazionali, studiosi, critici e spettatori. Per il pubblico il Festival ha pensato due preziosi strumenti per aprire un dialogo reale: Santarcangelo 06. Scritti sulla contemporaneità , un volume edito da Fandango Libri, con interventi di alcuni degli artisti della 36^ edizione e di studiosi, critici e sociologi impegnati in una riflessione sul senso della contemporaneità, e uno spazio, fisico e di pensiero, il disimpegno – spazio lounge , in cui incontrare artisti, trovare libri, riviste, DVD, CD, video, giornali, documenti.

Che cosa accade oggi nella vita quotidiana? Quali sono gli stimoli, le urgenze, gli appelli che l’arte riceve dalla realtà di ogni giorno quando entra in dialogo con essa? A domandarselo sono molti degli artisti ospiti e nei loro lavori propongono una riflessione, una critica, una denuncia dei corpi-oggetti immersi nella quotidianità dei consumi, dell’apparire, del supermercato, delle metropoli e delle periferie, fra monolocali, salotti, amori finiti e storie di confine, mescolando mondi surreali alla frenesia che ogni giorno ci accompagna.

L’argentino Rodrigo Garcia , irriverente star internazionale che denuncia contraddizioni e ingiustizie con performance provocatorie e violente, affidate al suo gruppo spagnolo La Carnicerìa teatro, è a Santarcangelo in prima nazionale con Borges + Goya. Si tratta di due monologhi l’uno affidato a un mostro azzurro, uscito da un incubo, voce delle violenze del regime in Argentina, e l’altro ad un padre di famiglia chedecide di portare i propri figli al Museo del Prado sottraendoli da Disneyworld e dal consumismo dei fast food al grido di: “Preferisco che mi tolga il sonno Goya piuttosto che un qualsiasi figlio di puttana “.Per quanto riguarda la drammaturgia, la performing art e la danza non c’è che una imbarazzante scelta d’élite. Tim Etchells e i Forced Entertainment , inglesi dirompenti e anticonvenzionali, presentano in prima nazionale Exquisite Pain , un lavoro ispirato al testo dell’artista Sophie Calle , che vede lo storico gruppo di Sheffield per la prima volta alle prese con la scrittura di un testo. I Forced si aprono alla drammaturgia nel segno di un minimalismo che scatena forti emozioni, per narrare storie di dolore e di abbandono, scaturite da esperienze di uomini e di donne che, come in un baratto, si scambiano racconti personali, ciascuno legato ad un oggetto del quotidiano.

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L’Accademia degli Artefatti, uno dei gruppi italiani cult degli anni ’90, presenta due tappe di un percorso dedicato all’opera di uno dei maggiori drammaturghi inglesi degli anni ’80, Martin Crimp . In anteprima nazionale per il festival, il gruppo romano diretto da Fabrizio Arcuri propone una coproduzione dello studio sul nuovo spettacolo Il Misantropo Molière/Crimp e poi presenta Attempts on her life / 17 soggetti per il teatro 17 racconti alla ricerca dell’identità di una donna tra diversi momenti e oggetti della sua vita quotidiana. Alessandro Berti , fondatore de L’Impasto, in Confine coprodotto dal festival e presentato in prima nazionale, unisce il lavoro sul corpo alla drammaturgia, sperimentandosi per la prima volta nella scrittura di un testo che ha per protagonisti tre personaggi di “confine” e racconta di una famiglia di oggi, che vive in periferia. Mentre una band esegue dal vivo musiche dei R.E.M. , immagini di terre di confine si affastellano sullo sfondo, e il corpo solo dell’artista è trafitto dalle voci dei personaggi che neppure riescono a dialogare tra di loro.

Ascanio Celestini e Nicola Piovani sono grandi protagonisti di Letture da Pier Paolo Pasolini in cui la lettura del racconto Mignottatratto da Alì dagli occhi azzurri e del testo inedito Poeta delle ceneri, si intreccia alle note composte ed eseguite appositamente per l’occasione da Piovani. Non manca uno sguardo attento ai giovani autori italiani vincitori di importanti premi come Maurizio Camilli , Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2005 con Ccelera e Stefano Massini , vincitore della sezione Premio Tondelli nell’ambito del Premio Riccione per il Teatro 2005 con L’odore assordante del bianco , presente a Santarcangelo con La gabbia (figlia di notaio) . Dopo la presentazione nell’ambito del progetto ArgoNavis è a Santarcangelo NicoNote con Porpora: una suite barocca performance di Nicoletta Magalotti con la drammaturgia di Luca Scarlini.

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Tre artisti stranieri di grande livello sono presenti con performances e installazioni video sonore. Il norvegese Ane Lan presenta The Dream Chamber e una video installazione di quattro canzoni performative . Il francese Pierre Giner con il gruppo rock Playdoh propone Elesewhere Japan un tuffo nel Giappone di oggi tra frenesie quotidiane, periferie, moda e consumi. L’israeliana, Miri Segal , classe 1965, presenta una video-installazione per un solo spettatore Place de la bonne heure , un viaggio ad alto tasso emozionale e fortemente metaforico nella realtà israeliana di oggi, dove convivono distruzione, denuncia politico-sociale, sogni, poesia e l’innocenza infantile.

Non mancano tre grandi nomi della scena italiana che hanno caratterizzato molte delle edizioni del festival di Santarcangelo: Pippo Delbono , Socìetas Raffaello Sanzio e Motus. Pippo Delbono è in scena con un percorso nella memoria del festival e del teatro italiano che, come in un viaggio di andata e ritorno, si intitola Racconti da Santarcangelo a Santarcangelo. Vent’anni di teatroUn attore e uno spettatore che si scambiano emozioni. Questo è il segreto del teatro ed è anche il cuore di questo lavoro che nasce a partire da Racconti di giugno, un incontro emozionante di Delbono con il pubblico, creato nel 2005 in occasione della rassegna Garofano verde. Ora Delbono torna ad attraversare la sua biografia narrata a voce alta, fra storie, persone, spettacoli che hanno segnato anche la vita degli ultimi 20 anni del teatro. Si tratta, scrive, di “una sorta di diario di bordo, di introspezione sul senso nascosto delle relazioni, sul lato dei desideri non espressi ma mostrati, sulla curiosità per gli altri, il filo rosso degli invaghimenti, l’ardore delle scene della vita e nelle scene del teatro, l’estasi delle cose che ti perdono e che gli altri non ti perdonano, quel qualcosa di se stesso mai detto forse perché mai chiesto. Le coincidenze (tante) del mese di giugno, il mese in cui sono nato .”

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Socìetas Raffaello Sanzio presenta Crescita XII, Avignon dalla Tragedia Endogonidia, un’azione teatrale della durata di 15 minuti aperta a 30 spettatori per volta cui è affidata la funzione del coro nell’antica tragedia greca, ossia capire e spiegare quel che accade nella realtà. Con la musica di Scott Gibbons il percorso creato da Romeo Castellucci sviluppa un aspetto preciso dell’episodio avignonese, generando un’azione autonoma. Crescita…da qualcosa o di qualcosa. In questo caso è qualcosa che cresce da un corpo e si sviluppa singolarmente benché collegato a quel corpo. La Crescita è un’azione teatrale che dota l’intero arco della Tragedia Endogonidia, da cui essa dipende, di una particolare gemmazione. La Crescita non è dunque un’azione autonoma: deriva dall’Episodio cui fa riferimento e ne sviluppa un aspetto, un oggetto.

L’idea che sta al fondo della Tragedia Endogonidia è infatti quella di un pensiero che si muove e che si moltiplica in rapporto alle città e agli spettatori. Avendo abolito il Coro, la cui funzione classica era quella di spiegare i fatti che si avvicendavano, ora tocca soltanto agli spettatori “spiegare”, nel vero senso della parola: porre mano in prima persona alla dura indifferenza dei fatti. Gli occhi vedono molto bene quello che succede, ma nessuna parola che provenga dal palco orienta la comprensione. Qui occorre accettare una sospensione che non è abolizione della parola, ma dell’analogia che riduce la parola a utensile comunicativo. La comunicazione è la tragedia che viene trattata come una commedia. E il teatro, che è la culla delle rappresentazioni tragiche e comiche, non può ignorare questa realtà e deve porre rimedio a questa micidiale confusione che induce alla credenza e alla indifferenza.

Se il teatro ha oggi una funzione, è quella di andare a fondo della propria specificità, che non è quella della comunicazione e dell’analogia, ma quella della rivelazione e dell’interruzione attuate singolarmente: partecipate o condivise, ma derivanti da un rapporto personale con la scena, non preparato o orientato da un mediatore esterno. Ecco allora che quello che capita in scena sorprende gli spettatori come autonomi artisti del pensiero..

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Motus propone a place.[that again]un progetto con azioni dal vivo e immagini di Enrico Casagrande e Daniela Niccolò dove tornano a lavorare su Beckett dopo dieci anni: risale infatti al 1994-95 lo spettacolo che ha coalizzato la compagnia rendendola capace di abitare-trasformare luoghi non teatrali con delle vere e proprie “invasioni” artistiche, ovvero L’occhio belva . Già il titolo dello spettacolo deriva da una definizione beckettiana, quella che usa per nominare la camera da presa… e lo spettacolo tutto ruotava attorno a questa ossessione per lo sguardo, anche se i principali riferimenti erano Quad e lo Spopolatore .

L’ Occhio Belva è stato un grande atto d’amore per le liriche visive di Beckett, per il periodo “bianco”, fatto di “atti senza parole”; prima di iniziare le prove per l’anomalo e irripetibile spettacolo avevamo fatto un breve video in super 8 su All Strange Away, come indagine appunto, sul rapporto fra occhio della macchina e corpo/pelle dell’attore. Lo spettacolo nasceva in un luogo straordinario come Interzona di Verona, divenuto poi crocevia e fulcro creativo per la generazione teatrale anni 90, e ogni successivo atto teatrale di Motus ne è rimasto impresso così come il circuito stampato su cui si muovevano gli attori è ancora tatuato sul pavimento della grande cella frigorifera.

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Claudia Triozzi, danzatrice e coreografa italiana ormai francese d’adozione, in Stand fa del suo corpo una merce da mettere in mostra in appositi spazi espositivi, gli stand appunto, che oggi stanno dilagando in ogni settore. Immagini la ritraggono in spazi domestici, spezzoni di film e foto di oggetti appaiono giganteschi sullo sfondo mentre l’artista, in carne e ossa, si riserva uno spazio defilato ai bordi della scena da dove commenta l’invasione dell’”apparire” con una sorta di pre-linguaggio spettrale. Kinkaleri , dopo tre tappe di lavoro conclude a Santarcangelo il progetto Nero , con la fase finale dal titolo Nerone , frutto di un forte desiderio di svolta e rinnovamento, di riflessione sull’arte e sulla vita. Claudia Dias , una delle più intriganti interpreti della nuova danza portoghese, nella sua Visita Guiada estrae da un sacchetto del supermercato oggetti di uso quotidiano e intimo e, legandoli al suo corpo, ne fa una mappa di Lisbona, accompagnando lo spettatore in un racconto di memorie personali e collettive che dall’immondizia urbana sa ritrovare l’identità segreta degli affetti.

Catherine Diverrès, da oltre 20 anni protagonista ribelle della danza europea, intraprende in Solides “un viaggio in tempo reale nella creazione artistica” alla ricerca di ciò che ha contribuito a dar forma alla danza contemporanea. Attraverso le parole di grandi coreografi, esplorando decenni di scuole e tendenze, Diverrès crea un evento poetico che nasce a stretto contatto con il pubblico chiamato ad immergersi nell’azione per “capire come è fatta la danza”.

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Roberto Castello, fondatore del collettivo Sosta Palmizi , propone in prima nazionale e in coproduzione con il festival Racconta. Prima tappa una nuova sezione del percorso Il migliore dei mondi possibili , in cui il pubblico osserva un frammento di vita quotidiana attraverso le relazioni tra gli spettatori. MK, protagonisti della danza italiana contemporanea, creano per il festival Funzione, un evento che unisce danza e musica e sigla la collaborazione del gruppo con I Sinistri .

Silvia Rampelli , giovane coreografa, nello scenario scarno di Ragazzocane proposto dal gruppo Habillè d’eau , terra di confine fra danza e teatro, dà vita ad una performance intensa e spiazzante che si aggiunge alla presentazione di un nuovo percorso dal titolo Atto performativo . Anche per la danza il festival si apre ai giovani ospitando Francesca Proia in Il non fare e Vincenzo Carta & Benjamin Vandewalle in We-Go vincitori del Progetto Moving, sostenuto in collaborazione con Cango e Fabbrica Europa, Gruppo Nanou in Namoro e Le-gami in Studio per una relazione , due giovani gruppi promossi dalla nuova rete Anticorpi e infine il gruppo Umpalumpa prodAction in Neon, ambienti sottopassione .

Il festival infine dedica spazio al cinema instaurando diverse collaborazioni: con Fandango presenta il film Texas dell’attore/regista Fausto Paravidino , con la Fondazione Fellini una rassegna di film d’autore di registi italiani e stranieri , con il produttore inglese Artangel alcune recenti video produzioni e film sperimentali di vari autori tra cui Cameron Jamie , Jeremy Deller , Richard Billingham e Sophie Finnes . In collaborazione con il Riccione TTV, vengono presentati alcuni video sugli anni ’90 e le opere dei finalisti del Concorso Italia di quest’ultima edizione: David Zamagni e Nadia Ranocchi con Morning Smile , Davide Pepe con Body Electric #1 , Silvia Storelli con Sotto quel che abbiamo costruito – Immagini dal Teatro del Pratello e Pietro Lassandro con Qualcuno arriverà .

Un’attenzione particolare è rivolta alla presentazione di libri sul teatro e una collaborazione importante è in atto con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto per il progetto Letteratura di svolta , dedicato a diverse forme letterarie capaci di segnare una “svolta” in questo momento storico.


www.santarcangelofestival.com

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