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NETMAGE 05, SUGGESTIONI
E VISIONI
Txt: Marco Mancuso
Il
Netmage, grande revival del Live Media italiano (italiano
solo geograficamente, si intende) ha chiuso i battenti,
abbassando il sipario su quella che è stata forse
l’edizione più matura, consapevole, interessante,
accessibile e artisticamente sorprendente della sua
quinquennale storia.
Sì perché coloro che abitano la casa della
contaminazione audio-video, spesso indecisi se accettare
senza riserve il coinvolgimento emotivo di molti progetti
proposti a livello internazionale, non erano usciti
completamente convinti dalle ultime due edizioni del
Festival Netmage. A causa forse di un rigore estetico
e formale eccessivo prodotto dai lavori scelti dalla
commissione artistica di Xing, o a causa anche di un
territorio di rappresentazione che dopo un frenetico
percorso di sviluppo e ricerca ha conosciuto ultimamente
una fase di rilassamento e auto-esaltazione (per lo
meno da parte di molti artisti di livello internazionale),
Netmage, pur rimanendo un meeting di qualità
assolutamente elevata, non era stato in grado di coinvolgere
emotivamente i suoi attenti spettatori. L’edizione
di quest’anno ha felicemente segnato un cambio
di rotta, un’inversione di tendenza che fa ben
sperare anche per gli anni a venire e che è simbolo
di una rinnovata vitalità nel campo dell’audiovisivo
elettronico, se è vero come è vero che
anche nel nostro territorio nascono nuove rassegne e
nuove proposte artistiche di livello sempre più
alto e uniformato ai tanto agognati standard europei.
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E questo è sicuramente uno dei dati più
importanti da cui partire per l’analisi del Festival
Netmage 05. Assecondando il pensiero (riferitomi fumando
insieme una sigaretta) di un artista italiano presente
nel pubblico secondo cui il Netmage è come il
Milan in cui bisogna adeguarsi all’idea di fare
turn-over, la quinta edizione della rassegna bolognese
ha il grande demerito di non aver portato sul palcoscenico
del Teatro Manzoni (location cinematografica molto interessante
per un festival di live media) un numero maggiore di
artisti del Bel Paese. In altri termini onore e merito
al progetto Pirandèlo (MouLips + Claudio Sinatti
+ Marita Cosma) e alla “strana” coppia Pierpaolo
Leo e Claudio Sinatti, ma se il movimento italiano non
si appoggia alle già fragili gambe delle realtà
esistenti di respiro internazionale, la situazione complessiva
in Italia non è destinata a miglirare nei prossimi
anni. Accettando quindi il rigore estetico e professionale
imposto dal festival e riconoscendo l’importanza
di un palcoscenico internazionale di questo tipo, mi
vengono francamente in mente alcuni nomi di artisti
che Netmage, ci auguriamo, possa valorizzare nel sue
future edizioni.
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La tre giorni bolognese ha inoltre segnato alcune novità
a nostro avviso importanti: a fianco cioè della
consueta ricerca nei territori della sperimentazione
e integrazione tra componenti elettroniche audio e video,
si sono potuti apprezzare alcuni progetti incentrati
maggiormente su forme di racconto cinematografico e
fotografico nonché lavori in grado di indagare
la profonda e inesplorata contaminazione tra le percezioni
visive e acustiche e quelle maggiormente fisiche.
Partendo quindi da quest’ultimo terreno di analisi
di grande impatto si è rivelata l’installazione
permanente alla Galleria Accursio, quella Camera Lucida
progettata e realizzata dai due artisti russi Dmitry
Gelfand ed Evelina Domnitch.
Basata sugli studi e sulle ricerche relative al fenomeno
fisico (ancora non completamente esplorato dalla comunità
scientifica internazionale) della sonoluminescenza,
Camera Lucida è un’installazione fruibile
solo in ambiente completamente buio allo scopo di abituare
il muscolo ottico e la retina alla percezione di questo
particolare fenomeno fisico che permette la visualizzazione
di un suono. E questo hanno fatto quindi i due artisti
russi, americani di adozione: una scatola delle dimensioni
di un acquario in cui, all’interno di un gas disciolto
in acqua, vengono inviati in continuo dei suoni (udibili
attraverso un sistema di amplificazione). Le onde sonore
all’interno della Camera, spostano e distruggono
le particelle di gas provocandone la loro visualizzazione
sotto forma di minuscoli ed eterei “vermicelli”
di luce. Al di là quindi della rappresentazione
scientifica del fenomeno, Camera Lucida si rivela un’installazione
emotivamente coinvolgente e assurge al ruolo di primo
esperimento artistico a livello mondiale di integrazione
tra suono, luce e materia.
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Molto più legato alla rappresentazione per vie
digitali il programma all’interno del Teatro Manzoni.
Da ricordare sicuramente i progetti Grain Scape dell’ensamble
Greg Davis, Sebastian Roux e Mattia Casalegno, Displey
Pixel di Vincent Epplay e Antoine Schmitt, il live di
Anthony Pateras e Robin Fox nonché quello di
Pirandèlo e di Bas Van Koolwijk, i video di Phill
Nibblock, la performance di Carlo Giffoni e quella di
Pierpaolo Leo insieme a Claudio Sinatti e infine il
progetto di Monolake con Deadbeat.
Sono
proprio questi ultimi, musicisti elettronici di indubbia
fama ed esperienza, a chiudere la programmazione al
Teatro Manzoni prima della festa finale al Cassero con
la dj teutonica Ellen Allien (!!!): il loro progetto
presentato è un live condiviso in rete tra Bologna
e Montreal mediante l’utilizzo dell’interfaccia
grafica Atlantic Waves 3 che consente di visualizzare
lo sviluppo sonoro del live stesso e le operazioni in
cui sono coinvolti i due musicisti. Prima di loro, nell’ultima
serata, il pubblico del Netmage ha potuto apprezzare
il progetto RGB dell’olandese Bas Van Koolwijk
in cui ogni frequenza dello spettro rgb è stata
associata a dei suoni, giocando poi con l’integrazione
e la sovrapposizione di essi.
La sera di giovedì ha visto la performance live
di Pirandèlo, neonato progetto che vede MouLips
collaborare attivamente con Claudio Sinatti e Marita
Cosma. Basandosi quindi sulle musiche sempre più
ispirate e mature del compositore pescarese, i video
di Sinatti e i lavori sulle immagini da parte di Marita
Cosma rendono fede alle potenzialità del progetto
e al suo coinvolgimento emotivo. Ma la stessa serata
ha visto anche l’esibizione del Maestro Phill
Nibblock e del suo “documentario” audio-video
basato sulle immagini tratte dai suoi viaggi in territorio
cinese, e ha presentato al pubblico del Netmage il lavoro
di Anthony Pateras e Robin Fox, forse l’esempio
più fulgido e coinvolgente del festival di profonda
integrazione tra audio e video.
Altrettanto interessanti infine i
workshop organizzati (anche se un traduttore madre-lingua
non ci stava male), a partire da quello della label
Staalplaat per arrivare a quelli della Antiopic e della
Vrec, neonata label di 0produzione DVD del collettivo
toscano degli Ogi:no Knauss. Assenti giustificati i
tedeschi della label Scape, presenza inclassificabile
Ellen Allien al Cassero: un dj in un festival audio-video
con un vjing appena accennato stona un po’, soprattutto
pensando ad altri performer in grado di scuotere il
dancefloor unendo le componenti visive con quelle sonore,
ma la festa finale aveva bisogno della sua badessa e
la reginetta di Berlino non si è fatta pregare.
Appuntamento all'edizione 2006.
www.monolake.de
www.techno.ca/deadbeat/
www.pirandelo.org
www.claudiosinatti.com
www.staalplaat.com
www.antiopic.com
www.oginoknauss.org
www.synrecords.com/label/html
www.autumnrecords.net
www.philniblock.com
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