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HABEMUS DATA
CULTURA DIGITALE E INFORMAZIONE LIBERA
Txt: Teresa De Feo
Ad un passo dalla controriforma della “legge bavaglio”, agitati dai timori dei nostri governanti che gridano al pericolo di un flusso di informazioni fuori controllo, di una sovraesposizione eccessiva di intimità e dettagli, non potevano perdere occasione di ritornare sulla questione dell'Open Data.
Ma cosa c'entra l'Open Data con il “problema” delle intercettazioni, delle “cimici”, del pubblico e del privato?
La definizione di Open Data, come la filosofia e quel preciso modus operandi nato intorno a questo termine, è abbastanza recente e le questioni che si tira dietro sono piuttosto controverse. Ma potremmo essere tutti d'accordo su un punto. E cioè che Open Data significa una sola cosa: democrazia.
Nato internamente al dibattito trasversale sulla battaglia per il libero accesso alle informazioni e alla condivisione di alcune risorse, l'Open Data può essere assimilato ad altri movimenti come l'Open Source, l’Open Access e l’Open Governement ed è chiaro che si tratta di un fenomeno legato allo sviluppo della cultura e la filosofia di Internet.
Secondo il pensiero e l'etica propria che caratterizza e ha fondato il mondo cibernautico, il problema, in certi ambiti, è l'anacronismo della persistenza di modelli basati sul concetto di proprietà relativamente all'informazione.
In particolare, il movimento Open Data chiede il libero accesso alle informazioni relative alla gestione della “cosa pubblica”, denunciando un atteggiamento dello Stato eccessivamente arroccato su posizioni di controllo che ci segnalano come esso si comporti da proprietario piuttosto che da semplice gestore dei dati pubblici.
Secondo i teorici e gli esponenti più autorevoli di questo movimento, i dati da rendere accessibili e di pubblico domino dovrebbero riguardare tutto ciò che può garantire la trasparenza rispetto alle scelte e in merito alle politiche dei nostri governanti: dati economici, relativi alla giustizia, all'educazione, al clima e all'ambiente, alla salute, ai trasporti, i dati geografici etc.
La parola d'ordine insomma è trasparenza, e aggiungiamo noi, tutto ciò che può portarci a valutare la serietà di chi ci amministra. Il confine tra pubblico e privato certo è da ben definire, ma la deontologia della politica deve essere chiara. E in merito a questo non aggiungeremo altro.
Il biennio 2009/ 2010 è stato un anno importare relativamente alla questione Open Data.
Ad aprire la strada a provvedimenti sostanziali in questa direzione, sono stati gli Stati Uniti con il data.gov di Barack Obama, sito web creato con l'obiettivo principale di raccogliere in un unico portale tutte le informazioni rese disponili dagli enti statunitensi in formato aperto.
Ha seguito questo virtuoso esempio la Gran Bretagna, con l'istituzione del progetto Data.gov.uk, per la cui realizzazione un contributo fondamentale è stato fornito da Tim Berners Lee.
Uno dei padri fondatore del World Wide Web, Tim Berners Lee sarà una figura chiave per la corretta applicazione di questo progetto in merito alla ricerca delle soluzioni tecnologiche più idonee alla libera circolazione e l'utilizzo dei dati. Lo studioso, a proposito di ciò, ha coniato il termine Linked Data, definendo con questo la necessità dell'interoperabilità delle informazioni disponibili.
Ancora una volta le indicazioni di percorso più essenziali sono arrivate da un esponente della cultura digitale. Berners Lee oltre ad aver lavorato sugli aspetti tecnici della questione, ha sottolineato l'urgenza di istituire un'etica, una educazione, e una cultura della condivisione.
Questione questa dibattutissima nel mondo della digitalcult, fin dai suoi esordi.
E' sufficiente in questo sens ricordare la battaglia portata avanti da Roger Malina per la diffusione dei suoi Open Observatories (Osservatori Aperti), in particolare in ambito scientifico, di cui abbiamo parlato nel Digimag 53 dell'Aprile scorso (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1749)
Da anni sono molti gli artisti, che avendo compreso le potenzialità delle tecnologie digitali si battono per la causa dell'informazione libera e l'accessibilità dei dati e delle risorse, mostrando delle tecnologie il lato buono e tutti i possibili utilizzi all'insegna di un'etica e una corretta deontologia.
Interessante a questo proposito è il contributo dei Climate artists che lavorano proprio al reperimento, e l'esposizione in chiave creativa, dei dati relativi all'ambiente. Anche nell'ambito della Net Art molti sono gli artisti sensibili a questi temi, da Antoni Muntadas fino ai 01001011101010.org solo per citarne un paio, per non parlare dell'Hacker art che ha la libera circolazione dell'informazione e dei saperi come una delle voci fondamentali all'interno del suo statuto.
Tornando ai climate artist, è importante segnalare, a titolo di esempio, l'opera di Andrea Polli che lavora sull'ambiente urbano per rendere visibili i microclimi locali. Nel suo lavoro intitolato Heat and Heartbeat of the City (central park climate change in sound), l'artista traduce in suoni i dati di aumento della temperatura ambientale monitorati al Central Park di New York per sottolineare, attraverso anche una serie di interviste, i possibili esiti drammatici che questo aumento della temperatura potrà avere nel corso degli anni a venire. E ancora, l'artista argentino Andrea Juan, rileva il livello del metano nell'Oceano Antartico, mettendolo in relazione con lo scioglimento dei ghiacciai, attraverso una serie di performance ed un'esposizione creativa dei dati registrati.
La logica che lega queste esperienze considera le nuove tecnologie, la loro accessibilità, la facilità del loro utilizzo una grande risorsa per agevolare la libera circolazione dell'informazione e la sua inter-operabilità, ovvero il suo riutilizzo da parte di chi ne accede.
Apertura e condivisione è l'anima dell'Open Data, ma ancora lunga è la strada da percorrere perché questa particolare “sensibilità” sia da tutti coltivata e compresa.
http://www.data.gov/
http://data.gov.uk/
http://www.youtube.com/watch?v=ga1aSJXCFe0
http://www.leoalmanac.org/index.php/lea/entry/an_open_observatory_manifesto/
http://www.andreapolli.com/
http://www.andreajuan.net/
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