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ARCHITETTURE
E SISTEMI NEL CAOS
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Bertram Niessen
I
Semiconductor sono un duo inglese composto da
Ruth Jarman e Joseph Gerhardt. Dal 1997 ad oggi
hanno segnato il panorama artistico internazionale
con delle audiovisual live performance di forte
impatto estetico e narrativo. Il loro è
un mondo di strane forme di vita ed architetture
non-ortodosse, un’indagine in un futuro
possibile nel quale suono e immagine sono uno
lo specchio dell’altra. Visti recentemente
al Festival Sintesi non hanno deluso le attese,
calamtiando l'attenzione del pubblico presente
con un live set di 40 minuti all'interno della
chiesa di S.Severo al Pandino che ha reso palese
cosa si intenda oggi per immersività elettronica
all'interno di mondi e universi, atmosfere e ambientazioni
futuribili.
Bertram Niessen:
Nel corso della vostra carriera avete sperimentato
in molte direzioni diverse. Quali pensate che
siano gli elementi comuni dei vostri lavori?
Semiconductor:
I nostri lavori hanno a che fare con molti processi
di animazione digitale e, per mezzo di questi,
rivelano il nostro mondo fisico in fluire: città
in movimento, paesaggi che si spostano e sistemi
nel caos. In questi lavori è centrale il
ruolo del suono che entra in rapporto simbiotico
con l’immagine, creandola, controllandola
e decifrandola; esplorando la risonanza, attraverso
l’ordine naturale delle cose. Combiniamo
lavori digitali di alta qualità con processi
analogici che regolano le sfumature e la randomness
del sistema del computer come co-cospiratori.
Ambientiamo questi lavori nel futuro e li presentiamo
come documentari di fiction.
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Bertram
Niessen: Nel 2002 avete scritto un articolo
per il Sonar Text che si è rivelato una
lucida riflessione sulla scena internazionale
del live audiovisivo. Lì avete coniato
il concetto dell’”Artificial
Expressionism”: una definizione paradossale
che mette in relazione l’elemento di prevedibilità
dato dall’utilizzo delle macchine con il
coinvolgimento emotivo (portatore di caos) dato
dal coinvolgimento dell’uomo. Credete ancora
nella definizione di “artificial expressionism”?
credete che una riflessione approfondita sugli
aspetti teorici del vostro lavoro cambi/abbia
cambiato/ cambierà il vostro modo di lavorare?
Semiconductor:
Il concetto dell’Artificial Expressionism
è ancora attuale per noi anche se non costituisce
la nostra intera agenda. Noi ed altri artisti
siamo costantemente alla ricerca di modi per creare
nuove relazioni artistiche con il computer, anche
se nello sviluppo de nostro lavoro stiamo facendo
meno affidamento sui computer per la produzione
complessiva. Per noi è importante che i
lavori artistici possano esistere senza la necessità
di una teoria per apprezzarli. I nostri lavori
esistono su molti livelli; non è importante
conoscere le nostre teorie per apprezzarli. L’aspetto
teorico non ha mai dominato il nostro modo di
lavorare; non viene messo al primo posto ma prende
forma a partire da una ricerca dentro al computer
che riguarda il materiale, gli approcci di rappresentazione
e la presentazione o contesto. Per noi è
importante il fatto che stiamo creando un corpus
di lavori che costruiscono un dialogo. Si tratta
di una ricerca e pensiamo che si possa seguire
la progressione di queste idee se si guarda al
nostro lavoro cronologicamente.
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Bertram
Niessen: quando parlate di “sound
films” vi riferite ad una struttura narrativa?
Semiconductor:
Per noi il suono non ha solo a che fare con la
componente narrativa dei nostri film; costruisce
anche soundscapes che hanno strutture non-narrative.
E’ un approccio astratto, strutturale, che
segna sonicamente le soundtracks come ambienti
architettonici. La relazione tra il suono e l’immagine
ha anche un approccio più puramente formale
quando diventano sinonimi l’uno dell’altra,
trascendendo la gerarchia delle immagini versus
il suono. Attraverso il computer i due sensi sono
trattati con la completa indifferenza della macchina;
noi cerchiamo di legarli fisicamente in questo
medium.
Bertram Niessen:
Recentemente abbiamo visto un numero crescente
di nomi utilizzati per indicare la stessa pratica:
sound film, live cinema, live media, audiovisual
live performance, visual music... che nome preferite
e perché?
Semiconductor:
La molteplicità di nomi per il genere “live
sound and image” rivela che questa è
ancora una scena artistica sperimentale, o anche
un movimento di Avanguardia. Le denominazioni
“Live Cinema” o “Live Media”
lasciano ancora molte domande senza risposta.
Così, è meglio continuare a inventare
nuove definizioni fino a quando una non catturi
l’immaginazione del pubblico e il genere
diventi mainstream o muoia la stessa morte delle
precedenti scene di cinema sperimentale. Per il
momento chiamiamoci Vis’icians,
mezzi “visualisers” e mezzi “musicians”.
Bertram
Niessen: Volete aggiungere qualcosa?
Semiconductor:
Abbiamo saputo recentemente che esistono nuovi
interessanti dialoghi che sono stati creati quando
grandi pubblici sono venuti a contatto con il
campo delle immagini e dei suoni dal vivo. I precedenti
pubblici legati all’underground, così
come i creatori, sono stati costretti a prendere
consapevolezza del fatto che le tecnologie e il
processo creativo in questo campo sono stati rimpiazzati
da pubblici più mainstream, che al fine
di comprendere e classificare questa area di lavoro
stanno facendo emergere domande elementari sui
processi tecnologici, l’idea del computer
come performer e sul contesto. Questo sembra voler
dire, in parte, fare due passi indietro. Esistono
linguaggi visuali complessi che continuano a svilupparsi
attraverso diverse comunità internazionali.
Allo stesso tempo, però, è anche
importante essere sicuri che quest’area
di lavoro sia solidamente basata su un contesto
artistico e che sia in relazione con i movimenti
artistici che sono venuti prima. Questo campo
è complesso, esistono molte aree che lavorano
in diverse direzioni e con diverse intenzioni;
sta diventando sempre più importante creare
delle distinzioni.
http://www.semiconductorfilms.org
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