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TATIANA,
MANIPOLATORE
DI IMMAGINI
Txt:
Bertram Niessen
Potete
averlo visto creare atmosfere orrorifiche nei
sotterranei della Cueva, lo squatt della Topolin
Edizioni a Milano. Oppure gestire animazioni sofisticate
e poetiche al Netmage di Bologna, tra la creme
della sperimentazione audiovisiva internazionale.
Tatiana è un manipolatore di immagini che
saltella disinvoltamente tra le tecniche, le tecnologie
e i linguaggi. In questo suo girovagare ha attraversato
alcune tra le esperienze fondamentali del live
media italiano, come Sun Wu Kung e Box, e progetti
più oscuri, underground e radicali, come
i Mercoledì. Insomma, una figura interessante
con cui fare una chiacchierata.
Bertraim Niessen:
Hai attraversato alcuni dei progetti seminali
per i live media in Italia negli ultimi anni.
Come pensi che sia cambiata la tua attività
in questo campo?
Tatiana: Io nasco
come disegnatore, quindi il mio approccio al video
è stato molto estetico. In quest'ottica
il vjing poteva dare soddisfazione. Non avevo
neanche la cultura musicale per immaginarmi qualcosa
di più. Ora i lavori che faccio sono molto
antiestetici. Completamente basati sul ritmo e
sul suono. In mezzo c'è stato di tutto.
Soprattutto dal punto di vista della performance.
Sicuramente l'ambito della performance condiziona
molto le proprie ambizioni, soprattutto per quello
che riguarda l'impatto emotivo. Tutte le situazioni
ti influenzano, e ti fanno immaginare delle cose.
Ci sono situazioni ufficiali, Netmage per dirne
una su tutte, in cui puoi trovare la soddisfazione
di un'organizzazione competente, che quindi ti
assicura una pulizia spesso difficile da trovare.
In situazioni di questo tipo sai di trovare materiale
tecnico perfetto, pulizia del suono, rispetto
per il proprio lavoro e capacità di giudizio.
Eppure al tempo stesso trovo sempre più
che situazioni di questo tipo si richiudano su
se stesse, come se la paura di non essere capiti
si trasformasse nella paura di esporsi. Il pubblico
di queste manifestazioni diventa subito settario
e troppo attento a qualcosa che forse ha comunque
ancora bisogno di aria e libertà. Questo
tipo di manifestazioni diventano spesso il momento
in cui non sbagliare, e quindi le esibizioni rischiano
di diventare un compito da preparare e svolgere
alla perfezione. Questo secondo me fa perdere
di freschezza, dal punto di vista dell'autore,
e fa perdere la sorpresa allo spettatore. Tutto
diventa prevedibile e scontato, anche nella sua
bellezza straordinaria.
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Ho lavorato in posti al confine della realtà.
I soldi mi hanno portato a lavorare spesso per
situazioni tipo Base
crash o Colazione
da tiffany, serate house per gente "molto
vogliosa di divertirsi". Gente con cui io
personalmente non riuscivo ad avere approcci di
nessun tipo. Eppure ti devo dire che queste sono
le situazioni che mi hanno anche fatto più
immaginare la potenza del video, della trasmissione
di qualcosa in un momento particolare. In queste
occasioni il pubblico che hai davanti non ha assolutamente
la cognizione per capire quello che stai facendo.
E soprattutto non ne ha la voglia. Eppure con
la sua indifferenza in realtà è
un perfetto reagente al lavoro che stai facendo.
Perché ne viene condizionato in maniera
disinteressata, e quindi le reazioni che ne scaturiscono
sono molto più sincere, stimolanti e inaspettate.
A quel punto è molto più divertente
sfidare dei limiti, quindi hai più idee
nel corso della performance. Ovviamente anche
queste situazioni sono nauseanti e limitanti,
infatti ho smesso, per fortuna. Però questo
discorso serve a far capire che personalmente
trovo noioso andare nella maggior parte dei posti
milanesi e trovare sempre la stessa musica e lo
stesso vjing di accompagnamento, ma trovo altrettanto
noioso trovare a Netmage o comunque nelle residenze
dell' "arte" ufficiale, sempre la stessa
identica raffinatezza. Per tornare al come è
cambiata la mia attività tramite l'esperienza,
ti posso dire che la cosa che mi diverte più
fare ultimamente è suonare in posti tipo
La Cueva, e magari
non sapere esattamente cosa sto andando a fare
e per quanto devo suonare. Magari troverò
un impianto da mani nei capelli, ma ho la possibilità
di sorprendermi, sia per quello che potrà
uscire da me, sia per come reagirà la gente.
Bertraim:
Quali pensi che siano le peculiarità poetiche
e tecniche dei tuoi lavori?
Tatiana: Non lo
so. Posso dirti che penso di essere affascinato
dall'idea di infastidire, quindi per quanta cura
e pulizia possa mettere dietro a un lavoro, l'intento
celato è sempre quello. Fosse per me chiuderei
tutti in una cantina a stare male. A livello tecnico
tento sempre di non averne nessuna. Cerco sempre
di cambiare e far prevalere l'idea del momento,
e quindi di adottare la tecnica migliore per realizzarla.
Spesso affidandomi ad altri, che magari possono
essere più competenti per realizzare qualcosa
che hai in testa ma non sai bene come affrontare.
Bertraim: Da quali,
verso quali e attraverso quali territori musicali/visivi
senti di muoverti?
Tatiana: Non ne
ho idea. Mi piace l'idea di decontestualizzare
continuamente. Quindi nel momento in cui sento
che una cosa è troppo presente cerco di
trovare il suo opposto. Giusto per confondere
nuovamente le idee. Forse arrivo, sono e mi muovo
verso la confusione.
Bertraim: Se dovessi
trovare degli elementi base nel tuo lavoro (concettuali,
estetici, metodologici, etc), quali evidenzieresti?
Ad esempio io, per quello che ho visto, direi
che la poetica del cut-up rimane un tratto distintivo
molto forte...però ci sono anche i disegni
per le favole cattive...
Tatiana: Se vuoi
uno degli elementi base del mio lavoro è
proprio l'idea di lavorare spesso con altra gente.
Questo ti porta ad un continuo scambio di esperienze
e quindi a sempre nuovi punti di vista verso il
proprio lavoro. In questa maniera hai sempre a
che fare con nuovi mezzi e possibilità,
e stai su ognuno finche senti che ti possa dare
qualcosa. Quindi magari parti da lavori molto
estetici, composti di animazioni molto laboriose,
per arrivare all'impatto freddo del cut-up, che
ti permette però di avere a tua disposizione
la possibilità di avere un materiale infinito,
quindi più mezzi. Molto sta anche nel vedere
quello che succede e viverlo attraverso le esperienze
precedenti. Magari senti così tanto il
bisogno di reazione immediata della macchina che
inizi a lavorare ad una risoluzione di 180x120,
e poi ti accorgi che esteticamente il prodotto
è interessante e ti può far venire
in mente nuove cose.
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Bertraim:
Quanto conta l'interazione stretta tra audio e
video per te?
Tatiana: Moltissimo,
anche perché è il passo avanti che
si può fare in questo momento. Comunque
non è l'unica sfida. Dopo aver fatto integrare
audio e video, c'è da far integrare audio-video
e spazio, e poi questi con la gente, l'ambiente,
l'ora e tutto il resto che può venire.
Sicuramente si deve fare molto di più.
Già parlare di audio-video mi sembra stia
diventando una convenzione.
Bertraim:
Qual è la portata della liveness nei tuoi
lavori (cioè "la liveness è
tutto" o "la liveness non conta",
o un compromesso tra le due cose)
Tatiana: Semplicemente
penso che se si fa live, ci debba essere un motivo
per farlo live. Se no è meglio registrare,
soprattutto nel caso tu ti debba esibire con un
lavoro che non ti lascia inventiva nel live. Perché
se no si ritorna al discorso del compitino da
eseguire senza errori. Penso che la scelta di
esibire un lavoro live debba essere dettata dalla
possibilità di interazione con l'ambiente
che ti circonda. Ultimamente uso le tecniche imparate
nel live per registrare. E faccio i miei video
"registrati" così. Live. Quindi
le cose si mischiano continuamente. Si ritorna
alla confusione.
Bertraim:
C'è differenza per te nel lavoro di vjing
e in quello di live media? Quale? E come cambia
in base a ciò il tuo metodo?
Tatiana: Secondo
me c'è molta differenza nell'approcio e
nella consapevolezza di quello che si fa. Questo
è un po’ lo scoglio da abbattere,
dal punto di vista di chi fa video ma molto anche
dal punto di vista di chi fa musica accompagnata
da video. E da chi organizza musica e video. Una
volta risolti questi problemi secondo me possono
venire meno anche termini come live-media, vjing,
performance o installazione. Io la vedo più
come il tentativo di creare atmosfere interessanti.
Che siano di intrattenimento o qualcosa di più.
Secondo me è incredibile per esempio che
a nessuno venga mai voglia di fare installazioni
video, anche magari nei centri sociali, dove la
libertà creativa è teoricamente
assoluta, non c'è mai il guizzo di presentare
la cosa in una forma diversa. Ci si lega subito
alla moda del momento, e la si succhia fino alla
nausea. Se è regge che sia regge, se è
techno che sia techno, se è vjing che sia
vjing, se è live media che sia live media.....
che palle!
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