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GAMESCENES,
LA SOFTWARE
ART A TORINO
Txt:
Marco Mancuso
Il
pubbilco del Piemonte Share Festival 2005 ha potuto
godere, all'interno della sua programmazione,
di una ricca rassegna di software art sufficientemente
rappresentativa delle diverse modalità
di sperimentazione artistica che si muovono all'interno
dell'orizzonte videoludico. La mostra Gamescenes,
curata da Domenico Quaranta, ha cercato di sondare,
da un lato il modo in cui il videogame sta trasformando
tutte le altre forme culturali e dall'altro il
modo in cui gli artisti e i game designer stanno
trasformando a loro volta il mezzo video ludico
in uno strumento finalmente maturo, capace di
farsi portatore di pensieri differenti e di messaggi
complessi.
Nello spazio di tre sale all'interno della splendida
cornice di Palazzo Cavour, lo spettatore è
stato guidato attraverso lavori ormai storici
ma anche attraverso sperimentazioni recenti, in
cui gli artisti distruggono tutto ciò ci
sta dietro e dentro. Togliendo quindi giocabilità
al game (come nei software progettati da Jodi
e Retroyu) ne traggono materiali che vengono rimontati
in nuovi narrative (come per i lavori di Brody
Condon e Eddo Stern), ne mettono in discussione
l'ideologia (TWCDC) e ne analizzano i meccanismi
per dare vita a un nuovo game design "critico"
(come per i software di Antonio Riello, Josh on,
Newsgaming, Molleindustria). Il software viene
infine utilizzato anche per veicolare nuovi contenuti
di complessità e raffinatezza crescente,
come per i progetti di Carlo Zanni (presentato
lo scorso Digimag01), Martin Le Chevallier, Jhon
Klima, Starss, Kinematic Collective.
Nella rassegna Gamescens, a software, giochi,
installazioni, si affiancano anche i quadri di
Mauro Ceolin, che restituisce consistenza al paesaggio
dei videogiochi come fosse un paesaggio reale
e le stampe di Nullsleep, che innesta invece sul
paesaggio reale spazi e personaggi usciti dal
Gameboy. Infine, all'interno della mostra, è
proprio il Gameboy che assume un ruolo principale
nel momento in cui vengono presentati alcuni dei
gruppi più rappresentativi della cosidetta
scena della micromusic (o musica 8bit) che utilizzano
la mini piattaforma Nintendo come sintetizatore
sonoro. Le note digitali erano diffuse attraverso
i progetto Solar Audio Bag (una borsa audio ad
energia solare) dell'italiano Tonylight.
Riportiamo qui di seguito le schede di presentazione,
preparate per il Piemonte Share Festival dal curatore
Domenico Quaranta, di due tra i lavori più
interessanti presenti all'interno della mostra:
il software di Martin Le Chevallier e quello del
collettivo TWCDC.
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Martin
Le Chevallier (FRA) - Vigilance 1.0, 2001
In
una piccola SimCity ordinata e rassicurante, il
giocatore è invitato a indossare i panni
di un sorvegliante che, dall¹alto della sua
stanza scura piena di monitor, sorveglia scuole
e strade, supermercati e parcheggi, uffici e parchi.
Il suo compito è quello di individuare,
con un click, reati di ogni ordine e grado, dall¹attraversamento
irregolare della strada al traffico di droghe,
dall¹abbandono di spazzatura al porto d¹armi,
dall¹ubriachezza molesta alla pedofilia;
evitando, ovviamente, di fissarsi su cittadini
ignari e innocenti, perché altrimenti il
reato, quello di diffamazione, lo compie lui.
D¹altra parte, ogni crimine non rilevato
è un potenziale crimine ripetuto, per cui
l¹attenzione deve essere sveglia e costante.
Il meccanismo del gioco è chiarissimo,
così come il sistema di valori su cui si
basa: la sorveglianza è giusta e necessaria,
ma va praticata con equilibrio. Nessuna ironia,
nessuna critica. Eppure, mano a mano che il gioco
prosegue, e la sua identificazione cresce, è
lo stesso giocatore a percepire l¹errore
di fondo insito nel sistema di valori in cui è
andato riconoscendosi.
Portando
all¹estremo l¹identificazione con l¹etica
della videosorveglianza, Martin Le Chevallier
ne sviluppa così la critica più
radicale: quanto vale la nostra privacy? È
giusto sacrificarla a un ideale di sicurezza che
non potrà mai essere completa? E ha senso
indurre i controllori a compiere un reato in nome
della prevenzione di altri reati? In una piccola
SimCity ordinata e rassicurante, il giocatore
è invitato a indossare i panni di un sorvegliante
che, dall¹alto della sua stanza scura piena
di monitor, sorveglia scuole e strade, supermercati
e parcheggi, uffici e parchi. Il suo compito è
quello di individuare, con un click, reati di
ogni ordine e grado, dall¹attraversamento
irregolare della strada al traffico di droghe,
dall¹abbandono di spazzatura al porto d¹armi,
dall¹ubriachezza molesta alla pedofilia;
evitando, ovviamente, di fissarsi su cittadini
ignari e innocenti, perché altrimenti il
reato, quello di diffamazione, lo compie lui.
D¹altra parte, ogni crimine non rilevato
è un potenziale crimine ripetuto, per cui
l¹attenzione deve essere sveglia e costante.
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Il
meccanismo del gioco è chiarissimo, così
come il sistema di valori su cui si basa: la sorveglianza
è giusta e necessaria, ma va praticata
con equilibrio. Nessuna ironia, nessuna critica.
Eppure, mano a mano che il gioco prosegue, e la
sua identificazione cresce, è lo stesso
giocatore a percepire l¹errore di fondo insito
nel sistema di valori in cui è andato riconoscendosi.
Portando all¹estremo l¹identificazione
con l¹etica della videosorveglianza, Martin
Le Chevallier ne sviluppa così la critica
più radicale: quanto vale la nostra privacy?
È giusto sacrificarla a un ideale di sicurezza
che non potrà mai essere completa? E ha
senso indurre i controllori a compiere un reato
in nome della prevenzione di altri reati?
http://martinlechevallier.free.fr/
TWCDC
(USA) - Stop Bush!
Together
We Can Deafeat Capitalism è un collettivo
di artisti/attivisti fonsato nel 1997 da Andy
Cox a San Francisco. L'obbiettivo del collettivo
è quello di compattere, sul piano culturale
e idologico, il capitalismo attraverso installazioni
nello spazio pubblico, siti internet e videogame,
utilizzando tutte le tattiche della guerrilla
culturale e del culture jamming.
Stop Bush! è un picolo gioco (dura appena
90 secondi), in cui il giocatore si trova assalito
da un'orda di soldati con il volto di George Bush
e dei cagnoloni con collare chiodato e il muso
di Dick Cheney, che bisogna fermare a colpi di
mouse. 'immersione del gioco è negata dal
suo interrompersi auotonomamanete dopo soli 90
secondi, al termine della canzone di cui sembra
costituire il videoclip. Stop Bush! non intende
aizzarci ad aprire un nuovo fronte nella guerra
globale, ci dice che la guerra è mostruosa
e che mostri sono coloro che ce la vendono come
unica via alla pace
E che se l'orda di guerrafondai va fermata, non
potremo certo farlo con le loro stesse armi.
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