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Redazione:
Marco Mancuso
Riccardo Vescovo
Illustrazioni
e foto:
Gianluca
Costantini
Arianna D'Angelica
Adriano Abbado
Contenuti:
Tatiana
Bazzichelli, Simone Bertuzzi, Alex Dandi,
Isabella Depanis, Gianluca del Gobbo, Beatrice Ferrario, Tiziana Gemin, Teresa
De Feo, Fabio Franchino, Luigi Ghezzi, Regine Debatty, Maria Molinari, Anna Motenverdi,
Motor, Bertram Niessen, Luigi Pagliarini,
Miriam Petruzzelli, MonicaPonzini,
Massimo Schiavoni, Domenico Quaranta,
Valentina Tanni
Distribuzione:
Creative Commons
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NEEN, ESATTAMENTE ADESSO
Txt: Isabella Depanis
Area: Net Art
Uno degli artisti più curiosi in cui ci si può imbattere di questi tempi è senz'altro Miltos Manetas. Di origini greche, ha studiato a Milano all'accademia di Brera e adesso vive tra Parigi e Los Angeles. Il suo nome è legato soprattutto a Neen, strana “creatura” a cui ha dato vita. Il Neen è una cosa che non si può spiegare, è il primo movimento artistico del ventunesimo secolo. E' una sensazione, un sentire, un modo di essere, di vedere le cose. In realtà è sempre esistito, ma prima non aveva un nome. Il primo a chiamarlo è stato, appunto, Miltos Manetas; si è affidato ad una società specializzata nel trovare nomi ( la Lexicon , inventrice di Pentium e Powerbook, per fare un esempio) per dare un nome a Neen. Opposto a Neen è Telic, altro neologismo che indica un atteggiamento agli antipodi e finalizzato ad uno scopo. Telic non ha gusto, mentre Neen è una cosa esteticamente piacevole. La parola Neen non ha nessun significato specifico...
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MANOVICH, LE NUOVE ESTETICHE DEL DIGITALE
Txt: Tiziana Gemin
Area: Net Art
Il 20 maggio 2005 Lev Manovich, professore al Dipartimento di Arti Visive dell'Università della California, è stato protagonista della seconda lecture all'interno del progetto Meet the Media Guru, a cura di MGM Digital Communication e Tribe Interactive, presso la Mediateca di Santa Teresa a Milano. Manovich invita a una riflessione sulle estetiche dopo l'introduzione dei nuovi media, sostenendo che la computerizzazione della cultura comporta una ridefinizione delle forme artistiche esistenti, oltre a farne emergere di nuove. L'accento, per il teorico russo-americano, è da porsi sulle informazioni e sulle relazioni dinamiche che possono essere stabilite tra esse; il mondo odierno gli appare infatti come una raccolta infinita e frammentaria di immagini, testi e altri dati; forma assimilabile a un database, il quale può quindi rappresentare un nuovo modo di strutturare la nostra stessa esperienza del mondo...
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DARE UN VOLTO ALLA RETE
Txt: Beatrice Ferrario
Area: Net Art
Mappare internet è l'ambizioso tentativo di Yuval Shavitt, studioso israeliano dell'Università di Tel Aviv e ideatore del progetto DIMES, l'acronimo di Distributed Internet Measurement & Simulations. A sua volta parte del progetto Evergrown, un consorzio di ricerca di cui fanno parte 20 università sparse in tutto il mondo, DIMES ha l'obiettivo di mappare la Rete delle reti e ricostruirla graficamente. In una visione di lungo periodo, Evergrown e la serie di progetti a esso connessi come DIMES, eseguono analisi e misurazioni che riguardano il traffico, la topologia e la logica della rete, per poter meglio sfruttare le sue potenzialità nei prossimi 20 anni. È facile intuire infatti che nel 2025 Internet sarà lo strumento fondamentale che medierà la comunicazione di grandi quantità di dati, imparagonabile a quella attuale già in continua crescita. Considerando l'espansione dei settore del business, dei consumi e dell'e-learning...
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| WHAT THE HACK! HACKERS IN MOVIMENTO
Txt: Tatiana Bazzichelli
Area: Hacktivismo
Per chi ama smanettare con il computer, quest'estate si prospetta avvincente. Dopo quattro anni, torna in Olanda il celebre hacker camp nordeuropeo, punto di incontro fra la scena olandese e tedesca dell'hacking (e non solo), che ha molto da insegnare a tutti noi. What The Hack è previsto dal 28 al 31 luglio 2005 a Liempde presso Boxtel/Den Bosch, in una vasta area verde nel sud dell'Olanda. Eventi come questo sono storici nella storia dell'hacking, si svolgono ogni quattro anni e mettono insieme menti da tutta Europa. I fondatori dell'evento sono gli “storici” hacker del magazine Hack-Tic, fondato nel 1993 e ancora in vita. Il primo hacker camp è stato organizzato nel lontano 1989, con il nome di “Featured the Galactic Hacker Party”, nel 1993 è stata la volta di “Hacking at the End of the Universe”, seguito nel 1997 da “Hacking In Progress” e nel 2001 da “Hackers At Large”...
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GENNARO FRANCIONE, ADRAMELEK vs COPYRIGHT
Txt: Maria
Molinari
Area: Hacktivismo
Gennaro Francione, anche noto in rete come Adramelek, è una personalità davvero eclettica, un uomo fuori dagli schemi sia come artista che come giudice. E' fondatore del “Movimento Utopista Antiarte” e artefice di una sentenza anti-copyright che ha fatto molto discutere. Di recente ha pubblicato un libro dal titolo “ Hacker. I Robin Hood del Cyberspazio” che ripercorre le origini e la storia, la filosofia umana e antipolitica degli hacker e che ha riscosso un certo successo negli ambienti hacktivisti. Un giudice anti-artista e anti-copyright, che è contro i “rizomi normativi” e le “alchimie codicillari” ed è a favore degli hacker non s'incontra tutti i giorni. Noi però abbiamo avuto l'onore e la fortuna di conoscerlo. Ci ha parlato di “cyberagonia del diritto d'autore” e di hackeraggio come di “una rivoluzione a favore dell'uomo”. Di Adramelek Luther Blissett scriveva: “La cosa che più meraviglia nell'ANTIARTE...
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CHAOS COMPUTER CLUB
Txt: Regine Debatty
Area: Hacktivismo
Ho incontrato per la prima volta Tim Pritlove, del Chaos Computer Club, durante la prima edizione di Dorkbot Berlin a febbraio. Un'amica ci ha presentati ed ho subito esclamato: "Cool, Chaos Computer Club! Sei uno dei ragazzi che hanno fatto quell'allucinante istallazione Project Blinkenlights? Complimenti!" Ed in testa mia, CCC era solo quello, un pugno di artisti che fanno una follia come solo ne vedi a Berlino: permettere alla gente di usare i loro cellulari per giocare a Tetris sulla facciate di un'edificio. Però sbagliavo. Alla grande. Perchè, come mi hanno racontato Fiedel Klein e Tim il mese scorso, non sono nemmeno artisti.
Tim: Non siamo un gruppo di artisti, siamo principalmente degli hackers e con questa cosa di Blinkenlights ci siamo ritrovati "artisti per caso." Non avevamo nessuna intenzione di fare un'opera artistica, un' "installazione." Un giorno abbiamo avuto quest'opportunità di avere a disposizione un'edificio, tutto...
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| THE SCREAMING ENHANCER
Txt: Valentina Tanni
Area: Desktop Art
L'anchorman televisivo Howard Beal, interpretato magistralmente dall'attore Peter Finch in "Network" (film del 1976 uscito in Italia con il titolo "Quinto Potere"), raccomandava ai suoi spettatori, annunciando in diretta il suo suicidio, di spegnere la tv. E di ribellarsi ad uno stato di cose inaccettabile, ad una società sempre più inumana, ad un capitalismo aggressivo e senza scrupoli. Secondo Beal, la dimostrazione del proprio dissenso sarebbe dovuta avvenire prima di tutto urlando: “Voglio che vi alziate ora dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate, andiate alla finestra, la apriate, mettiate fuori la testa e gridiate: sono incazzato nero, e non accetterò più tutto questo!”. L'urlo, la reazione scomposta, la pazzia generata da una rabbia incontenibile sono azioni che sfuggono al controllo sociale, alle regole dell'educazione e della buona convivenza. Configurandosi come una disobbedienza e un atto liberatorio...
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QUESTIONE DI SGUARDI
Txt: Domenico Quaranta
Area: Software Art
Nella tradizione occidentale, lo specchio è sempre stato il gemello perverso della pittura. Artefice di una mimesi perfetta, ma anche abile traditore della realtà, lo specchio è di volta in volta strumento al servizio dell'artista (da quello con cui Brunelleschi inventa la prospettiva a quello plumbeo di cui si servivano i paesaggisti dell'Ottocento); dispositivo per dipingere autoritratti, per generare illusioni e mostrarci quello che la realtà del quadro esclude (dai Coniugi Arnolfini a Las Meninas); replica del reale e apertura su altri mondi. Come e più del quadro, lo specchio è verità e menzogna, simbolo perfetto della volontà dell'arte di renderci presenti a noi stessi: e come tale è sempre presente alla fantasia degli artisti, dal Narciso di Caravaggio al ritratto di Dorian Gray, fino alle installazioni a circuito chiuso di Dan Graham, al Buddah che si contempla in video di Paik, al Giovane che guarda...
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THE SPACEBAR TECHNOLOGY
Txt: Fabio Franchino
Area: Generative Art
Occorrerebbe molto più tempo e spazio per descrivere meritatamente ciascuno degli interventi del OFFF Festival di quest'anno tenutosi a Barcellona lo scorso 12-13-14 Maggio. Ritengo altresì molto importante concentrersi su un'interessantissima idea esposta da Joshua Davis e il giorno dopo estesa nel concetto da Branden J Hall, due tra i più importanti grafici del mondo che avolte si incontrano sotto il nome di Department of Notation. Davis non delude in fatto di carisma e capacità di intrattenere il pubblico, dove ironia, intuizioni geniali e uno spirito cabarettistico si miscelano come in un buon cocktail da aperitivo. L'idea di base della teoria e del progetto esposto dai due grafici/artisti è: creare un sistema generativo per produrre artworks per fini commerciali. Spacebar Technology è il risultato della teoria, la tecnologia della barra spaziatrice, ovvero un sistema per cui ad ogni pressione otteniamo un risultato...
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IL VIDEOCLIP INCONTRA TARKOVSKIJ
Txt: Monica Ponzini Area: Video Art
Nel film sperimentale S*CKMYP del regista belga Kurt D'Haeseleer (Anderlecht, 1974), le immagini ridefiniscono il mondo come lo conosciamo, trasformandolo in una lunga carrellata di visioni digitali. In un flusso ininterrotto di pensieri e parole, ogni fotogramma subisce una manipolazione: il supposto naturalismo del cinema viene minato alla base, facendo attraversare allo spettatore un sogno lungo un film. Partendo da un girato che talvolta ricorda l'impostazione freddamente naturalistica delle installazioni di Aernout Mik, S*CKMYP si dipana e si sgretola in una costante manomissione del reale, che va dal semplice ralenti alla trasfigurazione più profonda, dove i corpi subiscono mutazioni, si tendono e distorcono sotto l'effetto di “moti ondosi”, frazionamenti e moltiplicazioni, che riportano da una parte alla pittura di Vincent Van Gogh o di Francis Bacon e creano dall'altra un nuovo universo immaginifico...
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DELL'ESTETICA DEL PROCESSO
Txt: Anna Monteverdi e Roberto Paci Dalò
Area: Video Art
Italia anno zero di Giardini Pensili è stato inaugurato con successo a Budapest nell'ottobre 2004; si tratta di un "concerto scenico" (e diventato anche opera radiofonica) che prevedeva sul palco contemporaneamente un film con immagini del Ventennio, una lettura di poesie da Pasolini Gramsci e Leopardi, il concerto musicale vero e proprio e altre immagini video che come emulsioni fotografiche sulla lastra, si andavano a depositare sull'apparato scenografico fatto di tulle. Un processo à rebours quello che ci regala Roberto Paci Dalò in questo testo che altro non è che un risalire alla domanda originaria dell'artista rispetto all'opera creata. Trovata l'icona, Mussolini, come trattarla? Guardandola in controluce, nella trama profonda, quasi chimica dei materiali filmati per svelare qualcosa della retorica del regime. Come Gianikian e Ricci Lucchi...
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ANDREY KIRITCHENKO, TRUE DELUSION
Txt: Simone
Bertuzzi
Area: Sperimentale
Come in molti altri casi ormai, l'apertura contemporanea e il rapido accesso contribuiscono a rendere visibili zone d'ombra del pianeta, mettendo in luce nuove sensibilità in grado di combinare deviazioni locali e tendenze globali. Andrey Kiritchenko è consapevole di questo aspetto, e lo assimila nel migliore dei modi; egli è personaggio noto in circuito sperimentale, ha collaborato con parecchi nomi di punta della scena elettronica contemporanea e degli anni '90, Kim Cascone su tutti, ha pubblicato per Ad Noiseam, Zeromoon e per la label personale Nexsound, a cui lavora dal 2000, e il cui scopo è quello di creare una "piattaforma per la produzione di musica sperimentale dall'Ukraina". True Delusion è il suo ultimo lavoro, proprio per Nexsound, e indaga un'aspetto più folk del suo agire musicale, meno sviluppato ad esempio in Interplays, In-Between (Ad Noiseam, 2004) dove era il territorio glitch-ambient ad essere messo...
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ELETTRONICA SANREMESE?
Txt: Alex Dandi
Area: Elettronica
La recente uscita del singolo Tanto (3) di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini ha creato un mezzo sconquasso tra molti addetti alle programmazioni radiofoniche, a partire dai grandi network fino alle piccole radio locali. Il problema, se di problema si vuol parlare, sta obbiettivamente nell'arrangiamento elettronico a colpi acidi di 303 uniti a fragorose chitarre heavy.Decisamente troppo “sperimentale” per il rassicurante panorama della musica italiana. Ma alla fine Jovanotti è pur sempre Jovanotti e quindi, una volta che Radio Deejay l'ha inserito nella programmazione e che “i Luzzato Fegiz” ne hanno parlato bene è stato dato il via libera alla programmazione, tanto che il singolo è attualmente uno dei più programmati. Cos'è successo? Il pubblico “Sanremese” è pronto ad inoltrarsi nel mondo dell'elettronica? Siamo davvero pronti ad una versione italiana degli Lcd Soundsystem dove pop, rock, elettronica e disco...
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DISSONANZE, ELETTRONICA URBANA RIPENSATA
Txt: Marco Mancuso
Area: Elettronica
Ripensare il contesto urbano e gli spazi architettonici di una città ricca di storia e tradizione come Roma è impresa avventurosa e disseminata di trappole e pericoli. Soprattutto se questa spinta innovativa e visionaria prende corpo da un contesto, quella della musica elettronica e dei suoi derivati, spesso troppo chiuso in se stesso, auto referenziale e quasi infastidito da un possibile confronto con mondi altri come l'arte e l'architettura. Sebbene con molte difficoltà e grazie all'aiuto di una giunta comunale e di un Assessorato alle politiche culturali sempre attenti alla valorizzazione, anche a livello internazionale, di Roma e dei suoi eventi culturali, il festival Dissonanze riesce a coniugare, soprattutto da questa quinta bellissima edizione, le sue pulsioni avanguardiste con quelle più pop, dance, club che ne costituiscono il Dna formante. Inutile negare, ma questo lo sa bene Giorgio Mortari, direttore artistico...
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LA MATERIA SONORA DEI FANTASMAGRAMMA
Txt: Bertram Niessen
Area: Live Media
Fantasmagramma è un duo di artisti audio-visivi composto da Francesco e Marco Leoci. Il loro lavoro si snoda attorno ad un soggetto fondamentale: il suono. Il suono in ogni parte del suo spettro, indagato con minuzia da laboratorio. Il suono che viene analizzato e restituito tramite un oscilloscopio. La “materia sonora” trattata dai Fantasmagramma e l'asciuttezza della sua lettura visiva creano performance radicali, forse difficili, ma che costituiscono una di quelle sfide al senso comune delle quali il panorama dei live media e delle arti digitali hanno bisogno. Bertram Niessen: Il vostro lavoro sembra suggerire modalità di fruizione diverse di quelle proposte dal resto del mondo live media italiano. Voi come vi rapportate con il pubblico? Fantasmagramma: Ci interessa analizzare le loro reazioni, nel corso degli anni abbiamo assistito ad una grande varietà...probabilmente ciò è dovuto alla radicalità del nostro lavoro...
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OFFF, LA GRAFICA DI DOMANI
Txt:
Gianluca del Gobbo
Area: Grafica
Lo scorso 12-13-14 Maggio, presso lo spazio polifunzionale del CCCB di Barcellona, si è svolto uno dei più importanti festival di grafica e arti digitali del pianeta, l'OFFF festival che nell'arco di 3 giorni ha presentato una ricca serie di lavori, progetti, workshop e seminari, presentando al pubblico europeo alcuni degli studi grafici e degli artisti più importanti di questo scenario che sempre più spesso si fonde con la cultura elettronica e le sue derivazioni audiovisive e di vjing. Da studi di importanza mondiale come Tomato (vero punto di riferimento per un certo tipo di scenografie grafiche cool e minimali), ad artisti come Joshua Davis e Branden Hall, il famosissimo David Carson e Yugo Nakamura, James Paterson e il Tronic Studio, tutti sono stati coinvolti in questa quinta edizione del festival che ha saputo contestualizzare il festival non solo all'interno del prorio mondo di riferimento (quello della grafica e delle animazioni...
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AFO4, TRANSGENIE AUDIOVISIVE
Txt: Marco Mancuso
Area: Live Media
Davide Mastropaolo e Leandro Sorrentino sono i Frame, binomio artistico audiovisivo nato nel 2001 e cresciuto in quella fucina apparentemente inesauribile che è Napoli e i suoi dintorni culturali. Insieme alla regista Nina di Majo hanno allestito e prodotto Afo4 per la label partenopea Mousikelab, opera audio-video piuttosto particolare nel panorama internazionale di settore, che a nostro avviso è stata ingiustamente valutata (e apprezzata) più per il suo aspetto musicale perdendo di vista la progettualità audiovisiva del lavoro. Incontratisi e formatisi in occasione della realizzazione della colonna sonora dei due precedenti lungometraggi di Nina di Majo, L'inverno e ancora prima Autunno, i Frame e Nina con Afo4, hanno voluto sperimentare non tanto nelle tecniche utilizzate o nelle estetiche adottate, quanto più nel linguaggio narrativo ed emotivo impiegato, il qualetrova nella sapienza tecnica ed espressiva...
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| ROBOTS IN RESIDENCE
Txt: Luigi
Pagliarini
Area: Robotica
In “Robots-in-Residence”, di Mark Polishook, artista di Philadelphia, quello che più sorprende è il numero di media chiamati in causa (immagini, video, testo, installazione, internet, robotica, scultura e programmazione) e tutto ciò per sostenere quella che, dopotutto, è una composizione musicale che per l'audience sfida l'ordinaria ritualità dell'osservare e dell'ascoltare. L'idea di fondo è quella di fornire allo spettatore la possibilità d'improvvisare, sviluppare e ridefinire, passo dopo passo, il proprio sentiero mediatico. Interrogato sull'argomento, Mark dice: “I see this as a process that eschews binary positions of artist/viewer, performer/listener, stage/audience, humans/machines and public/private”. Ed infatti i visitatori, gli utenti di Robots-in-Residence, indipendentemente dal fatto che arrivino in audio-video streaming dalla rete internet o che siano presenti lì, fisicamente, inviano delle e-mails ai robots...
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LI CHIAMEREMO ROBOTSCOPI?
Txt: Teresa De Feo
Area: Intelligenza Artificiale
Arrivano. Robots capaci di sviluppare intelligenza di gruppo attraverso strategie collaborative, di evolvere mediante rinforzo di comportamenti adattivi, di simulare processi neurali e meccanismi di interazione con il mondo circostante. Il confine tra robotica, vita ed intelligenza artificiale sembra non avere più senso. Si apre una nuova prospettiva: lo studio della vita e di processi biologici attraverso l'osservazione di creature ed entità artificiali. Un'inversione. Paradosso o meno ci aveva già pensato Christopher Langton e la strada indicata dai primi cibernetici e da coloro che per primi cominciarono a parlare di sistemi complessi e delle dinamiche vitali attraverso concetti quali adattività, auto organizzazione, interazione, comportamenti emergenti. Eh sì “la vita è un tipo di comportamento non un tipo di materia” e per capire chi siamo e come funzioniamo arrivano sistemi artificiali che permettono di evidenziare le mappe dei nostri processi...
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IL SUONO DELL' ANEMONE
Txt:
Motor
Area: Interaction Systems
Un modo per esplorare le frontiere creative è trasferire un concetto valido in un'area come metafora in un'altra. Ci sono processi, operazioni che vengono sistematicamente usati nell'atto creativo; ad esempio in audio sono prassi comune l'uso della distorsione, della modulazione, aggiungere echi e riverberi...Allo stesso modo in grafica e in video alcuni "processi" sono di uso comune; basti pensare all'effetto seppia, alla posterizzazione, al b/n, al rallenty, al reverse eccetera.
Ma cosa succede quando tentiamo di trasferire un processo da un'area all'altra?
Stavo studiando Algoritmo di flocking di Reynold. Questo algoritmo è nato per la grafica, per la simulazione realistica di insiemi , come un banco di pesci, uno sciame d'api o uno stormo di uccelli. Venne usato ad esempio la prima volta per animare i pipistrelli in un film di Batman. Quello che conta è la innegabile bellezza dei movimenti generati.
C'è un suono che mi affascina da sempre ed è il suono dell'orchestra che si accorda...
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VISIONI GENERATIVE PER IL FUTURO
Txt: Simona Brusa
Area: Architettura
Nato a Como, classe 1945, Celestino Soddu è il pioniere italiano della generative art. Dal 1998 è Chair dei convengni annuali internazionali “Generative Art” e nella sua vita cosmopolita, su e giù dagli aerei, si divide tra il Politecnico di Milano e le università di Shangai e di Xi'an, insegnando Progettazione Architettonica e Generativa. Dal 1986, data della prima stesura del suo software Argenìa, sperimenta con la progettazione generativa applicata all'architettura e all'industrial design. Quando lo incontro qui a Milano non mi sembra cambiato da quando, tre anni fa, l'avevo visto la prima volta al convegno dell'i3 ad Ivrea. È sempre lo stesso uomo sorridente e disponibile, con lo stesso vivo entusiasmo di chi ha una passione e un sogno da realizzare... Simona Brusa: Perché ha scelto il nome "Argenìa" per il suo progetto? Celestino Soddu: L'ho scelto alcuni anni fa per identificare il mio approccio alla tematica generativa...
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LE REINCARNAZIONI DI MADAME ORLAN
Txt: Massimo
Schiavoni
Area: Performing Art
Si è aperta il 6 Maggio scorso alla Galleria B&D di Milano per terminare il 30 Giugno prossimo la personale della performer francese più estrema e rivoluzionaria dell'universo artistico contemporaneo: Orlan. L'evento è curato da Francesca Alfano Miglietti realizzando per l'occasione anche un libro-opera sull'evento. Da sempre la Galleria B&D ha scelto di presentare gli artisti in un contesto che ne potenziasse non solo le opere, ma che attirasse l'attenzione sullo stesso concetto di arte e di artista nel contemporaneo. Artisti e opere che hanno scelto di parlare di magia, tecnologia, spettacolo, mutazioni e contaminazioni. L'esibizione milanese di Orlan incentrata sulla stessa presenza dell'artista e su un allestimento che si pone come luce, visione, apparizione, indica, ancora una volta, lo stile di una galleria che pensa ogni mostra come un avvenimento irripetibile. Trasgressiva, anticipatrice e soprattutto coraggiosa la Madame dell'arte è stata sempre al centro di "scandali" pubblici e di accesi dibattiti culturali...
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CORPI MEDIALI DAL GIAPPONE A BERLINO
Txt: Tatiana Bazzichelli
Area: Performing Art
L'artista giapponese Hiroko Tanahashi propone una ricerca sulla danza, corpo e multimedia che viaggia da New York all'Asia, passando per Berlino, città in cui l'artista si è recentemente trasferita. Hiroko Tanahashi si è diplomata alla New York University nell'area Film e Televisione e ha poi conseguito l'MFA Program in Multi Media Design and Technology alla Parsons School of Design a New York, specializzandosi in physical computing e interactive media art. Hiroko fa parte del gruppo Post Theater di Berlino-New York, fondato nel 1998. Post Theater è una compagnia teatrale senza compagnia e senza teatro, formata da artisti e ricercatori che realizzano performances di volta in volta in location diverse e in città-paesi diversi. Punto di incontro è comunque l'uso dei media e delle nuove tecnologie per sviluppare i propri percorsi diffusi, per cui il teatro è solo un punto di partenza. Il gruppo...
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| SMATERIALIZZAZIONE, DENSITA' E STABILITA'
Txt: Lorenzo Tripodi
Area: Digital Urban
Una delle nozioni che serpeggia costantemente nella descrizione del paesaggio urbano contemporaneo è la smaterializzazione. C'è una narrativa diffusa che allude ad una esperienza urbana apparentemente sempre più distante dal contatto fisico con la materialità ‘pesante' del costruito, sempre di più costituita di scambi simbolici e di esperienze mediate da interfaccia digitali: una visione affascinante, indubbiamente fondata, ma che risulta anche fuorviante rispetto alla realtà fisica dei fenomeni in questione. L'attenzione si concentra esclusivamente su alcuni aspetti emergenti, caratterizzati da stupefacente e fantasmatica produzione di immagini e da nuove modalità di interazione delocalizzate, sottovalutando i processi concreti correlati alle trasformazioni in corso e trascurando l'apparire di altre materialità. Innegabilmente le trasformazioni antropologiche che avvengono nei centri di potere...
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VERSO LA FUSION SOCIETY
Txt: Luigi
Ghezzi
Area: Technology
Gli studi sociologici, e il mondo del giornalismo per derivazione, utilizzano spesso alcuni concetti chiave associati alla parola “società” per cogliere cause alla base dei processi universali di mutamento della nostra vita comunitaria. In questo senso, pochi di noi non conoscono la definizione di Società dell' info rmazione. Tale formula ebbe molteplici origini culturali e politiche: in Giappone l'antropologo Tadao Umesao già negli anni Sessanta, negli Stati Uniti il sociologo Daniel Bell con l'opera The Coming of Post-Industrial Society del 1973. Tale concetto ebbe un'influenza enorme sul dibattito pubblico a partire dagli anni Ottanta, sebbene nella sfera politica già a partire dagli anni Settanta sorse la necessità di confrontarsi con il passaggio in atto da una società basata sulla produzione materiale ad una basata sulla conoscenza, dove le “tecnologie intellettuali” provocavano, secondo i lavori pionieristici in questa direzione...
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