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HANGAR BICOCCA - MILANO
24 GIUGNO 2010

Annunciamo la riapertura al pubblico della Fondazione Hangar Bicocca, il prossimo 24 giugno.
Lo spazio, ampiamente ristrutturato (pavimentazione, riscaldamento, caffetteria, libreria, giardino), che ospita permanentemente I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, accoglierà Carlos Casas.
Questo film-maker catalano, che dedica i suoi lavori ai paesaggi estremi del mondo, accompagnando le immagini con una colonna sonora straniante, presenta una trilogia di video, END, mai esposta nella sua interezza.
Accanto a Casas, la grande mostra Personnes di Christian Boltanski, che ha voluto creare una installazione site-specific pensata per le navate e il CUBO dello spazio.
In ultimo, all’esterno dell’Hangar: la monumentale scultura La Sequenza (1981) di Fausto Melott, restaurata e restituita alla città, e MELTING POT 3.0 di Stefano Boccalini, una struttura creata per gli abitanti del quartiere Bicocca.
End
di Carlos Casas
a cura di Andrea Lissoni
Milano, Hangar Bicocca, dal 9 giugno
End è un’opera dedicata ai luoghi remoti del pianeta, un requiem visivo per le terre estreme, un percorso nelle periferie più distanti dalla civilizzazione là dove persone e ambiente si fondono fra loro. End è una ricerca sull’immagine e l’immaginario della fine.
Presentata in anteprima mondiale e realizzata appositamente per Hangar Bicocca nel quadro del più ampio progetto Terre Vulnerabili, End è un’installazione video che riattraversa nella sua interezza tutti i materiali audiovisivi raccolti da Carlos Casas lungo la realizzazione delle trilogia di film End. L’installazione verrà inoltre trasformata in live media e suonata dal vivo per una serata speciale dopo la sua inaugurazione.

L’installazione si presenta come una tripla proiezione su due lati, composta di un’unica opera pensata per tre schermi su un lato e di tre proiezioni per uno schermo singolo sull’altro.
L’installazione video per tre schermi - basata interamente su materiale inedito - riassembla immagini e suoni esplorando inedite soluzioni narrative e differenti di visione dei materiali, cercando di mettere in crisi la visione impositiva del dispositivo cinematografico, con le sue durate obbligate e di sfuggire alla sola esperienza contemplativa.
Sul lato opposto invece, sono presenti uno dietro l’altro i “fieldwork” realizzati in Patagonia, Uzbekistan e in Siberia, montati secondo un processo aleatorio che renderà l’intera installazione mai uguale a se stessa lungo la durata di tutta la mostra.
La trilogia End è sia una serie di tre film documentari, di 52 o 87 minuti, sia una ricerca effettuata con fieldwork (riprese statiche o con lenti movimenti di camera, basate su radiofrequenze che entrano poi a fare parte dell’opera e che fungono da strumenti alternativi per catturare le stratificazioni invisibili dei luoghi) e materiali di archivio. Basata sulla disintegrazione, la sparizione e l’immaginario della fine nelle periferie della civiltà, la trilogia è stata girata in alcuni fra i più estremi ambienti del pianeta: in Tierra del Fuego, Patagonia, sul lago di Aral in Uzbekistan e nello Stretto di Bering in Chukotka, Siberia.
La trilogia è abitata al tempo stesso da una tensione futuristica e visionaria e da una sorta di nostalgia di un mondo passato inevitabilmente destinato a scomparire; End è come una radiografia, condotta con un inedito approccio fra l’antropologico e il documentaristico-narrativo, di terre e di persone al confine fra vulnerabilità e invulnerabilità.
http://www.hangarbicocca.it/page/event/517/period/current/id/589
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