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SCHIRN KUNSTHALLE FRANKFURT - FRANKFURT
02 GIUGNO - 29 AGOSTO 2010

Nella sua mostra "Celluloid. Cameraless Film" la Schirn Kunsthalle si concentra su un particolare genere cinematografico artistico in cui le riprese vengono effettuate attraverso la creazione di immagini direttamente sulla pellicola vergine. A differenza di altre forme di cinematografia sperimentale, il materiale viene rimosso dal suo contesto d'uso convenzionale e, per così dire, interpretato come una tela, applicando diversi processi artistici: pittura, disegno, collage su celluloide, graffi e incisioni in emulsione, straniamento attraverso manipolazioni chimiche, o l'esposizione diretta dei materiali fotosensibili.
La mostra presenta notevoli esempi di film realizzati senza videocamera e offre un panorama, dagli anni '30 ai giorni nostri, con opere di 21 artisti internazionali e registi come Stan Brakhage, Tony Conrad, Cécile Fontaine, Hy Hirsch, Len Lye, Norman McLaren, Luis recoder , Harry Smith, José Antonio Sistiaga e Jennifer West.
L'applicazione di pittura su celluloide per la colorazione di pellicole in bianco e nero era stata una corrente tecnica artigianale fin dai primi giorni di vita della cinematografia. Ma fu solo con l'emergere del film d'avanguardia che le sperimentazioni con il colore e la pellicola vuota sono diventate importanti, come un principio generativo della produzione cinematografica.
Le prime pellicole dipinte a mano sono state create dai futuristi italiani Arnaldo e Bruno Ginanni Corradini, tra il 1910 e il 1912. Purtroppo, delle loro nove animazioni dirette dipinte su celluloide trasparente sono sopravissute solo le descrizioni dettagliate. Nei primi anni '20, il fotografo surrealista Man Ray fu il primo ad utilizzare la tecnica del rayogramma su pellicola per alcune sequenze del suo "Le Retour à la Raison" (1923).

Len Lye (1901-1980) e Norman McLaren (1914-1987), seguendo diversi approcci, hanno iniziato a esplorare più sistematicamente le possibilità di produzione di film senza una videocamera nella metà degli anni '30. Il film di Len Lye, "A Colour Box" (1935), che l'artista dipinse direttamente sulla pellicola, è considerata l'opera che ha istituito il genere cinematografico senza l'uso videocamera. Sincronizzato a un motivo popolare latino-americano, il film con i suoi colori brillanti e forti, grane insolite, e le vibrazioni e pulsazioni caratteristiche delle sue immagini proiettate spiccava contro tutti i risultati finora noti nel campo della cinematografia d'arte.
La tradizione dell'animazione diretta è stata ripresa in modo particolare nel film d'avanguardia del dopoguerra americano. Artista, regista, collezionista di musica folk e occultista, Harry Smith (1923-1991), alla fine degli anni '40, vide il film dipinto a mano come una possibilità per combinare la sua pittura misticamente ispirata con il suo interesse per la musica. Ha prodotto una serie di film astratti di complessità impressionante dipingendo e usando complesse tecniche di stampa - film le cui forme e colori pulsanti ritmicamente creano mondi pittorici multi-sensoriali e proto-psichedelici.
Stan Brakhage (1933-2003) è da considerare come una delle figure chiave della cinematografia sperimentale in generale. Il suo film "Mothlight" del 1963, una radicale meditazione personale sulla vita e sulla morte, aveva già fatto riferimento al diretto approccio senza l'uso di videocamera per il suo potente effetto. La composizione tremolante e danzante delle ali di farfalla, erbe, fiori e foglie è tra i pochi classici della cinematografia sperimentale di oggi e deve essere considerata come un'opera fondamentale nella storia dell'animazione diretta.
Dal 1960, numerosi artisti e registi d'avanguardia si sono dedicati alla diretta sperimentazione cinematografica. La gamma della serie di opere dei mondi vibranti che cambiano colore perennemente del pittore basco José Antonio Sistiaga (* 1932) è composta da migliaia di singoli disegni eseguiti minuziosamente a sequenze di lettere di Dieter Roth (1930-1998) incise su una pellicola nera.
Dopo un boom cospicuo di animazione diretta nella produzione di film sperimentali negli anni '80, l'approccio senza l'uso di videocamera sembra vedere un ritorno su un nuovo livello nel contesto dell'arte contemporanea. Jennifer West (data di nascita sconosciuta), per esempio, ha prodotto una raccolta di 50 film diretti dal 2004. Sottopone il suo materiale a interventi e procedure complicati in una performativa mise-en-scène. Utilizza tutti gli oggetti possibili di uso quotidiano, dal cibo e rossetto ai pneumatici della moto, per lavorare su diversi formati di film, che sono immersi in sostanze più o meno efficaci, il concetto rispettivo si rivela solo attraverso il titolo, come nel caso della sua opera ""Film Wearing Thick Heavy Black Liquid Eyeliner That Gets Smeary (70mm di pellicola ricoperta di eyeliner liquido nero, bagnata con colpi di vodka Jello e spalmata con glitter per il corpo)." Gli immersivi e psichedelici spazi filmici della West richiamano con forza la visione del film come arte sinestetica che pervade la storia del film diretto da Len Lye a Harry Smith e Stan Brakhage.

LISTA DEGLI ARTISTI: Stan Brakhage, Tony Conrad, Cécile Fontaine, Amy Granat, Ian Helliwell, Hy Hirsh, Takahiko Iimura, Emmanuel Lefrant, Len Lye, Norman McLaren, Bärbel Neubauer, Luis Recoder, Jennifer Reeves, Dieter Roth, Pierre Rovère, Schmelzdahin, José Antonio Sistiaga, Harry Smith, Aldo Tambellini, Marcelle Thirache, Jennifer West.
CATALOGO: Zelluloid. Film ohne Kamera – Cameraless Film. Edited by Esther Schlicht and Max Hollein. With a preface by Max Hollein and texts by Yann Beauvais, Marc Glöde, Heide Häusler, and Esther Schlicht. German/English edition, 192 pages, 300 illustrations, Kerber Verlag, Bielefeld 2010, ISBN 978-3-86678-395-9 (Schirn and bookshops).
DIRETTORE: Max Hollein
CURATORE: Esther Schlicht (Schirn)
http://www.schirn.de
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