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FACT - LIVERPOOL
FINO AL 05 SETTEMBRE 2010

Artisti presenti: Melik Ohanian (France), Julius von Bismarck (Germany), Julien Maire (France), Mizuki Watanabe (Japan), Gebhard Sengmüller (Austria), Jamie Allen (Canada), Sascha Poh?epp (Germany), AVPD (Denmark)
Curatori: Karen Newman, FACT, and Andreas Brøgger, Nikolaj CCAC

La memoria come influenza ciò che vediamo? Che ruolo svolge la tecnologia nel plasmare ciò che vediamo e ciò che ricordiamo?Aggiornato dalla ricerca scientifica e ispirato dagli sviluppi storici nel campo della tecnologia dei media, FACT presenta una nuova mostra che esplora il rapporto tra visione, memoria e media.
Persistence of Vision riunisce l'opera multimediale di otto artisti contemporanei che ripropone le tecnologie d'immagine, come le macchine fotografiche, proiettori per diapositive, lenti d'ingrandimento e specchi, per rivedere allegramente e per ri-immaginare come i nostri ricordi vengono immagazzinati e rivissuti.
Le invenzioni del XIX e del XX secolo come la fotografia, cinema, TV e Internet, hanno permesso alla società di acquisire, memorizzare e rievocare persone, oggetti, luoghi e avvenimenti come non mai. Persistence of Vision analizza il ruolo delle fotocamere digitali, cameraphone e social media provocando una nuova e mondiale condivisione pressoché immediata e praticamente illimitata di ricordi visivi. La mostra tocca l'ubiquità di alcune immagini e il modo in cui governi e media esercitano un controllo sulle immagini che formano i nostri ricordi individuali e collettivi.

Le parti salienti della mostra sono:
AVPD - New Commission
Basata sull'opera precedente, Stalker, di un duo di artisti danesi, e evolutasi attraverso conversazioni con Visual Perception Lab presso la Liverpool University, la commissione è un'installazione disorientante che utilizza specchi e corridoi per esplorare il ruolo della memoria nella nostra percezione visiva e nel senso di orientamento in un determinato spazio.
Julian von Bismarck - The Space Beyond Me (2010)
Per la prima volta presentata al festival transmediale di Berlino tenutosi quest'anno, l'installazione su larga scala di von Bismarck assume la forma di una fotocamera 16 millimetri trasformata in un proiettore. Il dispositivo si trova su un treppiede al centro di una stanza circolare, ruotando e proiettando immagini da vecchie pellicole su pareti dipinte con vernice fosforescente. Il passato è proiettato nel presente come immagine effimera che svanisce dalla vista come un ricordo fugace.
Mizuki Watanabe - In-Between Gaze (2010)
Un'immagine sfocata viene proiettata sul muro. Quando uno spettatore utilizza una lente di ingrandimento per mettere l'immagine a fuoco, appare nella parte focalizzata della proiezione un video che mostra in diretta lo spettatore che tiene in mano la lente di ingrandimento nello spazio espositivo. Gli spettatori quindi non solo si vedono, ma vedono anche loro stessi che si guardano come in un riflesso a catena del sé come veggente e visto. L'installazione mette in evidenza la nostra percezione del tempo e della presenza attraverso una fusione sorprendente di immagini registrate e dal vivo. Mizuki farà una nuova versione sito-specifica di In-Between Gaze appositamente per questa mostra.
Julien Maire - Exploding Camera (2007)
In questa famosa installazione, Maire ricorda un evento che ha avuto luogo due giorni prima dell'11 Settembre 2001: l'assassinio del comandante afghanistano e del comandante avversario talebano Massoud compiuto da due kamikaze che si atteggiavano da giornalisti con una telecamera carica di esplosivo. L'evento, praticamente dimenticato a causa della grandezza degli eventi accaduti pochi giorni dopo, ha avuto un profondo impatto su Maire. Per lui, "è come se la telecamera distrutta utilizzata nell'attacco contro Massoud avesse continuato a funzionare girando un film di guerra degli ultimi sei anni. Una videocamera smontata e collegata ad un monitor crea flash di immagini di guerra e di esplosioni, trasformando letteralmente la galleria in un campo di battaglia, e dando un nuovo significato al concetto di telecamera come "testimone oculare".
Melik Ohanian - Invisible Film (2005)
Il cinema radicale post anni sessanta viene riportato alla memoria visiva in questa installazione video dove si vede un proiettore cinematografico che si trova in un paesaggio deserto e che invia le proprie immagini a disperdesi nel vuoto. Il film è Punishment Park (1971) di Peter Watkin, docu-fiction raramente proiettata, una importantissima opera sulla repressione statunitense, ma un film volutamente censurato per oltre vent'anni da parte dei distributori negli Stati Uniti e Gran Bretagna a causa del suo contenuto polemico.
http://www.fact.co.uk
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