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DAM GALLERY - BERLINO

FINO AL 27 GENNAIO 2010

 

La galleria [DAM]Berlin porterà in mostra, per la prima volta in Europa, la nuova opera di Mark Napier, ovvero degli oggetti, delle stampe a grandezza naturale e più piccole, e anche una proiezione, tutte realizzati con le tecnologie informatiche.


"Venus 2.0" è costituito da un software elaborato dall’artista, che colleziona immagini che ritraggono parti del corpo di Pamela Anderson, icona erotica dei nostri giorni. Partendo da queste centinaia di immagini piatte e frammentarie, disponibili su Internet, viene ricreata una figura mobile e tridimensionale. Una scultura di Venere composta dalla “materia prima” del nostro tempo: i dati e le informazioni. In questo modo, Mark Napier compie una riflessione sulle percezioni delle immagini all’epoca di Internet, sulle reti di comunicazione e sull’influenza che il Web esercita sulla vita di oggi.


Mark Napier (b. 1961, USA) è uno degli artisti più noti nel campo della Net art
e ha realizzato opere anche per il Whitney Museum of American Art, la Guggenheim Foundation e il San Francisco Museum of Modern Art. Le sue prime creazioni sono considerate dei classici della Net art.


Ogni periodo storico ha prodotto la propria rappresentazione di “Venere”, il simbolo della bellezza femminile, utilizzando il linguaggio formale e i materiali coevi. Internet, un nuovo mezzo che permette comunicazioni illimitate, sta definendo quest’epoca e ha già sostanzialmente trasformato il sistema di vita contemporaneo. Pamela Anderson è “cresciuta” in parallelo al rapido sviluppo di Internet. Ha iniziato come attrice erotica amatoriale per poi diventare un’istituzione tra le odierne icone sexy, la sua carriera è progredita in concomitanza con la sorprendente espansione della Rete. Il suo atteggiamento che l’ha portata a modellare il corpo attraverso la chirurgia estetica è anch’esso indicativo del tempo presente. Secondo il Guinness Book of Records, è la donna più cliccata su Internet.


Mark Napier ha scelto Pamela Anderson come protagonista della sua nuova serie di opere
, proprio perché è famosa sul Web e incarna un ideale contemporaneo di bellezza. Queste creazioni esaminano le riproduzioni delle immagini del corpo nelle reti digitali e il loro effetto sull’idea attuale di estetica. Mark Napier considera Internet come un nuovo spazio e le sue opere spesso interrogano la sua natura e le sue regole. Nell’opera “Venus 2.0” ricrea un corpo partendo dal mezzo stesso. È l’influenza di Internet sull’estetica dell’immagine del corpo ad interessarlo: la chirurgia estetica gioca solo un ruolo secondario.



”In definitiva, i media modellano la nostra esistenza molto più che la chirurgia. Quest’opera non riguarda i dettagli della chirurgia plastica, ma il maggior impatto dei media sulla percezione e sulla rappresentazione dei nostri corpi”. (Mark Napier in un’intervista con Susanne Massmann, 2009)


Ad un livello formale, emerge una composizione di frammenti di figure, sovrapposte e a strati, con riferimento alla miriade d’immagini che esistono su Internet. Da esperto pittore, Mark Napier viene influenzato anche dalla storia della pittura nella composizione delle sue opere. La serie di “Venus 2.0” contiene dei rimandi a “Les Demoiselles d'Avignon” di Picasso e ai ritratti di Francis Bacon e rientra anche nella tradizione del linguaggio formale astratto dell’opera di Duchamp “Nude descending a staircase”.


Mark Napier (*1961, USA) vive a New York. Subito dopo aver completato la sua formazione come pittore, è stato ispirato dallo sviluppo dei software. Lavora nel campo della Net art dal 1995 ed è stato uno dei primi artisti ad occuparsi di Internet dal punto di vista tematico e formale. Le sue opere analizzano termini come “proprietà” e “autorità” in Internet ed esaminano le funzioni del browser e del Web design. Il Solomon R. Guggenheim Museum e il San Francisco Museum of Modern Art gli hanno commissionato delle opere di Net art, inoltre ha partecipato alla Whitney Biennale nel 2002. Istituzioni e festival hanno esposto le sue opere inclusi Centre Pompidou di Parigi, P.S.1 New York, Walker Art Center di Minneapolis, Ars Electronica di Linz, The Kitchen, Künstlerhaus Vienna, ZKM Karlsruhe, Transmediale, iMAL Brussels, Eyebeam, Princeton Art Museum e la Villette di Parigi. Ha ricevuto anche dei riconoscimenti dal Creative Capital, dalla Greenwall Foundation e dalla New York Foundation for the Arts.

 

 

 

http://www.dam-berlin.de

 





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