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TEATRO ARSENALE - MILANO

15 DICEMBRE 2009

 

Teatro Arsenale, Via Cesare Correnti 45, Milano


lecture/videoscreening/concerto a cura di Marco Mancuso/Digicult
ospiti: Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand


7.30pm – 8.30pm: lecture di Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand 
9.00pm – 10.00pm: videoscreening - Hidden Worlds 
10.00pm - 11.00pm: live performance - 10000 Peacock Feathers in Foaming Acid

 

Martedì 15 dicembre 2009 Digicult presenta DATA, terzo ed ultimo appuntamento del festival Sincronie 2009. L'evento, a cura di Marco Mancuso per Digicult, sarà ospitato dalle ore 19.30 alle 23.00, al Teatro Arsenale di Milano e vedrà l'incontro con il duo di artisti sovietici Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand che parleranno della loro produzione artistica a cavallo tra arte e scienza e si esibiranno nella performance live 10000 Peacock Feathers in Foaming Acid. La serata sarà inoltre arricchita dal video screening Hidden Worlds, in cui sono stati selezionati una serie di lavori audiovisivi che indagano il rapporto con la scienza e la matematica.


Sincronie è una rassegna di musica contemporanea e sperimentale nata nel 2003. Come le precedenti, anche questa edizione è sviluppata a partire da un tema, che per il 2009 è il rapporto tra musica e numero. A partire da quest’anno, Sincronie allarga la propria attività proponendo una rassegna di tre concerti con ospiti internazionali, preceduti da una serie di incontri introduttivi che vogliono essere un vero e proprio Laboratorio d’Ascolto. I Laboratori proseguiranno poi lungo tutto il 2010.


Marco Mancuso ha strutturato l'evento DATA come una riflessione critica sulla relazione esistente tra arte contemporanea e scienza nel rapporto con le tecnologie digitali, elettroniche ed analogiche, sulla base di processi matematici, numeri, astrazioni logiche e formule. L'evento è incentrato sull'opera degli artisti Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand, pionieri della creazione di ambienti sensoriali nei quali si fondono chimica, fisica e filosofia, in relazione all’analisi della percezione umana di tali fenomeni. Ad una presentazione della loro opera, che si svolgerà alle ore 19.30, seguirà alle 21.00 un videoscreening dal titolo Hidden Worlds dedicato ad alcuni esempi di artisti che lavorano, tramite differenti tecniche, sul rapporto tra suoni e immagini generati da fenomeni fisici, chimico-fisici, matematici, elettromagnetici e nanometrici. La serata si concluderà con la performance audiovisiva 10000 peacock feathers in foaming acid in cui Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand faranno interagire un proiettore laser e bolle di sapone per generare immagini immersive e organiche.



La Psicofisica della personalizzazione dei campi di forza
Lecture di Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand
Introduzione di Marco Mancuso / Digicult


L’art-science immersiva è una forma di espressione creativa che si propone di superare l’idea di arte come rappresentazione, in favore di un’esperienza multisensoriale. Invece di creare semplici oggetti di seduzione estetica, sollecita il pubblico a oltrepassare i limiti della percezione ordinaria. L’immersività risveglia una consapevolezza sinestetica sia dello spazio mentale che di quello fisico. Una miriade di fenomeni vibranti, di solito oltre la portata dell’osservatore, vengono resi interamente tangibili attraverso un accurato condizionamento psicofisico: “l’analisi dei processi percettivi attraverso lo studio dell’effetto su un’esperienza o su un comportamento del soggetto, oppure mediante la variazione sistematica delle proprietà di uno stimolo con una o più dimensioni fisiche”. La personalizzazione dei campi di forza concerne la strutturazione efficace di caratteristiche spazio-temporali tramite la connessione di campi energetici. Le condizioni della materia o dell’energia, che ne risultano, possono essere ulteriormente sfruttate in modo tale da suscitare specifiche reazioni sensoriali. Strumenti di rivelazione e analisi, un tempo impensabili, ampliano le potenzialità psicofisiche, offrendo risoluzioni sempre più elevate di interazioni multi-evento e multi-dimensionale. Tuttavia, i meccanismi effimeri della consapevolezza sono stati poco approfonditi e rimangono uno dei quesiti principali della scienza moderna. È ormai chiaro che, malgrado il suo enorme potenziale cumulativo, la scienza da sola non è in grado di soddisfare questo obiettivo impressionante. Siccome i processi neuronali, come gran parte dell’universo fisico, rimangono al di là della scala spazio-temporale umana, le origini della conoscenza devono essere ricercate attraverso un’espansione percettiva. La convergenza dell’arte immersiva e degli studi psicofisici ha generato questa intimità extrasensoriale e l’ha ispirata con possibilità evolutive senza limiti.

 

Hidden Worlds
Videoscreening a cura di Marco Mancuso / Digicult

 

La rassegna Hidden Worlds rende omaggio a uno dei territori più stimolanti e ancora oscuri della ricerca artistica audiovisiva contemporanea: quello del rapporto tra arte e scienza. Il videoscreening colleziona oltre 10 lavori che inducono una riflessione critica sulla relazione esistente tra audiovisivo contemporaneo e scienza nel rapporto con le tecnologie digitali, elettroniche ed analogiche, sulla base di processi matematici, numeri, astrazioni logiche e formule. Un progetto che, nell'alternarsi degli artisti proposti, evita espressamente di concentrarsi su un'estetica comune, su un possible linguaggio espressivo o sulle tecnologie utilizzate, quanto piuttosto propone una panoramica su specifici sistemi di percezione sensoriale, su meccanismi emozionali di "saturazione" indotti attraverso l'uso di tecniche ibride che espandono, oggi come mai in passato, la tradizione del cinema sperimentale analogico e dell'audiovisivo digitale. Per tutta la sua durata, lo screening trasporta dunque lo spettatore verso bellissimi "mondi nascosti", resi manifesti dalla curiosità di artisti e scienziati per le potenzialità espressive insite in specifici processi matematici, nonchè fenomeni fisici, ottici, chimici ed elettromagnetici. Dagli studi sulla "cimatica" (la scienza che studia le forme prodotte dalle onde, ossia dalle frequenze che possono essere vibratorie, sonore, elettromagnetiche) dello scienziato Hans Jenny (Cymatics SoundScapes) come base teorico-sperimentale della composizione audiovisiva di Alvin Lucier (The Queen of the South), alla rappresentazione dei fenomeni elettromagnetici in atto sulla superficie del sole da parte di Semiconductor (Black Rain), risulta straordinariamente breve il passaggio ai lavori audiovisivi del duo Domnitch/Gelfand che nel primo lavoro presente in rassegna (Camera Lucida) studiano il fenomeno chimico-fisico della "fotoluminescenza", mentre nel secondo contributo (10000 Peackcock Feathers in Foaming Acid) analizzano le potenzialità dei fenomeni ottici generati dalla luce laser. E ancora, se il lavoro sui "chemiogrammi" del videomaker Jurgen Reble (Materia Obscura) evidenzia le strutture che nascono dalla corrosione chimica di una pellicola, così come l'opera di Victoria Vesna (Blue Morph) glorifica con tecniche di indagine nanometriche l'evoluzione larvale della struttura geometrica della farfalla Blue Morpho, il prodotto di Lia & @C (int.16/45//son01/30X1), quelli di Carsten Nicolai (Spray) e Karl Kliem (Vienna Concert - Excerpts), si basano sulla rappresentazione software di fenomeni di interferenza, di battimento, di accumulazione e di Moirè (illusione ottica generata da sequenze geometriche di fenomeni di interferenza). E se infine i lavori pioneristici (non presenti in rassegna) di Mary Ellen Bute (Abstronic) e John Whitney (Permutations) rappresentano una delle prime testimonianze del rapporto diretto tra cinema sperimentale e matematica, il video di Thorsten Fleisch (Gestalt), che costituisce una ricognizione nel mondo quaternioni (i frattali quadridimensionali) visualizzati in uno spazio tridimensionale, e il capolavoro di John Campbell (LI: The Patterns of Nature), che evidenzia le strutture geometriche presenti spontaneamente in Natura, costituiscono l'esempio perfetto di come Hidden Worlds voglia essere testimonianza di una profonda convizione critica: l'arte audiovisiva contemporanea ha oggi, come mai in passato, gli stumenti tecnologici e il dovere etico di confrontarsi con il mondo empirico che ci circonda e le tecnologie "naturali" che lo abitano. Tecnologie da raccogliere, osservare e imparare a controllare, come l'uomo ha già dimostrato di sapere fare con la luce, il suono, l'immagine e lo spazio.

 

Programma video:

- Hans Jenny – Cymatics SoundScapes: Video 4 (1967 – Sui)
- Alvin Lucier – The Queen of the South (1972 - Usa)
- Semiconductor – Black Rain (2009 - Gb)
- Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand – Camera Lucida: Sonochemical Observatory (2006 – Rus, Bel) (sound di Richard Chartier & Taylor Dupree)
- Evelina Domnitch & Dmitri Gelfand – 10000 Peackock Feathers in Foaming Acid (2009 - Rus, Bel) (sound di Francisco Lopez)
- Jurgen Reble – Materia Obscura: Part 5 (2009 - Ger)
- Victoria Vesna – Blue Morph (2006 - Usa)
- Lia - int.16/45//son01/30×1 (2005 - Au) (sound di @c)
- Carsten Nicolai – Spray (2006 - Ger)
- Karl Kliem – Vienna Concert: Excerpts (2008 - Ger) (sound di Jan Jelinek)
- Thorsten Fleisch – Gestalt (2003 - Ger)
- John Campbell – Li:The Patterns of Nature (2007 - Usa)

Fuori rassegna: John Whitney (Permutations), Mary Ellen Bute (Abstronic), Joost Rekveld (#37), Roiji Ikeda (Formula), Sachiko Kodama (Breathing Chaos)



10000 Peacock Feathers in Foaming Acid
Live performance di Evelina Domnitch Dmitry Gelfand


Un vuoto o semivuoto racchiuso da una membrana elastica sensibile alla gravità e alla temperatura: lo scenario di un universo primitivo, una bolla di sapone, e poi quello di una membrana biologica. Studiando il comportamento di pellicole di sapone, dal Rinascimento ad oggi sono state fatte molte scoperte in campo ottico, matematico, termodinamico ed elettrochimico. Una delle prime versioni del computer analogico era il calcolatore della pellicola del sapone (XIX secolo), che risolveva problemi geometrici legati a un’area di superficie minima. Le deboli cariche delle pellicole di sapone sono tutt’oggi utilizzate per modelli di buchi neri e della superstringa. In 10000 Peacock Feathers in Foaming Acid, Domnitch e Gelfand utilizzano la luce laser per esaminare le superfici degli ammassi di bolle di sapone che si raccolgono in un nucleo e poi si disperdono. Al contrario della luce ordinaria, il raggio focalizzato del laser è in grado di penetrare attraverso le micro e nanostrutture all’interno della membrana della bolla. Quando è diretta ad angoli specifici, questa luce penetrante genera una proiezione su larga scala delle interazioni molecolari, così come di fenomeni inimmaginabili di ottica non lineare. Il comportamento delle bolle osservato così da vicino rievoca la dinamica delle cellule viventi (le cui membrane lipidiche sono i diretti discendenti chimici delle pellicole di sapone). Al Lebedev Physics Institute di Mosca i ricercatori Y. Stoilov e A. Startsev hanno recentemente scoperto che un raggio laser che attraversa una pellicola di sapone può inaspettatamente diramarsi in canali dello spessore di un micron (polaritone /solitoni spaziali) che non divergono dalle loro traiettorie né interferiscono l’uno con l’altro in corrispondenza di un’intersezione. Queste tracce ottiche, che servono da antenne della guida d’onda che confina la luce, vengono plasmate e allungate dall’emissione laser. Probabilmente il laser massimizza dielettroforeticamente l’indice di rifrazione della membrana fino a far convergere la luce all’interno. Il sistema si comporta come “un potente computer ottico con un processore parallelo gigantesco, costituito da miliardi di cellule che guidano il laser” (Stoilov; Phys.-Usp 47, 2004). Contrariamente alle precedenti ricerche sulla pellicola di sapone condotte da scienziati, matematici e artisti ( tra cui Newton, Chardin, Plateau e Rayleigh, solo per nominarne alcuni), in questo caso viene inventato uno spazio-tempo distorto e “impossibile” : le traiettorie multiangolari del laser attraverso le numerose superfici delle bolle proiettano un denso strato di diverse scale, velocità e punti di fuga. Il titolo dell’opera deriva dall’espressione cinese, “le diecimila cose”, che indica la varietà dei fenomeni cosmici. Sebbene potrebbero diventare sottili come una singola molecola, tutte “le diecimila cose” sono rifrante attraverso la membrana sensibile di una bolla di sapone





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