
THE URBAN CENTER AND EYEBEAM - NEW YORK
19-21 OTTOBRE 2006

Un simposio di 3 giorni che riunisce ricercatori e praticanti di arte, architettura, tecnologia e sociologia, per esplorare il ruolo emergente delle tecnologie nel design e nell'abitazione delle metapolis contemporanee
Organizzato da: Omar Khan, Trebor Scholz, and Mark Shepard
Partecipanti: Jonah Brucker-Cohen, Richard Coyne, Michael Fox, Anne
Galloway, Charlie Gere, Usman Haque, Natalie Jeremijenko, Sheila
Kennedy, Eric Paulos, Karmen Franinovic, Mette Ramsgard Thomsen,
Kazys Varnelis
Sin dai tardi anni Ottanta, scienziati e ingegneri hanno cercato delle vie per incorporare le intelligenze computazionali nell'architettura che ci circonda. Osservando il modello del personal computing, che colloca il computer lontano dalla nostra attenzione, l'ubiquitos computing prende in considerazione la dimensione sociale dell'ambiente umano consentendo ai computer di scomparire nel suo bakground. Non più quindi solo virtuale, l'interazione del'uomo con i computer diventa socialmente integrata e spazialmente contingente così come gli oggetti di tutti i giorni e gli spazi sono collegati mediante reti computazionali.
Oggi, i ricercatori si concentrano su come i parametri situazionali forniscano al design una serie di informazioni sul mobile, i wearable, i più moderni device neworked e distributed. Incorporando la conoscenza di un contesto culturale, dei significati sociali e della temporalità di un'esperienza spaziale, le tecnologie situate privilegiano quindi la dimensione locale, specifica al contesto e contingente allo spazio.
A dispetto delle ovvie implicazioni di questi aspetti per quanto riguarda la costruzione di ambienti, gli architetti sono stati largamente assenti da questa discussione, mentre i tecnologi si sono limitati a sviluppare tecnologie che prendessero le topografie architettoniche esistenti come un semplice contesto da implementare.
Allo stesso tempo, al contrario di ciò che i più recenti utilizzatori hanno fatto concentrandosi sugli aspetti commerciali, militari e legislativi delle tecnologie, possiamo aspettarci di vederne emergere nuove forme di consumo e controllo.
Quali opportunità quindi, e quali dilemmi può porre all'architettura e all'urbanismo un mondo fatto di "cose" legate tra loro in networks digitali? Cosa distingue l'emergente socialità urbana fatta di tecnologie mobili dai network senza fili? Quali strategie di design ottimali e quali tattiche possono essere proposte per un epoca di ambiente responsabile, materiali semplici, interazioni corporee e netoworks partecipativi? Come queste relazioni tra persone e cose potrebbero alterare il modo in cui occupiamo, navighiamo e abitiamo le nostre città? Quale è lo stato dell'oggetto materiale in un mondo che privilegia le relazioni e i network tra le cose? Come possono cambiare le relazioni tra spazio e tempo all'interno di questa nuove ecologia di media?
Attraverso quindi una combinazione di presentazioni, discussioni e progettazioni di scenari performativi organizzati attorno alla nozione di "rapporto" con la città, questo simposio intende esplorare come l'architettura contribuisce allo sviluppo delle tecnologie situate e come una relazione critica con queste tecnologie possa estendere i confiini dell'architettura stessa
www.situatedtechnologies.net
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